Scoperta un’estinzione di megafauna marina finora sconosciuta

Oltre 2 milioni di anni fa si estinsero in terzo di squali, balene, uccelli marini e tartarughe marine

[27 giugno 2017]

L‘estinzione di gran parte della megafauna terrestre, come la tigre dai denti a sciabola e il mammut, durante l’era glaciale è notissima, ma ora un team internazionale di ricercatori ha dimostrato che un evento simile di estinzione era già avvenuto prima negli oceani e lo hanno reso noto con lo studio “The Pliocene marine megafauna extinction and its impact on functional diversity” appena pubblicato su   Nature Ecology & Evolution.

Il team ha studiato fossili di megafauna marina al Pliocene Pleistocene (da 5,3 milioni a circa 9.700 anni aC) e la leader del gruppo di ricerca, palontologa Catalina Pimiento dell’università di Zurigo Istituto, sottolinea: «Siamo stati in grado di dimostrare che circa un terzo della megafauna marina scomparve all’incirca da 3 a 2 milioni di anni fa. Pertanto, le comunità della megafauna marina che  gli esseri umani hanno ereditato erano già alterate e con un biodiversità e funzioni diminuite».

Infatti, l’evento di estinzione appena scoperto ha influenzato soprattutto i mammiferi marini, che hanno perso il 55% della loro biodiversità, ma si sono estinte anche il  43% delle specie di tartarughe marine, insieme al 35% degli uccelli marini e al 9% degli squali. La scomparsa di questa megafauna marina ha fatto spazio a nuove forme di vita che si sono sviluppate nel Pleistocene: Circa un quarto delle specie animali, tra cui l’orso polare, gli uccelli delle tempeste o i pinguini Megadyptes, non esistevano nel Pliocene. Tuttavia, nel complesso, la vita marina non ha raggiungo i precedenti livelli di biodiversità.

Per determinare le conseguenze di questa estinzione, il team di ricerca si concentrato sulle aree poco profonde della piattaforma costiera, sugli effetti che la perdita di intere entità funzionali ha avuto sugli ecosistemi costieri. Al’università di Zurigo spiegano che «Le entità funzionali sono gruppi di animali non necessariamente correlati ma che condividono caratteristiche simili in termini di funzione che svolgono negli ecosistemi».  Si è così scoperto che 7 entità funzionali si sono estinte nelle acque costiere durante il Pliocene. I ricercatori evidenziano: «Anche se la perdita di 7 entità funzionali e di un terzo delle specie è relativamente modesta, questo ha portato ad un importante erosione della diversità funzionale: è scomparso il 17% della diversità totale delle funzioni ecologiche dell’ecosistema e il 21% è cambiato. Prima sono svaniti i predatori comuni, mentre emergevano i nuovi concorrenti e gli animali marini erano costretti ad adattarsi». Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che, «Al momento dell’estinzione, gli habitat costieri erano  stati significativamente ridotti a causa di violente fluttuazioni del livello dei mari.

I ricercatori ipotizzano che «La perdita improvvisa degli habitat costieri produttivi, insieme a fattori oceanografici quali correnti marine alterate, abbiano notevolmente contribuito a queste estinzioni».

La Pimiento conclude: «I nostri modelli hanno dimostrato che gli animali a sangue caldo, in particolare, avevano più probabilità di estinguersi. Ad esempio, sono scomparse specie di lamantini e balene, così come lo squalo gigante Carcharocles megalodonte. Questo studio dimostra che la megafauna marina era  molto più vulnerabile ai cambiamenti ambientali globali nel recente passato geologico di quanto fosse stato precedentemente ipotizzato. Oggigiorno, anche grandi specie marine come le balene o le foche  sono molto vulnerabili alle influenze umane».