Rapporto speciale Iea: con 4 politiche energetiche è ancora possibile centrare l’obiettivo 2 gradi

Nel 2012 aumento dell’1,4% delle emissioni di CO2 legate all’energia, record storico di 31,6 Gt

[11 giugno 2013]

L’International energy agency (Iea), presentando il suo  rapporto speciale Redrawing the Energy-Climate Map del World Energy Outlook, ha avvertito: «Attenzione, il mondo non è sulla buona strada per limitare l’aumento della temperatura globale a 2 gradi Celsius», e ha chiesto ai governi di tutto il mondo di  mettere in atto rapidamente quattro politiche energetiche che manterrebbero in vita gli obiettivi climatici senza danneggiare la crescita economica.  La direttrice esecutiva dell’Iea, Maria van der Hoever ha sottolineato: «Francamente il cambiamento climatico è  passato in secondo piano nelle priorità politiche. Ma il problema non sta scomparendo, al contrario. Il rapporto mette in luce la necessità di un’azione intensa prima del 2020.

Il settore energetico conta per circa i due terzi delle emissioni di gas serra a livello mondiale. Questo rapporto dimostra che la strada che stiamo percorrendo attualmente è in grado di provocare un aumento della temperatura compresa tra i 3,6° C ed i  5,3° C, ma trova anche che si può fare molto di più per contrastare le emissioni del settore energetico, senza compromettere la crescita economica, una preoccupazione importante per molti governi».

Le nuove stime dell’Iea rivelano un aumento dell’1,4% delle emissioni globali di CO2 prodotte dal settore energetico  che così raggiungono il livello record di 31,6 gigatonnellate (Gt), ma con notevoli differenze regionali. Ad esempio, In Europa, nonostante il maggiore utilizzo del carbone in alcuni Paesi, le emissioni sono diminuite di 50 milioni di tonnellate  Mt). Nnegli Usa il  passaggio dal carbone al gas nella produzione di energia elettrica ha contribuito a ridurre le emissioni di 200 milioni di tonnellate (Mt), riportandole al livello della metà degli anni ‘90. La Cina ha conosciuto la più grande crescita  di emissioni di  CO2,  (300 mt), ma con un incremento che è stato uno dei più bassi che quel Paese ha avuto negli ultimi 10 anni, grazie alle energie rinnovabili ed al miglioramento dell’intensità energetica. Le emissioni in Giappone sono aumentate di  70 Mt a causa della chiusura di quasi tutte le centrali nucleari dopo il disastro di Fukushima Daiichi.

Il nuovo rapporto Iea  presenta il the 4-for-2°C Scenario, nel quale vengono prese in considerazione 4 politiche energetiche  in grado di tagliare significativamente le emissioni entro il 2020, politiche che si basano solo su tecnologie esistenti e che sono già stati adottate con successo in diversi paesi. Il principale autore del rapporto, il capo-economista Iea atih Birol, autore principale del rapporto spiega: «Abbiamo identificato una serie di misure testate che potrebbero  fermare la crescita delle emissioni legate all’energia globale entro la fine di questo decennio, senza alcun costo economico netto. Un’adozione rapida e diffusa potrebbe essere un ponte per ulteriori azioni, guadagnando tempo prezioso mentre continuano i negoziati internazionali sul clima».

Nel 4-for-2°C Scenario, nel 2020  le emissioni di gas serra globali legate all’energia sono inferiori dell’8% (3,1 Gt di CO2-equivalenti) 2020 rispetto al livello previsto. Un risultato eccezionale che secondo l’Iea sarebbe possibile con un impegno eccezionale ma con mezzi “normali”: «Misure di efficienza energetica mirata per  edifici, industria e trasporti comporterebbero  quasi la metà della riduzione delle emissioni nel 2020, con gli ulteriori investimenti necessari che sarebbero più che compensati da una riduzione della spesa delle bolletta energetica».

Il vero nemico individuato dal rapporto speciale dell’Iea è però il carbone. Infatti, nel rapporto si legge che  «Limitare la costruzione e l’esercizio di impianti a carbone meno efficienti fornisce più del 20% della riduzione delle emissioni e aiuta a ridurre l’inquinamento atmosferico locale». C’è però bisogno che la quota di produzione di energia da fonti rinnovabili, con aumenti da circa il 20% di oggi al 27% nel 2020, così come deve aumentare quella dal gas naturale. Qui il rapporto apre a due tecnologie che non piacciono assolutamente agli ambientalisti: il fracking per estrarre il gas da scisti e il Carbon capture storage (Ccs) per  stoccare la CO2 prodotta dagli impianti energetici ed industriali. Rivolgendosi ai Climate chenge talks Unfccc di Bonn che stanno  preparando, bloccati dai veti di Russia, Bielorussia ed Ucraina, l’accordo post-Kyoto per il 2015 che dovrebbe entrare in funzione nel 202, l’International energy agency sottolinea che «Ritardare il passaggio ad una traiettoria di 2°C fino al 2020 comporterebbe notevoli costi aggiuntivi per il settore energetico e aumenterà il rischio di assets che hanno devono essere messi in pensione presto, oppure dotati di retrofit. La Carbon capture and storage (Ccs) può agire come una strategia di protezione degli assets, riducendo il rischio di assets non recuperabili e consentendo una maggiore commercializzazione di combustibile fossile».

Le azioni per dimezzare le emissioni in atmosfera di un potente gas serra come il metano provenienti dal settore petrolifero e gasiero entro o il 2020, poi, fornirebbero il 18% dei tagli. Mettere in atto una parziale eliminazione delle sovvenzioni al consumo di combustibili fossili  porterebbe ad un 12% di riduzione delle emissioni e sosterrebbe le iniziative per l’efficienza energetica.

Il rapporto sottolinea dunque che «Il settore energetico non è immune agli impatti fisici dei cambiamenti climatici e deve adattarsi». Una mappatura delle vulnerabilità di sistema energetico identifica diversi impatti improvvisi e distruttivi, causati da eventi meteorologici estremi, ed altri impatti più graduali, causati dalle modifiche della temperatura media, dall’aumento del livello del mare e dai mutamenti climatici. Il documento Iea evidenzia il  ruolo dei governi per migliorare la resilienza climatica del sistema energetico, nel promuovere un “adattamento prudente”,  insieme alla  mitigazione, e la necessità che «L’industria valuti i rischi e gli effetti come parte delle sue decisioni di investimento».

L’Iea conclude che «Le implicazioni finanziarie delle politiche climatiche che metterebbero il mondo su una traiettoria  2° C traiettoria non sono uniformi in tutto il settore energetico». Qui il rapporto speciale fa un’altra operazione che non piacerà a molti ambientalisti ed esperti di energia: mette praticamente sullo stesso piano le energie rinnovabili ed il nucleare come tecnologie anti-CO2: «Fino al 2035, i ricavi netti per le centrali basate sulle fonti rinnovabili e nucleari esistenti aumenteranno collettivamente di 1.800 miliardi dollari (in dollari  del 2011), compensando un calo simile delle centrali a carbone». Inoltre, nessun  campo petrolifero o gasiero attualmente in produzione dovrebbe  chiudere prematuramente: «Alcuni campi  che devono ancora iniziare la produzione non saranno sviluppati prima di 2035, il che significa che circa il 5% e il 6% delle riserve di gas e petrolio trovate  non inizieranno a recuperare i loro costi di esplorazione».