Riprendiamoci il cielo. Robert Costanza: «L’atmosfera è un bene comune da mantenere integro»

Il celebre economista ecologico al Forum di Grennaccord: «Ai sensi del diritto nazionale e internazionale esistente noi come cittadini possiamo rivendicarne efficacemente i diritti di proprietà»

[3 novembre 2016]

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Domani entrerà in vigore l’Accordo sul clima sottoscritto a Parigi nel dicembre scorso, ma sappiamo già che fino al 2020 l’Accordo rimarrà «ancora in fase negoziabile ed è dimostrato che gli impegni volontari portano il riscaldamento globale alla soglia dei 3 gradi, ben al di sopra dei 2 che rappresentano l’ambizione minima di Parigi». A sottolinearlo è Riccardo Valentini del Cmcc (Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici), intervenendo oggi al 13° Forum internazionale dell’informazione per la salvaguardia della natura, organizzato da Greenaccord in collaborazione con il ministero dell’Ambiente da oggi al 6 novembre presso l’auditorium S. Paolo Apostolo di Frosinone.

Che fare dunque per spingere sull’acceleratore? Secondo Valentini, guardando ai Paesi in via di sviluppo – dove si concentrerà gran parte della crescita delle emissioni di gas serra –, questi vanno «messi nelle condizioni di utilizzare tecnologie che risolvano il problema delle emissioni. Il tema della responsabilità differenziata è importante perché mette tutti d’accordo anche se con target imposti dal basso, ovvero dai singoli Stati». Il problema è che tale auspicato passaggio di tecnologie, fondi e investimenti sta andando molto a rilento: «Non bastano i 100 miliardi previsti per il Green Climate Fund istituito dall’Onu per finanziare tutte le attività di adattamento e mitigazione necessarie a raggiungere l’obiettivo di mantenere sotto i 2°C l’innalzamento della temperatura», ha sottolineato René Castro Salazar, direttore generale aggiunto della Fao, anche perché «allo stato attuale sono stati stanziati solo 10 miliardi di dollari».

A puntare in alto – è il caso di dire – è stato Robert Costanza, professore di Public policy alla Crowford School dell’Australian National University, che ha offerto una prospettiva “visionaria” ma certamente innovativa. Costanza, che rappresenta uno dei maggiori economisti ecologici al mondo,  ha infatti lanciato l’idea di creare un “Trust dell’Atmosfera terrestre” per permettere di chiedere un risarcimento dei danni per le emissioni di gas climalteranti causate dalle grandi imprese e per finanziare programmi di mitigazione. L’economista ha spiegato che il progetto nasce da un concetto solo apparentemente rivoluzionario: «Considerare l’atmosfera un bene comune che, pertanto, va mantenuto integro per le future generazioni». Una proposta, sottolineano da Greenaccord, sostenuta già oggi dalle regole mondiali: «Ai sensi del diritto nazionale e internazionale esistente – ha ricordato Costanza – noi come cittadini possiamo rivendicare efficacemente i diritti di proprietà sull’atmosfera del pianeta. Se tutti noi ‘possediamo collettivamente il cielo’, possiamo ricorrere alle istituzioni giuridiche esistenti per proteggere questa proprietà collettiva, costringendo gli inquinatori a pagare per i danni a questo patrimonio. Tutto quello che serve per iniziare è un sottoinsieme di Stati che fissino tale Trust Atmosferico, che funzioni da amministratore».

«Per noi l’accordo COP21 è come bella casa a cui mancano ancora arredamenti e infissi – ha concluso Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord nel suo intervento – Non bisogna essere pessimisti perché con la ratifica di quell’accordo lo scorso 21 aprile a New York si è cominciata a costruire un edificio che prima di allora non c’era mai stato. Ora però serve lo sforzo più grande, ovvero coinvolgere tutti gli attori protagonisti, migliorare quei punti deboli come i tempi troppo lunghi per l’entrata in vigore delle norme e soprattutto maggiore chiarezza sul tema dei controlli». Per la decarbonizzazione del sistema economico, ha sottolineato Cauteruccio, «urge di una governance globale. Per questo motivo il Forum Greenaccord 2016 ha come obiettivo quello di rendere tutti noi sentinelle del clima». Un problema globale si risolve a livello globale, ma dal basso è indispensabile che arrivi la domanda politica di cambiamento.

L. A.