Sardegna, appello alla Saras: «Ridurre subito gas serra e inquinanti atmosferici e acustici»

[8 luglio 2014]

Goletta Verde è in Sardegna e non poteva non occuparsi del polo industriale della Saras che «Con 5,9 milioni di tonnellate di CO2 emesse ogni anno si attesta come il maggior emettitore in Sardegna di gas ad effetto serra». Secondo gli ambientalisti, «In Italia, per emissioni di CO2 fanno peggio soltanto le centrali termoelettriche di Taranto (7,4 milioni di tonnellate emesse nel 2012), Torrevaldaliga- Civitavecchia, Rm (10 milioni di t) e Brindisi Sud (12,2 milioni di t)». Ma il polo sardo ha anche altri grossi problemi ambientali: «Tra gli impianti industriali più inquinanti (considerando le quantità totali emesse per tipologia di inquinante) la Saras risulta al primo posto in Italia per le emissioni in atmosfera di Cromo e Nichel; ai primi posti per le emissioni di PM10 e al settimo posto per le emissioni di ossidi di zolfo. Infine, da  non sottovalutare, l’inquinamento acustico che il polo industriale procura, in maniera continua, nell’area circostante».

Per tutto questo Legambiente lancia una sfida alla dirigenza dell’azienda, chiedendo «L’approvazione di un progetto importante ed innovativo capace di conseguire in tempi brevi una limitazione considerevole di tutti i fattori di inquinamento».

Gli ambientalisti hanno incontrato la dirigenza della Saras a bordo di Goletta Verde ed hanno illustrato un documento che era già stato consegnato nei mesi scorsi aglio  enti pubblici competenti nei mesi scorsi. Si tratta di un lavoro basato sull’esame del rapporto ambientale del complesso industriale che segnala diverse criticità. A questi dati si aggiungono le classifiche redatte dal Cigno Verde partendo dai dati del registro europeo European Pollutant Release and Transfer Register (E-Prtr) sul totale delle tonnellate emesse e confrontando tutti gli impianti industriali in Italia.

Legambiente fa notare che il rapporto ambientale 2013 dello stabilimento Sars evidenzia  che «Le emissioni in atmosfera hanno una tendenza alla riduzione in particolare per quanto concerne gli ossidi di zolfo (SO2), di azoto (NOx), le polveri sottili (PM10) e il monossido di carbonio (CO), al contempo però i dati dimostrano che per tutti gli inquinanti, nonostante i valori siano inferiori ai valori prescritti dalla Aia, i quantitativi annui immessi in atmosfera risultino molto elevati (circa 3790 t di SO2, 2430 t di NOX, 450 t di CO, 360 t di polveri di cui 213 t di PM10). In particolare confrontando le emissioni di PM10 con gli altri impianti industriali, riportati nel registro E-Prtr dell’Ue, in Italia gli impianti della raffineria risultano ai primi posti in Italia come quantità emesse in atmosfera». Legambiente evidenzia anche le emissioni di altre sostanze inquinanti, «A partire dai metalli pesanti. Come risulta dai dati riportati nel registro e riferiti al 2012 (gli ultimi disponibili) infatti lo stabilimento risulta al primo posto per le emissioni di Cromo (758 kg, al secondo posto la Raffineria di Gela con 577 kg emesse nel 2012) e Nichel (1,79 t emesse nel 2012, seguita dalle raffinerie di Sannazzaro de Burgondi, Pv (1,30 t) e di Venezia (1,01 t)). Inoltre negli ultimi anni si sono verificati casi di emissioni anomale in atmosfera, sia dalle torce che dal camino centralizzato, che impongono, a nostro parere, una riflessione più generale sulla situazione di inquinamento diffuso nel polo industriale e nell’abitato del comune di Sarroch».

E’ anche importante tener presente che nel rapporto sullo stato di salute, connesso allo studio epidemiologico condotto dal professor Biggeri dell’università di Firenze, recentemente presentato nell’ambito del Progetto Sarroch Ambiente e Salute, «Lo studio metterebbe in correlazione l’incidenza delle malattie cardiovascolari registrate tra la popolazione di Sarroch con il complesso delle emissioni dallo stabilimento industriale».

Secondo Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna, «Dallo studio risulta evidente che la sovrapposizione delle varie cause di inquinamento acustico ed atmosferico aggrava gli effetti e genera un diffuso stato di inquinamento ambientale con diverse conseguenze anche sullo stato di salute della popolazione.  Particolare attenzione deve inoltre essere rivolta alle emissioni di gas CO2, che superano i quantitativi previsti dall’Unione europea nell’ambito dell’assegnazione delle quote di emissioni climalteranti e portano l’impianto tra i primi posti in Italia. Un dato che impone la riduzione proporzionale delle emissioni di CO2 e al contempo una compensazione importante dal punto di vista ambientale. In particolare, proponiamo che la compensazione delle elevate emissioni di CO2 del complesso produttivo della Saras avvenga con la realizzazione di aree di forestazione in Sardegna, stimata in una superficie di120mila ettari da incrementare ogni anno. A ciò deve necessariamente aggiungersi un impegno da parte dell’azienda nell’attuare misure idonee a tutelare l’ambiente circostante: anche se al momento la Saras opera nel rispetto dei limiti di legge, l’area nella quale insiste impone una precisa scelta di campo che deve andare oltre quello che impone la normativa per i siti industriali».

Goletta Verde non poteva non sollevare il problema della qualità dell’ambiente marino davanti alla raffineria, dove sono vietate navigazione, balneazione e pesca per motivi di sicurezza. «L’evoluzione della normativa ed il controllo degli enti pubblici – dicono gli ambientalisti – ha permesso di conseguire un miglioramento negli ultimi 10 anni, anche attraverso il potenziamento del sistema di dissalatori, il riciclo delle acque depurate ed il controllo delle acque di scarico. È stato evidenziato, però, che è necessario continuare a condurre indagini approfondimenti su qualità del mare, dei sedimenti nonché del biota, anche perché entro il 2015 gli enti preposti dovranno applicare uno specifico protocollo di monitoraggio di questi fattori a livello regionale, come prevede anche la direttiva europea in tema  di Marine Strategy».

Ma tra i  dati più preoccupanti che emergono nel rapporto ambientale della Saras per il Ciogno Verde ci sono le emissioni di gas climalteranti: «2.239.006 tonnellate di CO2 riferite alla Raffineria e 3.690.724 tonnellate per la centrale termoelettrica che corrispondono ad un totale di 5.929.730 t/anno (dati 2012). Negli anni precedenti le emissioni erano state della stessa entità. Dal rapporto ambientale emerge anche che sulla base del Piano Nazionale di Assegnazione delle quote di CO2, redatto in accordo alla direttiva europea 2003/87/CE, le quote assegnate alla Saras per il 2012 sono state in totale 2.604.100 t/anno ripartite in 2.159.696 t/anno per la raffineria e in 444.404 t/anno per l’impianto IGCC di produzione elettrica. Per cui, con riferimento alla raffineria, risulta che la quantità annua di emissioni di CO2 supera di poco la quota assegnata, mentre per l’impianto Igcc si rileva che la quantità annualmente emessa è 8.3 volte superiore a quella attribuita. Si tratta di valori estremamente elevati che denunciano il fatto che la centrale Sarlux emette una quantità molto elevata di CO2 in atmosfera, peraltro con conseguenti costi per l’acquisto sul mercato delle quote di CO2 mancanti».

Dal rapporto ambientale emerge in maniera chiara che «In tutta la fascia del centro abitato che si trova a ridosso del complesso industriale si registra un livello di rumorosità continuo diurno e notturno con valori non elevatissimi ma comunque alti e continui.  E’ necessaria, quindi, la riduzione generalizzata delle sorgenti di rumore nello stabilimento industriale e la realizzazione contestuale di una barriera sonora efficace in grado di abbassare in maniera considerevole i valori di inquinamento acustico nel centro abitato».