Il riscaldamento globale raddoppia il rischio di condizioni meteorologiche estreme

[27 gennaio 2015]

Nature Climate Change pubblica lo studio “Increased frequency of extreme La Niña events under greenhouse warming” nel quale un team di ricercatori australiani, cinesi, statunitensi, britannici e francesi, guidati da Wenju Cai , del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (Csiro Australia) e dell’Ocean University of China, ricordano che «El Niño-Southern Oscillation è la più importante fonte di variabilità climatica interannuale della Terra, alternando irregolarmente El Niño e La Niña, e con la conseguente distruzione globale dei modelli meteorologici, degli ecosistemi, della pesca e dell’agricoltura». E i cambiamenti climatici ne stanno accentuando alcune caratteristiche.

L’evento estremo de  La Niña  del 1998-1999 ch fece seguito al’evento altrettanto estremo di El Niño  nel 1997-1998, provocò gravissime siccità indotte da El Niño, seguite da devastanti inondazioni nei Paesi del Pacifico occidentale, e siccità estreme nel sudovest degli Stati Uniti.

I ricercatori sottolineano che «durante gli eventi estremi de La Niña, nel Pacifico centrale si sviluppano  condizioni fredde della superficie del mare che creando un gradiente di temperatura maggiore dal Maritime continent al Pacifico centrale».

Recenti studi hanno rivelato forti  cambiamenti nelle caratteristiche di El Niño con il riscaldamento climatico previsto causato dall’effetto serra, ma è poco chiaro come cambierà La Niña.   Lo studio presenta climate modelling che provano, grazie alla fase 5 del Coupled Model Intercomparison Project, che gli eventi futuri di  estremi de La Niña saranno praticamente il doppio più frequenti:  da uno ogni 23 anni ad uno ogni 13 anni.  Fenomeni che avverranno dopo El Nino estremi, cioè con frequenti oscillazioni tra estremi opposti da un anno all’altro. Per Wenju Cai «Questo significherebbe un aumento della presenza di eventi climatici devastanti con profonde conseguenze socio-economiche. El Niño e La Niña possono essere uno dei principali motori delle condizioni meteorologiche estreme. Vedremo questi eventi meteorologici estremi diventare più frequenti».

Uno dei principali autori dello studio, Mat Collins, dell’università di Exeter, ha detto alla BBC che «gli scienziati hanno un’idea migliore di come El Niño e La Niña sono influenzati dal riscaldamento globale. La nostra ricerca precedente aveva mostrato un raddoppio della frequenza di eventi estremi di El Niño e questo nuovo studio mostra un destino simile per la fase fredda del ciclo. Questo dimostra ancora una volta come stiamo appena cominciando a capire le conseguenze del riscaldamento globale».

Gli scienziati del clima non si stancano di ripetere che non è possibile attribuire singoli eventi – come la tempesta “perfetta” di neve che investe in queste ore New York – ai cambiamenti climatici, ma una revisione della ricerca da parte del Intergovernmental Panel on Climate Change ha concluso che dagli anni ’50 in poi nel mondo c’è stato un aumento costante di giornate più calde e ondate di calore e che, entro la fine del XXI secolo,  aumenteranno le condizioni meteorologiche estreme. El Niño e La Niña potrebbero rappresentare il colossale ticchettio dell’orologio climatico impazzito.