Il presidente cinese al World economic forum: non prendetevela con la globalizzazione per i problemi del mondo

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[17 gennaio 2017]

Il presidente cinese era l’ospite più atteso al World economic forum (Wef) iniziato oggi a in Davos-Klosters, in Svizzera e che affronta il tema Responsive and Responsible Leadership. E Xi Jinping non ha deluso le attese, impegnandosi in una difesa a tutto campo della globalizzazione che rappresenta anche il controcanto della politica che sta per arrivare alla Casa Bianca con Donald Trump.

«La Cina . ha detto Xi – si è impegnata ad adempiere alle proprie responsabilità internazionali  contribuendo ad affrontare pressanti sfide globali, tra cui i cambiamenti climatici, la necessità di nuovi driver di crescita economica e di creare posti di lavoro a fronte delle tecnologie emergenti della quarta rivoluzione industriale».

Il capo del Partito comunista cinese, noto per la sua politica nazionalistica ed autoritaria, si è lanciato in un elogio della globalizzazione capitalista: «Molti dei problemi che affliggono il mondo, non sono causati dalla globalizzazione economica». Dopo fatto l’esempio della crisi globale dei rifugiati, Xi ha affermato che «Attribuire alla globalizzazione economica la responsabilità dei problemi del mondo non corrisponde alla realtà ed è inutile per la risoluzione dei problemi».

Dopo il  presidente cinese si è in parte contraddetto: «Bisogna adattarsi alla globalizzazione economica ed orientarla bene, ma anche attenuare il suo impatto negativo e permettere a tutte le nazioni di beneficiare dei suoi vantaggi». Un equilibrismo che ha raggiunto il culmine quando ha sottolineato che «Dobbiamo riconoscere che la globalizzazione economica è una spada a doppio taglio. . Le insidie della globalizzazione economica sono state messe a nudo e dobbiamo prenderle sul  serio».  Insomma, qualche problema la globalizzazione ce l’ha, ma Xi ha aggiunto: «Niente è perfetto in tutto il mondo. E’ vero che la globalizzazione economica ha creato nuovi problemi. Ma questa non è una giustificazione per ripianare del tutto la globalizzazione economica».

Il maoismo e perfino Deng Xiaoping sembrano vestigia del passato. Xi  ha ricordato che la Cina aveva in un primo ritenuto non fosse saggio aderire all’Organizzazione mondiale del commercio (che per la verità subito non era affatto propensa ad accoglierla)  ma secondo lui poi ha fatto la scelta strategica giusta: «Se uno ha sempre paura che la tempesta si rafforzi, prima o poi, annegherà in mare».

Xi ha chiesto che si facciano maggiori  sforzi «Per riequilibrare la globalizzazione economica, in modo che tutte le persone condividano i suoi benefici. Ciò richiederà una più efficace cooperazione internazionale e nuovi modelli di governance globale, un’azione e un impegno coraggiosi per evitare il protezionismo. Non dobbiamo sviluppare l’abitudine di ritirarsi al porto ogni volta che incontriamo una tempesta». Un chiaro riferimento al protezionismo che è stato la bandiera elettorale di Donald Trump sventolata anche dalla destra europea che lo scimmiotta.

Sperando che lo ascolti il nuovo inquilino della Casa Bianca, Xi  ha avvertito che «Nessuno emergerà come vincitore da una guerra commerciale».

Il presidente cinese ha anche sottolineato che la Cina continuerà le sue riforme economiche e ad aprirsi economicamente al mondo e che  manterrà il suo alto livello di crescita economica, pur perseguendo lo sviluppo sostenibile. «Sappiamo fin troppo bene che non nel mondo esiste qualcosa come un pranzo gratis e che nessuna torta cadrà dal cielo».

Xi ha chiesto a tutti i Paesi s di seguire il trend generale ma lavorando secondo le loro specificità nazionali e ad impegnarsi a un buon ritmo sulla strada dell’integrazione economica nella globalizzazione. Ma ha anche evocato «La necessità di trovare un equilibrio tra efficacia ed equità, per assicurare che i diversi Paesi, le diverse classi sociali e i diversi gruppi di persone, condividano tutti i vantaggi della globalizzazione economica».

Rispondendo a Xi, Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World economic forum, ha detto che «E’ fondamentale che la globalizzazione porti ad un mondo giusto, innovativo, aperto e inclusivo. Non possiamo tornare alle vecchie politiche. Non possiamo prendere le ricette che potevano funzionare nel vecchio mondo, ma non funzionano più nel nuovo mondo».

Prima che intervenisse Xi, nel discorso di benvenuto, Doris Leuthard, presidente della Confederazione elvetica e consigliere federale per l’ambiente, i trasporti, l’energia e le comunicazioni della Svizzera, aveva evidenziato che «Il nazionalismo e il protezionismo, così come l’aumento dell’estremismo e dei conflitti, stanno guadagnando terreno e sfidano  la coesione della comunità internazionale. Ognuno di questi problemi ci porta a percepire il mondo come più fragile e l’insicurezza si sta diffondendo».

Viste le turbolenze provocate dalla quarta rivoluzione industriale, la Leuthard ha detto che «La digitalizzazione deve essere democratizzata, così come è stata democratizzata la conoscenza quando è stato inventata la stampa. E’ importante investire nell’istruzione. Abbiamo bisogno di una leadership sensibile e responsabile, in grado di trarre le giuste conclusioni e prendere le decisioni giuste. Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo liberarci dell’idea che ci sia una soluzione globale a questi problemi. Non c’è mai sta e mai ci sarà una soluzione one-size-fits-all».