Qual è l’impatto climatico dell’eruzione del Kilauea?

Miti e Fake News sul vulcano in eruzione alle Hawaii fatti circolare dai negazionisti climatici

[28 maggio 2018]

Da quanto il 3 maggio il vulcano Kilauea ha cominciato a eruttare nelle Hawaii sono cominciate a circolare notizie allarmanti su possibili ripercussioni mortali nello stato Usa, su prossime catastrofi nell’intero Pacifico e su un  impatto climatico globale. Allarmismi che hanno circolato abbondantemente non solo sui social network ma anche sui grandi media tradizionali.  Addirittura l’Associated Press è stata costretta a correggere un suo articolo del 13 maggio nel quale si scriveva erroneamente che Kilauea faa parte dell’ Anello del Fuoco del Pacifico.  Earther e National Geographic da giorni pubblicano articoli per confutare la maggior parte delle notizie false che circolano sull’eruzione del Kilauea.

Fake News e pericoli gonfiati che sono stati ridimensionati su The New Republic da Emily Atkin che tranquillizza: «Le spettacolari esplosioni di Kilauea non provocheranno terremoti sulla costa occidentale dell’America. Non causeranno nemmeno uno tsunam . Non provocheranno un’eruzione più grande e catastrofica come quella di Monte Pinatubo, nelle Filippine, nel 1991».

Ma c’è un mito che sembra essere più coriaceo di altri: quello dell’impatto climatico dell’eruzione e Maarten de Moor, un vulcanologo  del Deep Carbon Observatory e dell’Observatorio Vulcanológico y Sismológico de Costa Rica cerca di smontarlo: «Anche se Kilauea sta emettendo un sacco di anidride carbonica , non peggiorerà il riscaldamento globale in alcun modo significativo. Tutto questo no è basato su alcun fatto».

Un altro vulcanologo, Simon Carn, che insegna in qualità di professore associato alla Michigan Tech dice che le notizie scientifiche false che stanno circolando sono tutte balle, «Perché in tutti i casi abbiamo dati scientifici e osservazioni che le confutano. Tuttavia, il mito del cambiamento climatico è molto persistente in quanto emerge dopo ogni eruzione significativa».

Da quando Kilauea ha iniziato la sua attività esplosiva all’imnizio del mese Carn denuncia su le Fake News su Twitter ed è stato tra i primi a richiamare l’attenzione su un video trasmesso da NBC News, “What the Mount Kilauea eruptions mean for climate change”, nel quale viene ascoltato un olo scienziato: Peter Ward, un vulcanologo che sostiene da molto tempo che il riscaldamento globale è causato dall’esaurimento dell’ozzono e non dai gas serra come dice la stragrande maggioranza degli altri scienziati.

Nel video Ward dice che i vulcani basaltici con basso contenuto di silice come il Kilauea «possono contribuire a cambiamenti significativi del clima» a causa delle grandi emissioni di cloro e bromo e descrive questi elementi come i clorofluorocarburi, che riducono l’ozono e quindi, secondo lui, provocano il riscaldamento globale.

Ma Carn ribatte che  «I vulcani basaltici in realtà non emettono molto cloro o bromo. E tutto ciò che emettono è una forma naturale di quegli elementi – e quindi non sarebbero i clorofluorocarburi, che sono combinazioni artificiali di quegli elementi. Anche l’ozono è un gas serra, quindi il suo esaurimento causerebbe il raffreddamento globale, non il riscaldamento».

Su Twitter Carn ha scritto che «La NBC dovrebbe vergognarsi di pubblicare il servizio senza consultare altri scienziati. E’ una stronzata di prim’ordine».

Ma la Atkin  è convinta che «Se si tiene in considerazione la lunga storia dei negazionisti del cambiamento climatico che incolpavano i vulcani del fenomeno, un servizio come quello della NBC era quasi inevitabile. Di solito, questi argomenti si basano sul fatto che i vulcani quando eruttano emettono molta anidride carbonica. In questo senso, l’argomentazione di Ward secondo cui i vulcani producono ozono – e l’ozono causa il cambiamento climatico – è stata almeno in qualche modo originale».

Ma entrambi gli argomenti degli eco scettici non sono sostenuti da prove  e gli esseri umani producono 100 volte più biossido di carbonio dei vulcani, anche quando c’è una grande eruzione.  Il climatologo Michael Mann, direttore del Earth System Science Center di Pennsilvanya State  Universiy, conferma: «La produzione vulcanica di gas serra è all’incirca corrispondente a quella dell’oceano e del carbonio terrestre. Quindi, a meno che non vi sia un drammatico aumento dell’attività vulcanica, non contribuisce affatto;  il livello di fondo del degassamento vulcanico è già quasi bilanciato dall’assorbimento di carbonio naturale. Lo squilibrio è così piccolo che deve accumularsi in milioni di anni per arrivare a qualcosa di significativo».

Moor  fa notare che, rispetto alle eruzioni del passato, quella del  Kilauea non è nemmeno così grande in termini di produzione di anidride carbonica e, sebbene non sia ancora in possesso di misurazioni esatte, stima che Kilauea stia emettendo circa 15.000 tonnellate di anidride carbonica al giorno, che, secondo l’Environmental protection agency Usa.  equivalgono approssimativamente a quanto viene emesso da una grande centrale a carbone in un giorno e mezzo.

Dato che la sua lava brucia mateia organica, il Kilauea sta emettendo anche un altro potente gas serra:  il metano, ma  Moor  tranquillizza: «E’ un effetto davvero locale. Non avrà alcun grande impatto su qualcosa di globale».

Anche l’US Geological Survey cerca di rintuzzare le notizie allarmistiche e fa notare che «In realtà, le eruzioni massicce hanno più probabilità di raffreddare la Terra che di riscaldarla.  Gli impatti climatici più significativi delle immissioni vulcaniche nella stratosfera derivano dalla conversione del biossido di zolfo in acido solforico, il che causa i un maggiore riflesso della radiazione dal Sole nello spazio, raffreddando l’atmosfera inferiore della Terra o troposfera. Per esempio, l’ eruzione del Pinatubo nel 1991, è stata uno standout per il suo impatto climatico e ha raffreddato la superficie terrestre per tre anni dopo l’eruzione, fino a 1,3 gradi Fahrenheit».

Ma, anche se è molto mediatica e spettacolare, l’eruzione Kilauea non si avvicina nemmeno lontanamente a quella del Pinatumbo e, per il bene degli hawaiani, speriamo che rimanga così.