Riforma del sistema Ets di scambio di quote di emissioni, via libera del Consiglio ambiente Ue

Galletti: è una buona base di partenza

[1 marzo 2017]

Il Consiglio europeo del ministri dell’ambiente ha concordato la sua posizione sulla riforma  del sistema di scambio di quote di emissione (Ets).  In una nota si legge che «L’Ets costituisce uno degli strumenti principali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Il riesame contribuirà all’obiettivo dell’Ue di ridurre le proprie emissioni almeno del 40% entro il 2030, conformemente all’impegno assunto nel quadro dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici».

I ministri dell’ambiente europei sottolineano che «E’  importante per noi, per il nostro pianeta e per le future generazioni. L’accordo di Parigi è stato un risultato storico, ma dobbiamo passare dalle parole ai fatti. Un migliore funzionamento dell’Ets ridurrà ulteriormente le emissioni. L’Ue sta mantenendo le proprie promesse perché tiene a un futuro migliore per tutti».

Il ministro dell’ambiente italiano, Gian Luca Galletti, ha detto all’Ansa che l’accordo è «una buona base di partenza» per il futuro negoziato, ma si è lamentato per il fatto che solo  alcune «richieste avanzate dell’Italia sono state accolte, per esempio sulla compensazione dei costi indiretti e sull’assegnazione delle quote gratuite». Galletti ha aggiunto: «Forse il metodo andava seguito in maniera diversa. Dopo una giornata di trattative intense, alla fine una delle proposte è stata approvata senza la necessaria discussione preventiva» e l’Italia si è espressa contro questa formulazione dell’accordo.

Sembrano non essere stati in gran parte accolti  gli appelli delle associazioni ambientaliste, ma il documento esaminato dal Consiglio ambiente prevede che «Per raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni dell’Ue di almeno il 40% entro il 2030, i settori coperti dall’Eu Ets dovranno ridurre le loro emissioni del 43% rispetto al 2005. Questo significa che il numero complessivo delle quote di emissione diminuirà con una progressione maggiore rispetto a prima, ovvero del 2,2% annuo invece che dell’1,74% a partire dal 2021. Ciò corrisponde a una riduzione aggiuntiva delle emissioni di circa 556 milioni di tonnellate tra il 2020 e il 2030 – pari all’incirca alle emissioni annuali del Regno Unito».

La proposta della Commissione Ue prevede, tra le altre, le seguenti modifiche: «Una revisione del sistema di assegnazione gratuita, concentrandosi sui settori che presentano il maggiore rischio di trasferimento della produzione al di fuori dell’UE (circa 50 settori); l’accantonamento di un numero significativo di quote gratuite per impianti nuovi e in crescita; regole più flessibili per migliorare l’allineamento della quantità di quote gratuite con i dati sulla produzione; un aggiornamento dei 52 parametri di riferimento utilizzati per misurare la prestazione in materia di emissioni, al fine di tenere conto dei progressi tecnologici avvenuti dal 2008. Tra il 2021 e il 2030 è prevista l’assegnazione gratuita alle imprese di circa 6,3 miliardi di quote, per un valore pari a 160 miliardi di euro».

La Commissione propone anche «l’istituzione di vari meccanismi di sostegno per aiutare l’industria e i settori energetici ad affrontare le sfide in materia di innovazione e investimenti poste dalla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Tra questi meccanismi figurano due nuovi fondi: il fondo per l’innovazione, che estende l’attuale sostegno a favore di progetti dimostrativi di tecnologie innovative anche a innovazioni industriali pionieristiche; il fondo per la modernizzazione, che favorisce gli investimenti nella modernizzazione del settore energetico e dei sistemi energetici in senso più ampio e dà impulso all’efficienza energetica in 10 Stati membri a reddito più basso».