Rapporto Ipcc: col global warming più guerre e malattie (e niente crescita economica)

[4 novembre 2013]

Il global warming esacerberà fame,  povertà, inondazioni, ondate di calore, siccità, guerre e malattie: a dirlo è una bozza di un rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che doveva essere pubblicata a marzo ma che è stata fatta trapelare in anticipo ed è finita su un sito climate skeptic.

Il rapporto Ipcc utilizza più volte la parola “esacerbare” per descrivere l’effetto del global warming su povertà, mancanza di acqua e malattie ed anche per indicarlo cme una delle cause delle guerre prossime venture.

Il rapporto Ipcc si occupa di come il global warming sta già influenzando la vita delle persone e come lo farà ancora di più (e peggio) in futuro, compreso un calo mondiale dei redditi.

In un’intervista all’Associated Press, Chris Field, uno scienziato della Carnegie Institution che è ha capo del team Ipcc che ha redatto il rapporto, ha confermato le indiscrezioni: «Abbiamo visto un mucchio di impatti che stanno avendo conseguenze. E ne vedremo di più in futuro».

Le più vulnerabili sono le città, dove già oggi vive la maggior parte della popolazione mondiale e persone del mondo, le più colpite saranno come sempre le persone più povere del globo. Il rapporto sottolinea che «Durante tutto il XXI secolo, gli impatti del cambiamento climatico rallenteranno la crescita economica e la riduzione della povertà, eroderanno ulteriormente la sicurezza alimentare e innescheranno le nuove trappole della povertà, queste  ultime in particolare nelle aree urbane e negli hotspots  i della fame emergenti. I cambiamenti climatici aggraveranno la povertà nei Paesi a reddito basso e medio-basso e creeranno nuove sacche di povertà nei Paesi a reddito medio-alto ed alto, aumentando la disuguaglianza. Per le persone che vivono in povertà, i rischi legati al clima costituiscono un onere aggiuntivo».

L’Ipcc evidenzia quelli che chiama i “key risks”:  Morti collegate al caldo ed alle inondazioni provocate dall’innalzamento del livello del mare, soprattutto nelle grandi città; Carestie causate dai cambiamenti nelle piogge e nelle temperature, soprattutto nei Paesi più poveri;  Agricoltori che andranno in rovina a causa della mancanza di acqua; Collasso delle Infrastrutture a causa di condizioni meteorologiche estreme; Ondate di calore pericolose e mortali in peggioramento; Collasso di alcuni ecosistemi terrestri e marini. Nel riassunto di 29 pagine si legge chiaramente che «Il cambiamento climatico pone rischi per i sistemi umani e naturali».

Gli scienziati dell’Ipcc dicono che nessuna di queste catastrofi prossime venture, che rischiano di cambiare anche il volto geopolitico del pianeta,  è dovuta unicamente al global warming o al cambiamento climatico, «Ma un mondo più caldo, con  piogge torrenziali e di siccità prolungate, è destinato a peggiorare alcuni di questi effetti già esistenti».

Per quanto riguarda le malattie, il rapporto avverte che fino a circa 2050 «Il cambiamento climatico avrà un impatto sulla salute umana principalmente esacerbando i problemi di salute già esistenti»  e quindi la salute dell’umanità peggiorerà rispetto a un futuro senza  un ulteriore riscaldamento.

Se le emissioni di CO2 da combustibili fossili continuerà ai livelli attuali, «La combinazione di alte temperature e umidità in alcune aree comprometterà per  parte dell’anno le normali attività umane tra la quali la crescita del cibo  o lavorare all’aperto».

L’economia globale continuerà a crescere, ma fino a quando  la temperatura globale non sarà aumentata circa di soli 3 gradi Fahrenheit, allora in tutto il mondo ci saranno perdite economiche valutabili tra lo 0,2 e il 2% del reddito.

Ma la sezione più controversa e preoccupante del rapporto è probabilmente quella sui rischi di guerra legati al global warming: «Il cambiamento climatico aumenta indirettamente i rischi di conflitti violenti sotto forma di guerra civile, violenze inter-gruppo e proteste violente,  esacerbando i driver ben conosciuti i di questi conflitti, come la povertà e crisi economiche».

In realtà il nuovo rapporto Ipcc fatto trapelare dagli eco-scettici e che preoccupa già i governi di mezzo mondo conferma e mette insieme quel che avevano già detto in precedenza molti rapporti scientifici: il cambiamento climatico minaccia la sicurezza economica e sociale, la salute, la terra, il cibo e l’acqua per l’umanità.

La sintesi del rapporto fa il punto su ogni continente, presentando i possibili rischi per i vari Paesi e dicendo come potrebbero adattarsi: a lungo termine, troppa acqua o troppo poca e il caldo sono i maggiori rischi per Europa, Sud America e Asia; per il Nord America i rischi più elevati vengono da ondate di calore e inondazioni; Sud America e Asia avranno a che fare con la scarsità di cibo legata alla siccità. L’Africa ha tutti questi rischi insieme ed in più è a rischio fame, parassiti e malattie. L’Australia e la Nuova Zelanda rischiano di perdere i loro ecosistemi delle barriere coralline e le piccole nazioni insulari devono preoccuparsi dell’aumento del livello dei mari che rischia di cancellarle.

Field conclude però con una nota di ottimismo: «Gli esperti dipingono un contrasto drammatico di futuri possibili, ma dato che i Paesi possono ridurre alcuni dei danni attraverso la riduzione delle emissioni di combustibili fossili e con sistemi per affrontare altri cambiamenti, non ho trovato deprimente questo  lavoro. Il motivo per cui non sono depresso è perché vedo la differenza tra un mondo in cui non facciamo nulla e un mondo in cui ci sforziamo di risolvere il problema».