Il ministro: bene il taglio Ue del 40% di gas serra, insufficiente il 27% di rinnovabili

Rinnovabili e C02, Orlando tiene botta contro inglesi e Confindustria?

La presenza dell’Italia nel Green Growth Group consentirà di cogestire gli obiettivi

[24 gennaio 2014]

Dopo che la Commissione europea ha presentato il discusso pacchetto clima-energia 2030, che contiene comunque il 40% di taglio delle emissioni di gas serra per il quale il ministro dell’ambiente italiano si era battuto, ieri Andrea Orlando ha avviato una serie di incontri istituzionali per discutere quella proposta che prevede anche una quota del 27% di energie rinnovabili entro il 2030.

Il ministro ha prima incontrato il suo collega britannico Ed Davey, ministro del governo conservatore-liberale per l’energia e i cambiamenti climatici, un conservatore filo-nucleare che non nutre grandi simpatie per le rinnovabili ma che ha appoggiato l’obiettivo del 40% in meno di emissioni, e in una nota il ministero sottolinea che «Durante il colloquio Orlando e Davey hanno confrontato i diversi approcci rispetto all’impegno della riduzione delle emissioni in modo da definire la più efficace strategia di impegno sui cambiamenti climatici in vista del Consiglio europeo di marzo che dovrà definire la posizione degli Stati membri».

Nel pomeriggio Orlando ha avuto forse l’incontro più ostico, quello con una delegazione di Confindustria guidata dal direttore generale Marcella Panucci, dal vice direttore Massimo Beccarell e dal responsabile politiche industriali Andrea Bianchi. Confindustria nei giorni prima ed alla vigilia del pacchetto clima-energia dell’Ue non aveva risparmiato critiche ad Orlando, giudicando insostenibile per la competitività dell’industria italiana il taglio di emissioni che poi è stato proposto dalla Commissione Ue e che viene ritenuto insufficiente dagli ambientalisti e dall’industria elle rinnovabili.

La nota del ministero sembra evidenziare che Orlando non si sia piegato alle richieste di Confindustria, ma abbia semplicemente detto che verranno fatte delle verifiche per provare a far quagliare il tutto. Si legge infatti che «Al fine di verificare gli impatti e le opportunità per l’industria italiana dell’obiettivo proposto dalla Commissione europea, il ministro e Confindustria hanno deciso di avviare un approfondimento tecnico, economico e finanziario che si avvarrà del supporto dell’Enea. Lo studio tecnico avrà l’obiettivo di verificare la possibilità di avviare un incisivo processo di indirizzo verso la sostenibilità ambientale del Paese salvaguardando la sua forte base industriale, che ne costituisce una premessa fondamentale, nella condivisa consapevolezza che senza la trasformazione e l’innovazione della brown economy non ci sarà mai un vero sviluppo della green economy».

Orlando ha ribadito la sua volontà di «Trovare soluzioni che, compatibilmente con il livello di ambizione contenuto nella posizione della Commissione europea, consenta di tenere conto delle esigenze del sistema industriale nazionale e di distribuire lo sforzo per il taglio delle emissioni sull’insieme dei comparti che generano CO2 a differenza di quanto avvenuto in passato». Poi ha sottolineato che la presenza dell’Italia nel Green Growth Group (i ministri che si occupano di ambiente, clima ed energia di Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Olanda, Portogallo, Slovenia, Spagna e  Svezia), cioè  i Paesi “virtuosi” criticati da Confindustria,  consentirà di cogestire da una posizione avanzata la concreta attuazione degli obiettivi.

Orlando ha detto alla delegazione di Confindustria che «La proposta della Commissione Europea di puntare ad una riduzione legalmente vincolante delle emissioni climalteranti del 40% al 2030 rispetto ai livelli del 1990 è certamente un fatto positivo e offre certezze alle industre delle rinnovabili e dell’efficienza che vogliono investire in innovazione e nuovi prodotti. Questo obiettivo consentirà peraltro all’Europa di giocare un ruolo incisivo nelle trattative per giungere ad un accordo mondiale il prossimo anno a Parigi di cui si dovrà tenere conto nella prosecuzione delle politiche di taglio delle emissioni anche in ambito europeo».

Per Orlando invece non è sufficiente l’obiettivo del 27% sulle fonti rinnovabili «Considerato che diverse tecnologie, ad iniziare dal fotovoltaico, nei prossimi 15 anni non avranno bisogno di incentivi, ma anzi consentiranno di abbassare le bollette di imprese e famiglie. Mi auguro che il Parlamento Europeo, a cui ora spetta il compito in seduta plenaria di esprimere una posizione, possa fare propria la decisione della Commissione ambiente ed energia del Parlamento stesso che ha già preso posizione a favore di obiettivi più ambiziosi. E’ auspicabile che la fase di conciliazione che si svilupperà durante il semestre di Presidenza italiana  porti a  consolidare e ad irrobustire questi obiettivi».

Nei prossimi giorni Orlando proseguirà il suo giro di orizzonte per «Definire una posizione univoca del governo italiano e per mettere le basi di un’efficace strategia di riduzione delle emissioni, di sviluppo delle rinnovabili e di aumento dell’efficienza energetica che contribuisca al rilancio economico del Paese».