Il riscaldamento dei mari potrebbe mettere gli uccelli marini fuori sincronia con le loro prede

La stagione riproduttiva degli uccelli marini non coincide più con quella delle loro prede

[9 aprile 2018]

Dato che non sono in grado di cambiare i loro periodi di  riproduzione e  allevamento, con il riscaldamento globale gli uccelli marini possono faticare a trovare cibo per i loro pulcini. A dirlo è lo studio “Global phenological insensitivity to shifting ocean temperatures among seabirds”, pubblicato su Nature Climate Change da un team internazionale di ricercatori, secondo il quale «L’aumento delle temperature del mare nei prossimi decenni potrebbe creare una discrepanza tra i periodi di riproduzione e i tempi in cui le prede sono più abbondanti».

Infatti, i risultati dello studio suggeriscono che »Se le specie preda continuano a spostare in avanti  le loro stagioni riproduttive – come hanno dimostrato studi precedenti in alcune regioni – potrebbero minacciare ulteriormente la sopravvivenza di uccelli marini vulnerabili come i pulcinella di mare e gli albatros».

Il team guidato dall’università di Edimburgo, dal Centre for ecology & hydrology e dal British antarctic survey (Bas) ha studiato i dati sui modelli di riproduzione di 62 specie di uccelli marini tra il 1952 e il 2016, un periodo durante il quale le temperature della superficie del mare sono salite rapidamente e hanno scoperto che «Gli uccelli marini non hanno modificato i loro periodi riproduttivi  in risposta all’aumento delle temperature».

Ricerche precedenti avevano dimostrato che il cambiamento climatico si è manifestato proprio quando si riproducono molte specie di prede, tra le quali calamari, gamberetti e piccoli pesci. Ma, dicono i ricercatori, gli uccelli marini hanno una vita molto più lunga delle loro prede e solitamente si riproducono solo quando hanno già diversi anni, il che significa che ci vogliono molte più generazioni per adattarsi.

Il team ha valutato 145 popolazioni di uccelli in 60 località in ogni continente, tra queste c’erano la stazione di ricerca sub-antartica della British bird antarctic survey e il sito di Centre for ecology & hydrology sull’Isle of May nel Firth of Forth.

Una delle principali autrici dello studio, Katharine Keogan dell’Institute of evolutionary biology dell’università di Edimburgo, spiega che «Ora, molte piante e animali si riproducono prima rispetto ai decenni precedenti, quindi la nostra scoperta che gli uccelli marini non hanno risposto ai cambiamenti degli ambienti è davvero sorprendente. Questa collaborazione è stata un lavoro di squadra globale, che ha messo insieme molti scienziati che studiano gli uccelli marini di tutto il mondo e i dati che hanno raccolto per molti anni. Unire questi studi ci ha permesso di trarre conclusioni importanti sulla risposta climatica di uno dei gruppi di uccelli più vulnerabili del pianeta».

Insomma, se nonostante l’aumento delle temperature le fonti alimentari degli uccelli marini, come il plancton, gli insetti e la vegetazione tornano a comparire ogni anno, ma in anticipo, gli schemi di riproduzione e di nidificazione delle popolazioni di uccelli marini non si adattano a questo cambiamento.

Nello studio è stata utilizzata anche la ricerca sugli uccelli marini del Nanavut, in Canada, di Mark Mallory, professore di biologia all’università di Acadia e attuale Canada Fulbright Visiting Chair in Arctic studies all’università di Washington – Seattle, che ha detto al The Chronicle Herald: «Questo è uno degli esempi di quel che puoi fare quando abbini un pensiero tecnologicamente valido a persone che sono disposte a mettere insieme tutti i loro dati per rispondere a domande più grandi, Per gli uccelli marini, il momento più stressante dell’anno è quando cercano di allevare i loro piccoli: invece di dover solo cercare da mangiare per loro soli, hanno molte altre bocche di cui preoccuparsi. C’è una teoria che in genere ha ricevuto buoni riscontri: è che gli uccelli marini e tutti gli uccelli hanno un periodo di allevamento in modo che i loro piccoli vengano allevati quando sono disponibili scorte di cibo molto alte».

La maggior parte delle fonti di cibo degli uccelli marini migratori iniziano a crescere quando ricevono luce solare e sostanze nutritive, mentre le temperature aumentano in primavera, «Qualcosa che  – dice Mallory  – dovrebbe essere relativamente prevedibile ogni anno». Ma gli scienziati hanno scoperto che con i cambiamenti climatici in corso e il riscaldamento accelerato dell’oceano e lo scioglimento anticipato dei ghiacci marini, le prede tendono a riprodursi prima. Quindi anche gli uccelli dovrebbero accoppiarsi e nidificare prima per allevare i pulcini prima che si esauriscano le scorte di cibo. Ma purtroppo gli scienziati non hanno rilevato questo anticipo del periodo riproduttivo negli uccelli marini  e Mallory conferma: «Sebbene alcune popolazioni si siano leggermente adattate, non è sufficiente tenere il passo con i cambiamenti. Questa è una prova molto convincente che come gruppo questi uccelli non sono così flessibili a livello globale. Questa mancanza di congruenza tra popolazioni di animali e ambienti mutevoli è nota come teoria della discrepanza».

Secondo Mallory e gli altri ricercatori, «Questo non significa che ci sarà un notevole declino negli uccelli marini, ma è qualcosa che nel tempo potrebbe avere effetti disastrosi sulle popolazioni, specialmente quelli che sono già in pericolo o a rischio. Ogni volta che c’è una specie che si è adattata ad una zona e cambi le condizioni di quella zona, se la specie non può (adattarsi) si estinguerà o ridurrà notevolmente i suoi numeri e arriverà qualcos’altro e la sostituirà».

Gli uccelli marini stanno già affrontando molte minacce provenienti da altre fonti, come le interazioni negative con la pesca, la contaminazione da plastica e da altri rifiuti marini, l’inquinamento e Mallory conclude; «Con il cambiamento climatico che ora si aggiunge a questa lista, dovremmo cercare di fare quel che possiamo per eliminare alcune di queste altre minacce più immediate. Non si tratta di un singolo problema. Per fortuna,ci sono alcune minacce che possiamo affrontare e ce ne saranno alcune che richiederanno molta più iniziativa politica, più azioni economiche e che sono più a lungo termine».