Quanto è verde Hillary Clinton? Troppi silenzi su Keystone XL e fracking

Luci e ombre nelle politiche climatiche della nuova candidata alla Casa Bianca

[13 aprile 2015]

L’ex segretaria di Stato ed ex First Lady, la senatrice Hillary Clinton, ha annunciato la sua più che attesa candidatura alla  presidenza Usa nel 2016 e non sembra avere tra i democratici rivali in grado di contrastarla. L’avio della corsa della Clinton è stato commentato positivamente da Sierra Club, la più grande e diffusa associazione ambientalista americana, il cui direttore esecutivo, Michael Brune, ha detto: «Sierra Club è lieta di dare il benvenuto ad  Hillary Clinton nel campo presidenziale del 2016.  Con all’orizzonte l’attuazione del Clean Power Plan ed i critici negoziati sul clima a Parigi, l’azione per il clima sarà un tema importante nelle elezioni del 2016. In questa elezioni, la Segretario Clinton ha la possibilità di costruire una sua forte base ambientale, per portare  una vera leadership nella lotta climatica e per dispiegare il suo piano per far crescere la clean energy economy americana».

La Clinton rischia di non avere avversari veri alle primarie democratiche, ma un recente sondaggio di Bloomberg ha rilevato che il 72% degli elettori democratici e indipendenti pensa che sarebbe bene che la ​Clinton ha affrontato una sfida “seria” per arrivare alla nomina. E che Hillary dovrebbe chiarire le sue posizioni su questioni economiche, come il salario minimo, il commercio e la parità di retribuzione, mentre altri chiedono maggiore chiarezza sulle questioni climatiche ed energetiche. Tra questi ci sono sicuramente gli attivisti climatici di 350.org che oggi protesteranno davanti al quartier generale elettorale della Clinton a New York per la  sua mancata presa di posizione sul mega-oleodotto  Keystone XL, che dovrebbe portare il petrolio delle sabbie bituminose canadesi fino al Golfo del Messico. Una portavoce di 350.org, Karthik Ganapathy, ha detto che la Clinton deve prendere una posizione sull’oleodotto: «E’ stata molto dubbia sul Keystone. Siamo parecchio insoddisfatti. Questa mancanza di volontà di prendere posizione su qualcosa, è significativamente più indifendibile quando si dichiara di candidarsi alla presidenza».

Eppure la Clinton, per recuperare i voti dei giovani progressisti disillusi dall’ondivaga politica climatica di Obama dovrebbe puntare molto sull’ambiente, anche perché associazioni come Friends of the Earth e Center for Biological Diversity hanno annunciato che la talloneranno durante tutta la campagna elettorale   per chiederle di prendere posizioni chiare sul Keystone XL e sul fracking.

Certo i silenzi della Clinton su questi due temi sono preoccupanti, ma queste  associazioni ambientaliste sembrano  ignorare che una vittoria di un qualsiasi candidato repubblicano provocherebbe un ritorno indietro devastante delle politiche climatiche e che il  Keystone XL verrebbe realizzato sicuramente mentre il  fracking avrebbe un altro boom e tutte le tutele ambientali diventerebbero carta straccia.

Inoltre Hillary Clinton è considerata un falco climatico della politica Usa. Infatti ha detto he il potere presidenziale sul Clean Air Act per tenere a freno le emissioni di CO2 delle centrali elettriche, «deve essere protetto a tutti i costi» e durante un discorso del 2014 alla League of Conservation Voters ha duramente criticato i sussidi ai combustibili fossili – facendosi ancora più nemici tra le Big Oil e i King Coal – ed esaltato il  potenziale delle energie rinnovabili. Secondo la Clinton, il cambiamento climatico rappresenta «Il più conseguente, urgente, spiazzante insieme  di sfide che dobbiamo affrontare come nazione e come mondo. La scienza del cambiamento climatico non perdona, non importa ciò che possono dire i negazionisti, i livelli del mare sono in aumento, le calotte di ghiaccio si stanno sciogliendo, tempeste, siccità e incendi stanno  scatenando il caos».

Però la Cinton sostiene anche la produzione di combustibili fossili nazionali, in particolare il gas – che negli Usa si traduce in fracking – perché «E’ più pulito del carbone», anche se aggiunge che «Far rispettare regolamenti intelligenti è importante, compresa la decisione di non trivellare quando i rischi sono troppo alti». Ma la Clinton, quando era Segretario di  Stato Usa,  è stata duramente criticata aver sostenuto lo sviluppo del fracking a livello mondiale, in particolare lo shale gas nell’Europa orientale, che sarebbe una delle cause “nascoste” della guerra Ucraina/Russia.

Quasi tutti gli altri possibili candidati democratici sembrano essere più nettamente ambientalisti della Clinton e un pericolo potrebbe venire anche da Bernard “Bernie” Sanders,  un senatore socialista indipendente dal Vermont, fieramente ambientalista – che è diventato la bestia nera dei repubblicani con le sue proposte di legge che sul  cambiamento climatico come realtà di origine antropica –  che accusa la Clinton di disertare il Senato quando ci sono votazioni importanti sulle tematiche climatiche.

Invece l’ex senatore della Virginia Jim Webb, che sta valutando se correre per la nomination democratica, è dall’altra arte della barricata e si è schierato con i repubblicani contro la normativa per la riduzione dei gas serra dalle centrali elettriche, non facendo mancare una stupefacente dichiarazione: «Il Clean Air Act non mi convince, non ho mai inteso a disciplinare o classificare come un inquinante pericoloso qualcosa di così fondamentale e onnipresente nella nostra atmosfera come la CO2».

Ma un ecoscettico così, grande sostenitore dell’estrazione di combustibili fossili in tutte le forme e senza limiti,  non impensierisce certo la corsa della Clinton verso la Casa Bianca, anzi, potrebbe farle molto comodo per dimostrare cosa si rischia se non passa il suo “ambientalismo ragionevole”.