La recensione. Contronatura, il caos climatico

[5 agosto 2014]

Fino a venti anni fa non si parlava di clima e gli scienziati non erano ancora in grado di affermare con certezza se le mutazioni climatiche registrate fossero dovute a fattori naturali o all’azione diretta dell’uomo. Solo nel 1996, e precisamente dal terzo rapporto IPCC, si è cominciato a discutere e a divulgare quanto e come l’uomo abbia potuto incidere sulle condizioni di equilibrio del clima.

Oramai le questioni ambientali riguardano l’intero pianeta: nessun Paese può sentirsi immune. Ciascuno in misura diversa dovrà dare il proprio contributo alla formazione del principio di sostenibilità. Tutti (e a tutti i livelli) dovranno sentirsi consapevoli e responsabili.

Quali sono i fatti, le circostanze, i fenomeni che hanno contribuito a cambiare radicalmente la percezione dei problemi legati al clima sono solo alcune evidenze che Alfredo Fiorani tratta nel saggio dal titolo Contronatura. Il caos climatico (EuropaEdizioni, 2014). In esso si propone un’analisi degli eventi che negli ultimi 20/30 anni hanno modificato l’approccio ai fenomeni climatici (il ciclone Kathrin, il ciclone Nargis, lo scioglimento dei ghiacci, l’estate 2003, ecc.) e ad avvicinare il grande pubblico ai temi ecologici e ambientali. Temi affrontati con stile giornalistico e divulgativo, cercando di andare oltre i diagrammi, le tabelle, i grafici, le statistiche, ecc. L’investigazione, insomma, di una problematica – il global warning – che sta assillando la contemporaneità.

La domanda di fondo che smuove il libro di Fiorani è: perché, dunque, il clima dovrebbe interessarci? Nonostante i ripetuti fenomeni di dissesto idrogelogico che ne scuotono il territorio, in Italia c’è una scarsissima percezione delle questioni connesse al clima. Raramente si parla della politica che sottende alcune scelte fatte dai governi in campo energetico e ambientale. Manca nell’opinione pubblica una concreta coscienza degli effetti derivanti dai fenomeni atmosferici. E, cosa ancor più grave, manca la consapevolezza che i temi indicati investiranno ancor più le prossime generazioni.

Ben strana questa situazione se si parte dalla considerazione che, secondo gli esperti, saranno proprio le fasce sub tropicali a risentire maggiormente dei rapidi e sostanziali cambiamenti climatici, mentre le aree mediterranee dovranno affrontare le maggiori difficoltà. E già se ne hanno ampi segnali premonitori.

In America, ad esempio, soprattutto in conseguenza di alcuni eventi estremi (uragani, incendi, ecc.) si è diffusa la consapevolezza circa la natura politica e civile delle scelte fatte in campo ambientale ed energetico.

Ora, ci chiediamo: esiste la reale possibilità di decidere del nostro futuro? «Se non si riescono a disciplinare i furbi – risponde Ernst Fehr – nessuno contribuirà più al bene pubblico». Occorre affermare con forza l’importanza di creare o riscoprire negli individui la coscienza del “bene collettivo” per uscire dalla dimensione dell’interesse personale, del bene individuale ed egoistico che si traduce poi in un sostanziale disinteresse per i problemi che investono la socialità. Non cambieremo gli scenari se non contribuiremo alla formazione di una coscienza sociale che segni l’equilibrio tra gli interessi personali/nazionali. Bisogna uscire dalla diabolica logica del “profitto per il profitto”.

Lo sviluppo della coscienza sociale diventa l’espressione di una più alta reciprocità e razionalità umana, il fondamento di un’efficace politica ambientale. Alfredo Fiorani, come già altri osservatori, indica che siamo in piena mutazione antropologica. I mezzi di comunicazione di massa, insieme con le organizzazioni ambientaliste, rivestiranno un ruolo fondamentale nella formazione e sensibilizzazione di una coscienza ecologica, focalizzando punti nevralgici: previsione, osservazione, soglie critiche e innovazione. La concertazione di quanto esposto contribuirà alla costituzione di politiche di mitigazione e adattamento per non rischiare di condannare le prossime generazioni all’estinzione. «Soltanto nel non rassegnarci – per dirla con l’ammirevole lucidità della scrittrice irlandese Iris Murdoch  risiede la nostra possibilità di salvezza».