Enea: «Le tendenze recenti non sembrano in linea con l’obiettivo di più lungo periodo»

Rinnovabili e decarbonizzazione, l’Italia è ferma al 2014

A partire dal 2013 è iniziata una correzione di rotta nelle politiche che continua a pesare sul ruolo esercitato dalle fonti pulite

[11 maggio 2018]

A fronte di un aumento del Pil del +1,5%, nel 2017 i consumi di energia primaria sono cresciuti di circa la metà: +0,8% (che diventa +1,3% guardando i consumi finali), attestandosi così a quota 169 Mtep.

All’interno di questo contesto, come spiega l’ultima Analisi trimestrale del Sistema energetico italiano pubblicata dall’Enea, risultata «in marginale aumento la quota di energia rinnovabile sui consumi finali, che ha raggiunto il 17,6%, restando al di sopra del target UE 2020».

Una performance giudicata lacunosa dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), almeno se proiettata sul medio periodo.

«Per lo sviluppo delle fonti rinnovabili le tendenze recenti – argomenta difatti il rapporto – non sembrano in linea con l’obiettivo di una continuazione della crescita fino al 28% dei consumi finali entro il 2030. Nel 2017 la stima preliminare Enea colloca questa quota al 17,6%, in leggera crescita rispetto al 17,4% del 2016. Sembra però ora meno scontato il raggiungimento dell’obiettivo fissato nella Sen del 2013, che si proponeva di andare oltre gli obiettivi europei per raggiungere il 19-20% entro il 2020».

Non solo. «Le tendenze recenti non sembrano in linea con l’obiettivo di più lungo periodo, che prevede una continuazione della crescita fino al 28% dei consumi finali entro il 2030». Come si spiega questo trend? Enea ricorda che «gli anni 2010-2012 sembrano essere stati caratterizzati da una relazione di trade-off fra decarbonizzazione da un lato, accelerata dalla forte crescita dell’incentivazione delle rinnovabili elettriche e aiutata dal generale contesto di crisi economica e alti prezzi del petrolio, e prezzi dell’energia dall’altro, penalizzati dal brusco rialzo delle accise di fine 2011 e dai crescenti incentivi alle rinnovabili.

Negli anni successivi questo processo ha prodotto alcuni effetti indesiderati sulla sicurezza del sistema elettrico (brusca crescita della generazione intermittente, crescente eccesso di capacità e crollo della redditività degli impianti a gas) come anche sulla raffinazione, mentre continuavano a migliorare gli indicatori della decarbonizzazione. A partire dal 2013, anche per le valutazioni effettuate nella Strategia energetica nazionale, è dunque iniziata una correzione di rotta nelle politiche, con (tra le altre cose) lo stop alla crescita degli incentivi alle rinnovabili».

Negli ultimi tre anni, infine, la «ripresa del sistema economico e la brusca frenata degli incentivi alle rinnovabili elettriche hanno infine impresso una discontinuità nella transizione energetica italiana, determinando un peggioramento nella dimensione della decarbonizzazione».

Ecco dunque che nel 2017 sono scese per «il terzo anno consecutivo le fonti energetiche rinnovabili (Fer), penalizzate dalla forte riduzione della produzione idroelettrica (-14%), scesa anch’essa per il terzo anno consecutivo. La crescita della generazione elettrica da fonti intermittenti (+8%) ha comunque permesso di contenere il calo complessivo delle Fer a un solo punto percentuale. Il peso delle Fer nel mix energetico è comunque sceso al di sotto del 19%, due punti percentuali in meno del massimo del 21% raggiunto nel 2014». Non a caso il 2014 è anche «l’ultimo anno di forte calo delle emissioni (-6%)». Una tendenza da tornare a invertire il prima possibile.