Rischi di catastrofi, l’Onu approva 7 obiettivi e 4 priorità. La dichiarazione di Sendai

In 10 anni o più di 700.000 vittime, 1,4 milioni di feriti e circa 23 milioni di senza tetto

[19 marzo 2015]

Gli oltre 6.500 delegati dei 187 Stati membri dell’Onu che hanno partecipato alla Third United Nations World Conference on Disaster Risk Reduction, a Sendai, in Giappone, hanno adottato la Sendai Declaration ed il  Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030.

Anche questa volta, come già successo alle Conferenze delle parti sul clima, l’accordo è stato raggiunto  solo dopo una maratona negoziale finale durata più di 30 ore, con le associazioni ambientaliste a protestare ed a premere sui delegati,  ma alla fine è stato approvato un nuovo quadro che fissa 7 obiettivi e 4 priorità di azioni per ridurre i rischi di catastrofi.

Secondo Margareta Wahlström, a capo dell’Office for Disaster Risk Reduction dell’Onu, «L’adozione di questo nuovo quadro per la riduzione dei rischi di catastrofi apre un nuovo capitolo importante nello sviluppo sostenibile perché enuncia chiaramente gli obiettivi e le priorità di azione che porteranno ad una riduzione sostanziale dei rischi di catastrofi e di perdite di vite umane e di mezzi di sussistenza. La messa in opera del Sendai Framework nel corso dei prossimi 15 anni necessiterà di un impegno forte e di una leadership politica e sarà essenziale per la realizzazione, più tardi quest’anno, dei futuri accordi sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile e sul clima. Come ha detto il Segretario generale dell’Onu qui all’apertura, lo sviluppo sostenibile comincia da Sendai.

Nella Dichiarazione di Sendai gli Stati membri dell’Onu, riconoscendo il crescente impatto dei disastri e la loro complessità in molte parti del mondo, richiamano tutte le parti interessate ad agire «Consapevoli del fatto che la realizzazione del nuovo quadro dipende dai nostri sforzi incessanti e instancabili per rendere il mondo più sicuro da i rischi di catastrofi nei decenni a venire, a beneficio delle generazioni presenti e future».

La Dichiarazione di Sendai sottolinea anche l’esempio della «vivace ripresa» di Sendai, colpita dal terremoto/tsunami dell’11 marzo 2011 che innescò anche il disastro nucleare di Fukushima Daiichi e il successo dell’ Hyogo Framework for Action, approvato dopo lo tsunami dell’Oceano Indiano che fece 227.000 vittime, che ha ridotto il numero di persone colpite da calamità naturali in Asia, il continente dove si verificano la maggior parte dei disastri “naturali”.

Ma il summit di Sendai ha dovuto comunque prendere atto che negli ultimi 10 anni  le catastrofi naturali hanno fatto più di 700.000 vittime, 1,4 milioni di feriti e circa 23 milioni di senza tetto. Complessivamente, più di 1,5 miliardi di persone sono state in qualche modo colpite da disastri e perdite economiche che in tutto il mondo hanno superato 1.300 miliardi dollari.

Di fronte a questa dura realtà, il nuovo accordo intergovernativo – il primo dell’era dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite post- 2015 – si propone di realizzare, «la sostanziale riduzione del rischio di catastrofi e delle perdite in vite, mezzi di sussistenza e salute e nelle attività economiche, fisiche, sociali, culturali e ambientali delle persone, delle imprese comunità e Paesi». Risultati che richiedono un forte impegno  e coinvolgimento della leadership politica in tutti i Paesi per  l’attuazione e la ricaduta sul territorio del nuovo Framework for Disaster Risk Reduction approvato a Sendai, con un’azione mirata in 4 settori prioritari: Comprensione del rischio di catastrofi; Rafforzamento della governance e della gestione del rischio dicatastrofi; Investire nella riduzione del rischio di catastrofi e nella resilienza; Migliorare la preparazione alle catastrofi per una risposta efficace, e “ricostruire meglio” nella fase di recupero, ripristino e ricostruzione.

Il Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030 di Sendai descrive 7 obiettivi mondiali da raggiungere entro 15 anni: Riduzione sostanziale della mortalità mondiale legata alle catastrofi; Riduzione sostanziale del numero di persone colpite; Riduzione delle perdite economiche in rapporto al Pil mondiale;  ; Riduzione sostanziale dei danni causati alle infrastrutture e dell’interruzione s dei servizi di base, in particolare alle strutture sanitarie ed educative in caso di catastrofe; Aumento del numero di Paesi dotati di strategie nazionali e locali per ridurre i rischi di catastrofe entro il 2020; Rafforzamento della cooperazione internazionale; Accesso accresciuto ai sistemi di allarme precoce  multi-rischi ed alle informazioni e valutazioni sui rischi di catastrofi.

Il presidente della Conference on Disaster Risk Reduction, Eriko Yamatani, conclude: «L’attuazione di questo nuovo quadro si tradurrà in una riduzione del livello degli attuali rischi di catastrofi e permetterà di evitare la comparsa di nuovi rischi».