Cresce la distanza tra fatti e parole nella lotta al cambiamento climatico

Clima, l’Italia sta peggio della media globale. Ispra: temperature a +1.58°C

Caldo record soprattutto nelle regioni settentrionali, e precipitazioni in calo: siccità al nord ed eventi estremi al Sud

[11 luglio 2016]

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I cambiamenti del clima e il riscaldamento globale non rappresentano più una prospettiva lontana nel tempo e nello spazio ma una realtà con cui gli italiani stanno già facendo i conti, pagando un prezzo più salato rispetto alla media globale. A certificarlo con abbondanza di dati è l’XI rapporto della serie “Gli indicatori del clima in Italia” pubblicato oggi da Ispra, che illustra l’andamento del clima nel corso del 2015 e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni in Italia.

Frutto di indicatori di temperatura e precipitazione derivati da circa 1.100 stazioni distribuite sull’intero territorio nazionale, il rapporto sottolinea che «dal punto di vista termico il 2015 ha segnato il nuovo record della temperatura media annuale», record che finora apparteneva al 2014 e che probabilmente sarà di nuovo superato una volta concluso il 2016.

Per le sempre più esigue truppe degli scettici del cambiamento del clima, l’Ispra ricorda che «a livello globale (terraferma e oceani) il 2015 è stato l’anno più caldo dal 1880 ad oggi», apice di una serie che continua da lustri. «Dal 1986 l’anomalia termica media globale sulla terraferma è stata sempre positiva. Tutti gli anni successivi al 2000 ed il 1998 sono i più caldi dell’intera serie storica».

Questo a livello globale: in Italia sta andando peggio. Se nel 2015 «sulla terraferma l’anomalia della temperatura media globale rispetto al trentennio climatologico di riferimento 1961-1990 è stata di +1.23°C», in Italia questa è arrivata a +1.58°C. Lo stesso dicasi per quanto riguarda i nostri mari: «Il 2015 – sottolinea l’Ispra – si contraddistingue come l’anno più caldo dell’ultimo mezzo secolo anche per aver segnato il record della temperatura media annuale della temperatura superficiale dei mari che bagnano la nostra penisola: con un’anomalia media di +1.28°C, il 2015 si colloca infatti al 1° posto dell’intera serie dal 1961, superando i precedenti record del 2014 e del 2012. Negli ultimi 20 anni l’anomalia media è stata sempre positiva».

Ormai, più che anomalie si tratta del new normal portato dai cambiamenti climatici. Il cui effetto varia a seconda del contesto geografico lungo lo Stivale, mantenendosi però sempre pesante. Distinguendo tra macro-aree geografiche, l’anomalia della temperatura media annuale «è stata in media di +2.07°C al Nord, +1.70 al Centro e +1.28°C al Sud e sulle Isole». Non a caso i nuovi record di temperatura sono stati registrati «soprattutto sulle regioni settentrionali e sulle stazioni in quota dell’arco alpino».

Le stesse zone che, durante il 2015, per il mutare del clima sono state maggiormente colpite dalla siccità. Nell’ultimo anno le precipitazioni cumulate sono state complessivamente inferiori alla media climatologica del Paese di circa il 13%, ma anche in questo caso «il valore medio di anomalia annuale presenta sensibili differenze tra diverse aree del territorio italiano. Al Nord e al Centro il 2015 è stato nettamente meno piovoso della norma (rispettivamente -21% e -17%), al Sud e sulle Isole pressoché nella norma». Anche se in questa “norma” rientra ormai anche un’impennata degli eventi climatici estremi: seppur rimanga difficile «identificare in modo inequivocabile la presenza di trend nei dati delle serie locali di intensità pluviometriche su brevi intervalli di tempo», è un dato di fatto che le precipitazioni sono state mediamente inferiori alla norma quasi ovunque «con la notevole eccezione della Sicilia, che è stata teatro di un numero significativo di eventi estremi, soprattutto nel mese di ottobre. Altri episodi di precipitazione molto intensa e spesso concentrata in poche ore hanno interessato, nel corso dell’anno, diverse regioni italiane, consolidando la percezione di una tendenza all’aumento della frequenza e della intensità di eventi estremi».

A fronte di questo scenario a dir poco problematico, l’Italia istituzionale si muove come un giano bifronte. All’interno degli appuntamenti internazionali si fa portavoce di istanze progressiste promuovendo la battaglia contro i cambiamenti climatici, un fronte lungo il quale si muove però in retroguardia una volta entro i confini nazionali. L’Italia ha firmato l’Accordo di Parigi sul clima, che prevede di mantenere l’innalzamento delle temperature medie globali entro i +2 °C al 2100 (valore al quale le temperature italiane sono già pericolosamente vicine), ma ancora non l’ha ratificato in Parlamento. Il premier Matteo Renzi dichiara a New York che è obiettivo di governo «portare le rinnovabili al 50%», ma nel mentre le nuove installazioni nelle energie pulite crollano e le emissioni di gas serra nazionali tornano a salire (+2% nel 2015) mentre a livello globale sono stabili. Il ministro dell’Ambiente dichiara l’economia circolare una «scelta strategica che l’Italia ha compiuto», quando in realtà il Paese non dispone ancora di una qualsivoglia strategia per l’uso efficiente delle risorse naturali, e neanche conosce in dettaglio i flussi di materia che attraversano ogni giorno l’economia nazionale.

Una distanza tra fatti e parole che continua a crescere, e non è un caso che lo stesso stiano facendo le temperature registrate all’interno dei patri confini: a rimetterci continua ad essere lo straordinario territorio italiano e quanti lo abitano.