In Puglia l’innalzamento del mare e l’impatto antropico si stanno mangiando le spiagge

Si registrano arretramenti medi compresi fra i 0.50 metri e i 10 metri/anno

[27 settembre 2017]

L’Italia è stata colpita numerose volte da ondazioni eccezionali, mareggiate e tsunami; questi ultimi hanno lasciato memoria e danni gravissimi  numerose volte, ad esempio nel 1908, a seguito del terremoto di Messina. START – Sistemi di rapid mapping e controllo del territorio costiero e marino ha dato vita ad una cartografia digitale che presenteremo alla stampa il 29 settembre a Taranto; nel frattempo, i geomorfologi italiani anticipano alcuni dati critici per le coste della Puglia.

«In Puglia lo studio di siti archeologici costieri distribuiti lungo l’adriatico e lo Jonio (Polignano, Egnatia, Santa Sabina, Torre Guaceto, Punta Penne  a Brindisi, Torre Saturo, Torre Ovo in confronto con altri 13 siti nel Mediterraneo) ha evidenziato che qui il livello del mare si è sollevato di circa 15 cm negli ultimi 1000 anni – spiega Giuseppe Mastronuzzi, geomorfologo dell’Università di Bari – e di circa 90 cm negli ultimi 2000 anni! Superiamo il valore medio di aumento del livello del mare che in questo posto dell’Italia sta registrando circa i 5 mm all’anno».

L’innalzamento del livello del mare e l’impatto antropico sulle aree di alimentazione delle spiagge con la costruzione di opere di regimazione fluviale (dighe, bretelle, derivazioni) e di consolidamenti dei versanti o di opere a difesa di strutture costiere hanno ridotto l’alimentazione delle spiagge che oggi in Puglia registrano arretramenti medi compresi fra i 0.50 m (spiagge adriatiche) a 10 m/anno (in alcuni casi estremi delle spiagge joniche ad ovest di Taranto).

«Gli studi da noi condotti potranno migliorare la prevenzione anche sul fronte dei crolli  di Falesie lungo le coste italiane – chiosa Mastronuzzi – Ad esempio, sempre in Puglia fra Otranto e Roca nel Salento o lungo le Falesie del Gargano, questi crolli sono più probabili. Inoltre non dobbiamo dimenticare che a Ponza non molto tempo fa una turista è stata travolta da un crollo lungo una falesia in roccia vulcanica mentre era sulla spiaggia di Chiaia di Luna. Noi, oggi, grazie a questi studi  di monitoraggio della fascia costiera, durati diversi anni, possiamo sapere ancora meglio quali sono le zone a maggiore rischio e consegnare a tutta la comunità dei metodi di riconoscimento del rischio stesso, delle legende dal linguaggio universale. In questo modo possiamo segnalare anche ad esempio le zone dove il rischio geologico è aumentato a causa della presenza antropica ma anche dove c’è una maggiore presenza dei fenomeni di erosione. Consegniamo alla comunità italiana e a chi è preposto alla pianificazione delle opere uno strumento scientifico che contribuirà al miglioramento della qualità della vita di tutti, alla sicurezza delle persone e dell’ambiente naturale».