Quanto velocemente dovremo adattarci ai cambiamenti climatici?

Se il livello del mare salirà, che senso ha costruire ancora lungo la costa?

[5 ottobre 2016]

adattamento-futuro

I ricercatori della  Carnegie Institution for Science che hanno pubblicato su Environmental Research Letters lo studio “Adapting to rates versus amounts of climate change: a case  of adaptation to sea-level rise” sono partiti dalla constatazione che «Fino ad ora, la maggior parte della politica e della ricerca si è concentrata sulla adattamento alle specifiche quantità di cambiamenti climatici e non su quanto velocemente che il cambiamento climatico potrebbe avvenire».

Utilizzando l’innalzamento del livello del mare, come caso di studio, Soheil Shayegh, Juan Moreno-Cruz e Ken Caldeira, del Dipartimento di ecologia globale della Carnegie hanno sviluppato un modello quantitativo che, oltre a fattori economici, prende in considerazione diversi tassi di innalzamento del livello del mar e dimostra come la considerazione dei tassi di variazione influisca nelle strategie di adattamento ottimali: «Se il livello del mare salirà lentamente – spiegano – potrebbe ancora avere un senso costruire vicino al litorale, ma se il livello del mare sta per salire rapidamente, potrebbe quindi avere più senso una zona cuscinetto lungo la costa»..

L’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) ha definito l’adattamento come «il processo di adeguamento al clima in atto o prevedibile e ai  suoi effetti». Quasi tutta la letteratura sui danni dei cambiamenti climatici su come adattarsi al cambiamento climatico si concentra sulla quantità di cambiamento: cioè  se il mondo si riscalderà fino a 3,6 ° C  o riusciremo a mantenerlo entro i 2° C  e se il livello del mare salirà di un  metro. Ma i ricercatori della Carnegie fanno notare che è più probabile che il mondo diventi progressivamente più caldo, con  un innalzamento del livello del mare progressivamente sempre più elevato.

Shayegh osserva che «E’ una cosa molto diversa adattarsi a un livello del mare che non sia superiore ai tre piedi, se si pensa che il livello del mare dopo non salirà molto di più, che adattarsi ad un innalzamento del livello del mare che sarà più alto di tre piedi con l’aspettativa che il mari continueranno ad aumentare».

I ricercatori hanno analizzato in quattro scenari come il tasso di innalzamento del livello del mare influenzerebbe le decisioni economiche nelle zone costiere. Nel primo scenario, non c’è alcun adattamento e la gente costruisce su terreni che verranno allagati. Nel secondo scenario, la gente prende in considerazione una  specifica quantità di innalzamento del livello del mare in futuro e creare una zona cuscinetto non edificabile che vieta lo sviluppo urbanistico  lungo la costa. Nel terzo scenario, le persone si adattano al cambiamento climatico in corso  e valutano se gli edifici possono finire sott’acqua durante la loro vita economicamente produttiva. Nel quarto scenario, la gente cerca di adattarsi proteggendosi con argini o dighe.

I ricercatori hanno calcolato il ritorno sugli investimenti per ogni scenario utilizzando il tasso di sconto,  una misura che gli investitori utilizzano per valutare il reddito futuro. Un tasso di sconto elevato significa che gli investitori non apprezzano il costo futuro tanto quanto se hanno un tasso di sconto basso.

Quindi, ha più senso costruire vicino alla costa, se gli edifici non durano molto a lungo, perché gli investitori sono concentrati  sul ritorno a breve termine e il livello del mare è in aumento lentamente.  Ma per realizzare edifici durevoli, con  tassi di sconto bassi e con un rapido aumento del livello del mare, bisognerebbe puntare a costruire molto più lontano dalla battigia, come hanno imparato sulla loro pelle molti costruttori italiani di abusi edilizi e lottizzazioni costiere.

«Naturalmente – dicono alla Carnegie – , ignorare il futuro innalzamento del livello del mare è la ricetta per il fallimento. L’approccio della zona cuscinetto sulla base di un unico ammontare dell’innalzamento del livello del mare non riesce a rendere produttivo l’uso  del prezioso territorio costiero. L’approccio diga fornisce solo una sospensione temporanea, ma anche se non forniscono una soluzione di lunga durata, le dighe potrebbe avere un senso se potessero essere realizzate  abbastanza a buon mercato».

Shayegh,  Moreno-Cruz e Caldeira si sono concentrati sull’innalzamento del livello del mare e sono convinti che l’esame dei tassi del cambiamento climatico e dell’innalzamento del livello del mare dovrebbe essere preso in considerazione anche per altri settori dell’adattamento, tra cui l’adeguamento dell’agricoltura, degli edifici e per altre industrie. Gli autori sottolineano che il loro studio «rappresenta un primo passo nella comprensione degli approcci pratici per l’adattamento e sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere e gestire la risposta di sia dei sistemi umani che di quelli naturali ad un aumento dei tassi di cambiamento»

Caldeira conclude: «Il futuro della ricerca sulla strategia di adattamento deve prendere in considerazione come gli incentivi economici interagiscono con i sistemi politici reali, in modo che possiamo produrre risultati migliori. Purtroppo, come abbiamo visto dopo l’uragano Katrina e in altre  inondazioni, se le persone politicamente potenti vengono inondate, a volte possono ottenere che sia il resto della società a pagare per i danni. Questo può creare incentivi perversi e spingere la gente costruire dove non dovrebbero costruire, o  a  mettere dighe dove non ha senso.  Una buona politica dello sviluppo vuol dire prendere in considerazione entrambe le dimensioni fisiche e umane del problema.  Io di solito vivo nel New Jersey, e c’era un fiume che inondava continuamente.  Alla fine, hanno trasformato gran parte della pianura alluvionale in un parco. Poi, quando il fiume esondava non era un grosso problema e, il resto dell’anno, la gente potrebbe godersi il parco. La futura strategia di adattamento deve essere di più come questo, in cui pensiamo a quale sia il miglior uso del territorio ,  e non cercare ad adattarsi alla politica del “tutto in una volta sola”».