Nell’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia una strategia in 5 punti

Riscaldamento globale, Iea: raggiungere il picco delle emissioni entro il 2020 è possibile

I combustibili fossili incentivati 4 volte tanto le rinnovabili. Dobbiamo cambiare

[16 giugno 2015]

rapporto iea energia clima

Nella lotta al riscaldamento globale gli ultimi segnali positivi, come quelli arrivati dal recente G7 in Germania, non bastano ancora: a certificarlo è arrivato dall’ultimo rapporto della Iea, l’Agenzia internazionale dell’energia, che nel suo dossier su Energia e cambiamento climatico mette nero su bianco dove ci porteranno le azioni finora intraprese: se le cose non cambiano, entro il 2100 la temperatura media della Terra salirà di 2,6 °C rispetto all’era preindustriale, sforando dunque in modo rilevante il tetto di sicurezza dei 2 gradi individuato dalla scienza, e sottoscritto da accordi internazionali.

La buona notizia, però, è che non si tratta di una strada già segnata, anzi. Entro 5 anni, sottolinea la Iea, le emissioni globali di gas serra potrebbero già raggiungere il loro picco massimo, e «senza costi economici netti», senza modificare le prospettive di sviluppo economico (ma migliorandone in modo netto la qualità). Il problema non sono infatti le risorse, ma la loro allocazione. Il mondo è a un punto critico nei suoi sforzi per combattere i cambiamenti climatici, e il settore energetico svolge in questo contesto un ruolo cruciale. Solo che al momento è ancora dalla parte sbagliata, foraggiato dai governi.

La vulgata ecoscettica vuole che gli incentivi volti a rendere più sostenibile la nostra economia siano un peso eccessivo per le tasche dei contribuenti, ma la realtà è che ancora oggi, nel mondo, «i sussidi volti al consumo di combustibili fossili sono circa 4 volte tanto quelli per le energie rinnovabili». Secondo i calcoli dell’Agenzia internazionale dell’energia, in media l’emissione di ogni tonnellata di CO2 viene incentivata (!) con un equivalente di 115 dollari.

Una realtà che la Iea approfondisce riferendosi in particolar modo ai paesi in via di sviluppo, ma che trova fondati riscontri anche in paesi europei (Italia compresa, dove secondo le stime di Legambiente gli incentivi diretti e non alle fonti fossili sono arrivati a 17,5 miliardi di euro nel solo 2014).

Ma perché mai alcuni paesi dovrebbero incentivare l’utilizzo dei combustibili fossili? La risposta standard vuole che questo permetta di migliorare le performance economiche: ad esempio, il Fondo monetario internazionale ha stimato una crescita del Pil mondiale più alta dello 0,3-0,7% nel 2015 grazie a un prezzo più basso dei combustibili fossili (dovuto in particolare al crollo verticale del costo del barile). Sfugge però una postilla. Come sottolinea la Iea, i sussidi al consumo delle fonti fossili sono tradizionalmente giustificati con lo scopo di rendere l’energia più accessibile per i poveri, ma l’Agenzia stima che «solo l’8% dei soldi spesi per questi incentivi raggiunga il 20% più povero della popolazione».

Un sistema inefficiente, foriero di disuguaglianze economiche e nemico dell’ambiente, che ancora mantiene un suo equilibrio politico: è il primo totem dell’economia fossile da abbattere per un’azione efficace in favore del clima (e di una migliore economia).

La Iea disegna una nuova rotta passando per 5 punti cardinali: aumentare l’efficienza energetica nell’industria, nell’edilizia e nei trasporti; ridurre l’uso delle centrali meno efficienti e bloccare la costruzione di nuovi impianti; aumentare gli investimenti nelle energie rinnovabili, da 270 miliardi nel 2014 a 400 miliardi l’anno nel 2030; graduale eliminazione dei sussidi al consumo di energia fossile con orizzonte 2030; ridurre le emissioni di metano nell’estrazione di gas e petrolio. Con questa roadmap, denominata “Scenario ponte”, il picco delle emissioni climalteranti potrebbe essere raggiunto già dal 2020. Adesso il fattore chiave non è più nelle tecnologie, o nelle risorse, ma nella volontà politica e nella velocità d’attuazione. «Come le analisi Iea hanno ripetutamente mostrato – sottolinea Maria van der Hoeven, direttore esecutivo dell’Agenzia – il costo e le difficoltà di ridurre le emissioni di gas serra aumentano ogni anno. Il fattore tempo è essenziale».