I quahog, gli animali più longevi del mondo svelano i segreti del clima dell’Oceano Atlantico

Negli ultimi 1000 anni, i cambiamenti di origine antropica mascherano le variazioni climatiche naturali

[9 dicembre 2016]

Uno studio sul quahog (Mercenaria mercenaria), un mollusco bivalve, realizzata da un team guidato da ricercatori dell’università gallese di Cardiff ed al quale hanno parteciparto scenziati delle università d britanniche di  Bangor, University of Exeter, dell’Iowa State University, dell’università danese di Aarhus  e dell’università dell’Islanda, ha rivelato come gli oceani abbiano influenzato il clima negli ultimi 1000 anni.

Infatti il quahog è l’animale più longevo della Terra e ha fornito ai ricercatori una visione senza precedenti nella storia degli oceani che è diventata uno studio, “Annually resolved North Atlantic marine climate over the last millennium”, pubblicato su Nature Communications .

Il team internazionale a studiato la  chimica degli anelli di crescita del  guscio di questi vetuste “vongole”  e ha così messo insieme la storia del Nord Atlantico negli ultimi 1000 anni e ha scoperto il ruolo dell’oceano nel drastico cambiamento del clima atmosferico.

Gli scienziati hanno dimostrato che «prima del periodo industriale (pre 1800 dC), i cambiamenti nel Nord Atlantico, determinati dalle variazioni delle attività  vulcaniche dalle eruzioni solari, condizionavano  il nostro clima e hanno portato  cambiamenti nell’atmosfera, che successivamente hanno influenzato il tempo. Tuttavia, questo ha cambiato durante il periodo industriale (1800-2000) e le modifiche nel Nord Atlantico sono ora in sincrono, o in ritardo, con cambiamenti nell’atmosfera». Secondo i ricercatori, «Potrebbe essere dovuto alle influenze dei gas serra».

I risultati dello studio  sono estremamente importanti per poter capire come i cambiamenti nel Nord Atlantico possono influire in futuro sul clima sul tempo meteorologico in tutto l’emisfero settentrionale.

Il quahog, noto anche come hard clam o chowder clam, è un mollusco commestibile che vive nei mari della piattaforma continentale del Nord America e in Europa e può vivere fino a oltre 500 anni. La chimica dei suoi anelli di crescita del guscio, che avviene come negli anelli di crescita annuale negli alberi, può essere utilizzata come un proxy per la composizione chimica degli oceani, il che consente ai ricercatori di ricostruire  con precisione come sono cambiati gli oceani negli ultimi 1000 anni.

I ricercatori gallesi spiegano che «Confrontando questo dato con i dati della variabilità solare, delle eruzioni vulcaniche e della temperature dell’aria atmosferica, siamo stati in grado di costruire un quadro più ampio e studiare come ognuna di queste cose sono state collegate le une alle altre nel corso del tempo».

L’autore principale dello studio, David Reynolds, dalla School of earth and ocean sciences dell’università di Cardif,  evidenzia che «I nostri risultati dimostrano che la variabilità solare e le eruzioni vulcaniche hanno svolto un ruolo significativo nel determinare la variabilità negli oceani negli ultimi 1000 anni. I risultati hanno anche dimostrato che la variabilità marina ha svolto un ruolo attivo nel portare a cambiamenti nelle temperature dell’aria dell’emisfero settentrionale in epoca pre-industriale. Questa tendenza non si  è vista durante il periodo industriale,  quando le variazioni della temperatura nell’emisfero settentrionale sono guidati da forzanti antropici,  che precedono la variabilità nell’ambiente marino».

Fino ad ora, le osservazioni strumentali degli oceani risalivano più o meno solo agli  ultimi 100 anni, mentre le ricostruzioni utilizzavano campioni di sedimenti marini, scontando significative incertezze temporali. Questo ha limitato la capacità dei ricercatori di andare più indietro nel tempo per esaminare il ruolo svolto dall’oceano nel sistema più ampio climatico.

Un co-autore dello studio, Ian Hall, anche lui della dalla School of earth and ocean sciences, conclude: «I nostri risultati evidenziano la sfida rappresentata dal basare la nostra comprensione del sistema climatico su dati di osservazioni generalmente di breve durata. Mentre probabilmente catturano un elemento di variabilità naturale, le forti tendenze antropiche osservate negli ultimi decenni probabilmente mascherano i veri ritmi naturali del sistema climatico. Questi dati forniscono quindi un archivio prezioso dello stato naturale del sistema oceanico e l’espressione del cambiamento d origine antropica nel corso degli ultimi 1000 anni. Se vogliamo continuare a sviluppare previsioni a breve termine più robuste dei futuri cambiamenti climatici, dobbiamo continuare a sviluppare le ricostruzioni robuste della variabilità dell’oceano del passato».