Presentata la mappa più dettagliata del mondo dei depositi di carbonio nel suolo

Fao: preservare e aumentare i depositi di carbonio vitale per agricoltura e mitigazione climatica

[6 dicembre 2017]

In occasione della Giornata mondiale del Suolo che si è celebrata ieri, la Fao ha presentato la Global Soil Organic Carbon Map, la mappa globale  più dettagliata mai realizzata sui depositi di carbonio nel suolo che  «illustra la quantità di riserve di carbonio organico nei primi 30 cm di suolo, rivela aree naturali ad alto contenuto di carbonio che vanno preservate, oltre a regioni dove esistono ancora margini per un ulteriore sequestro».  Informazioni che secondo la Fao «possono rappresentare un potente strumento per la definizione di pratiche che mirano a preservare e incrementare gli stock di carbonio nel suolo, contribuendo a combattere i cambiamenti climatici».

Infatti, come spiega l’Agenzia Onu, «La materia organica, con il carbonio come suo componente principale, è fondamentale per la salute e la fertilità del suolo, per la infiltrazione e la ritenzione idrica, e per la produzione alimentare. Poiché funge da importante deposito di carbonio, preservare e ripristinare il suolo è fondamentale sia per un’agricoltura sostenibile che per la mitigazione dei cambiamenti climatici. I suoli del pianeta agiscono come un enorme serbatoio di carbonio, riducendo la presenza di gas serra nell’atmosfera. Rafforzare questo loro ruolo potrebbe compensare significativamente il rapido aumento di anidride carbonica nell’atmosfera. In una decisione storica sul ruolo dell’agricoltura, la Conferenza di Bonn sul clima (Cop23 Unfccc) ha riconosciuto l’importanza del carbonio nel suolo, oltre alla salute e alla fertilità dei suoli stessi».

Presentando la Global Soil Organic Carbon Map, la vice direttrice generale della Faio, Maria Helena Semedo, ha evidenziato che »Il suolo è il fondamento dell’agricoltura, è dove il cibo ha inizio. E’ necessario gestire i suoli in modo sostenibile se vogliamo mantenere le importanti funzioni e i servizi eco-sistemici che essi svolgono a sostegno della produzione di cibo e per rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici». La Fao fornisce alcuni dati e cifre che dimostrano l’importanza di suoli sani: «Attraverso una gestione sostenibile del suolo potremmo produrre in media il 58 per cento in più di cibo. Preservare il suolo è essenziale per raggiungere Fame Zero. Il 95 per cento del cibo viene prodotto sui soli. Circa l’80% delle calorie media consumate nel mondo provengono da raccolti coltivati nel suolo. Possono servire 1000 anni per formare un cm di suolo. Il suolo può sequestrare circa 20.000 mega-tonnellate di carbonio in 25 anni, oltre il 10% delle emissioni di gas serra. I suoli filtrano sedimenti, pesticidi, nutrienti per le piante, sali, batteri, virus, metalli pesanti, elementi chimici organici dalle risorse di acqua dolce. Ci sono più organismi viventi in un cucchiaino di terra che persone al mondo.  La maggior parte degli antibiotici conosciuti proviene da batteri originati dalla terra, inclusa la penicillina»

La prima mappa del carbonio organico del suolo è stata sviluppata attraverso un processo inclusivo e partecipato da parte dei vari paesi, con l’ appoggio del Intergovernmental Technical Panel on Soils della Fao che  spiega ancora: «Oltre 100Ppaesi membri hanno condiviso le proprie mappe di carbonio nazionali che la FAO ha riunito in una mappa globale, un contributo concreto all’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 15:  la Vita sulla Terra. Il passo seguente spetterà ai Paesi che dovranno portare avanti il monitoraggio dei livelli di carbonio organico nei propri suoli attraverso i sistemi nazionali di informazione per prendere decisioni basate su dati scientifici e monitorarne l’impatto».

Dalla mappa viene fuori che, a livello globale, «Nei suoi primi 30 centimetri, il suolo contiene circa 680 miliardi di tonnellate di carbonio – circa il doppio di quanto è presente nell’atmosfera. Una quantità notevole se comparata a quanto conservato nell’intera vegetazione terrestre (560 miliardi di tonnellate)».  Il rapporro che accompagna la mappa rivela che «Oltre il 60%  dei 680 miliardi di tonnellate di carbonio si trovano in soli 10 Paesi: Russia, Canada, Usa, Cina, Brasile, Indonesia, Australia, Argentina, Kazakhstan, Repubblica democratica del Congo. E’ quindi importante tutelare questi serbatoi naturali di carbonio ed evitare ulteriori emissioni».  Ma è proprio quello che non stiamo facendo, visto che «Il degrado di un terzo dei suoli mondiali ha già riversato una quantità enorme di carbonio nell’atmosfera. Il ripristino di queste terre potrebbe portare all’assorbimento fino a 63 miliardi di tonnellate di carbonio, riducendo in modo significativo gli effetti dei cambiamenti climatici».

Inoltre, la Fao ricorda che «I suoli con alto contenuto di carbonio hanno maggiori possibilità di essere più produttivi, sono più efficienti nella purificazione dell’acqua e forniscono quantità ottimali di umidità per le colture. L’acqua conservata nei suoli serve il 90 per cento della produzione agricola mondiale e rappresenta il 65 per cento delle riserve di acqua dolce. Aumentare il carbonio organico nei suolo attraverso una gestione migliore può contribuire a mantenere la produttività in condizioni di maggiore aridità. È quindi importante sostenere il sequestro di carbonio dove le condizioni lo consentono ad esempio attraverso pratiche innovative come l’utilizzo di piante a radici profonde».

La Samedo aggiunge: «Mantenere – ma soprattutto aumentare – le riserve di carbonio nel suolo dovrebbe diventare un obbligo. Questo ci permetterebbe di sfruttare appieno le potenzialità del solo a sostegno della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici».

La presentazione della mappa è stata anche l’occasione per assegnare il Glinka World Soil Prize 2017 – che ricorda lo scienziato russo Konstantin D. Glinka  e che è stato istituito nel 2016 dalla Global Soil Parnership con il sostegno della Russia – all’Asociación Argentina de Productores en Siembra Directa (Aapresid) «per il loro impegno nella promozione di pratiche sostenibili di utilizzo del suolo e nella lotta contro l’erosione della terra, fornendo quindi un valido contributo alla sicurezza alimentare dell’America meridionale e del mondo».