Raffinazione di petrolio e di gas: ecco le conclusioni dell’Ue pubblicate in Gazzetta

[30 ottobre 2014]

Pronte le conclusioni dell’Ue sui documenti di riferimento delle migliori tecniche disponibili (Bat) per la raffinazione di petrolio e di gas. Il documento – pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea di due giorni fa – si riferisce a una serie di attività industriali come l’alchilazione, la produzione di olio di base, la produzione di bitume, il cracking catalitico, il reforming catalitico, la produzione di coke, il raffreddamento, la desalinizzazione, l’unità di combustione per la produzione di energia, l’eterificazione, la separazione dei gas, i processi che consumano idrogeno, la produzione di idrogeno, l’isomerizzazione, l’impianti di gas naturale, la polimerizzazione, la distillazione primaria, il trattamenti dei prodotti, lo stoccaggio e il movimentazione dei prodotti di raffineria riduzione della viscosità (visbreaking) e altre conversioni termiche, il trattamento dei gas di scarico, il trattamento delle acque reflue e la gestione dei rifiuti. Ma non riguardano la raffinazione di petrolio e di gas, la prospezione e la produzione di petrolio greggio e di gas naturale, il trasporto di petrolio greggio e di gas naturale e la commercializzazione e la distribuzione di prodotti.

Le conclusioni sui documenti di riferimento sono lo strumento per stabilire le condizioni di autorizzazione integrale ambientale (Aia) per gli impianti. Sono l’elemento fondamentale dei documenti sulle Bat e riguardano le migliori tecniche disponibili, la loro descrizione, le informazioni per valutarne l’applicabilità, i livelli di emissione associati, il monitoraggio associato, i livelli di consumo associati e, se del caso, le pertinenti misure di bonifica del sito.

E’ la direttiva Ippc  che prevede l’Aia. Tra i vari obblighi che l’Unione ha imposto agli Stati membri compare il rilascio di tale autorizzazione, finalizzato al conseguimento di un livello elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso.

La disciplina europea muove dalla premessa che un approccio normativo settoriale e non coordinato ai problemi causati dall’ambiente rischia di rilevarsi inefficace. Il pericolo è che le misure di prevenzione e di abbattimento a tutela di un unico settore ambientale potrebbero finire per traslare l’inquinamento in un altro settore. Dunque, nel tentativo di eliminare il problema il legislatore europeo ha creato e disposto una serie di strumenti volti a consentire una valutazione d’insieme e globale dell’impatto che una impresa ha sull’ambiente attraverso un approccio integrato del problema. Come, appunto l’Aia.

La direttiva Ippc prevede, fra l’altro, l’organizzazione, da parte della Commissione Ue dello scambio di informazioni sulle emissioni industriali con gli Stati membri, le industrie interessate e le organizzazioni non governative che promuovono la protezione ambientale. Uno scambio di informazioni che riguarda in particolare le prestazioni delle installazioni e delle tecniche in termini di emissioni espresse come medie a breve e lungo termine, e le condizioni di riferimento associate, il consumo e la natura delle materie prime ivi compresa l’acqua, l’uso dell’energia e la produzione di rifiuti e le tecniche usate, il monitoraggio associato, gli effetti incrociati, la fattibilità economica e tecnica e i loro sviluppi, le migliori tecniche disponibili e le tecniche emergenti individuate.

Tanto che esiste un forum europeo per lo scambio di informazioni composto da rappresentanti degli Stati membri, delle industrie interessate e delle organizzazioni non governative che promuovono la protezione ambientale.