Scott Pruitt si arrende: lascia il “ministro dell’ambiente” Usa, Esultano gli ambientalisti

Travolto da scandali che in Italia non scandalizzerebbe nessuno. Sierra Club: Wheeler non è l’uomo giusto per sostituirlo

[6 luglio 2018]

Alla fine Scott Pruitt ha ceduto e si è dimesso da capo della Environmental protection agency (Epa) il potente e influente “ministero dell’ambiente” Usa. Una brutta botta per il presidente Donald Trump, che ha fortemente voluto alla testa dell’Epa questo fervente neoliberista e negazionista climatico, de che  ha twittato di aver accettato le dimissioni di Pruitt, ma ha aggiunto che «all’interno dell’Agenzia, Scott ha svolto un lavoro eccezionale, e gli sarò sempre grato per questo». Nella sua lettera di dimissioni Pruitt ha confermato la sua totale adesione al programma antiambientalista di Trump lettera di dimissioni di Pruitt a Trump, affermando di essere stato costretto a lasciare l’Epa  a  causa degli «attacchi inesorabili contro di me personalmente e la mia famiglia, che non hanno precedenti».

In realtà la gestione dell’Epa da parte di Pruitt è stata caratterizzata da   una radicale deregulation ambientale  e da continui scandali. Pruitt era sotto inchiesta per una dozzina di casi che riguardavano soprattutto le sue spese e il suo stile di vita, come spendere più di 105.000 dollari per voli in prima classe durante il suo primo anno come amministratore dell’Epa o per aver ricevuto favori da imprenditori e lobbysti. Accusa gravissime negli Usa ma che in Italia – un Paese dove il Partito del vicepresidente del Consiglio e ministro degli interni chiede l’intervento del Presidente della Repubblica perché non vuole restituire 49 milioni di euro illecitamente spesi e fatti sparire – sarebbero poco più che acqua fresca.

Pruitt è accusato di aver mandato i suoi aiutanti a svolgere commissioni per lui, oppure a cercare lavori per la moglie, di non aver rimborsato i suoi dipendenti che gli avevano prenotato dei viaggi con la loro carta di credito, o di aver fatto sparire dalla sua agenda incontri controversi con lobbysti. Alla fine gli ambientalisti e alcuni democratici avevano persino chiesto al Dipartimento di giustizia di aprire un’indagine penale su Pruitt.

Naomi Ages, climate campaigner di Greenpeace Usa sottolinea che «La disastrosa corsa di Scott Pruitt a capo dell’Epa sta “fortunatamente” volgendo al termine, ma non prima di aver tentato di mettere in atto alcune delle politiche più regressive e pericolose mai viste da parte di questa agenzia governativa un tempo vitale. Il periodo di Pruitt all’Epa è stato contrassegnato da numerosi scandali, ma il più grande scandalo di tutti è il fatto che gli sia stato concesso di gestire un’agenzia creata per proteggere la salute umana e l’ambiente. Come Procuratore generale dell’Oklahoma, Pruitt combatté per gli interessi dell’industria petrolifera e del gas e il suo periodo all’Epa non è stato diverso. L’amministrazione Trump non dovrebbe passarla liscia per i danni che ha già provocato sul pianeta. Gli attivisti avevano chiesto le dimissioni di Pruitt fin dal momento in cui era arrivato a Washington e Greenpeace continuerà a combattere la rottamazione delle protezioni ambientali che qualsiasi inadatto successore potrebbe suggerire».

E l’uomo indicato da Trump a succedere a Trump c’è già: è Andrew Wheeler ma è già nel mirino degli ambientalisti, visto che è un noto amico della lobby dei combustibili fossili.

Michael Brune, il direttore esecutivo di Sierra Club, esulta per le dimissioni di Pruitt: «Era ora. Scott Pruitt è stato il peggior amministratore dell’Epa sella storia, e qualsiasi presidente che si preoccupasse di proteggere i contribuenti, di rispettare la scienza, di affrontare la crisi climatica o di proteggere l’ambiente lo avrebbe licenziato mesi fa. Tuttavia, il merito di questo è dovuto ai molti americani di entrambi gli schieramenti che hanno preso provvedimenti e parlato per scacciare uno dei funzionari più corrotti nella storia della nostra nazione». Ma il leader della più grande, influente e diffusa associazione ambientalista Usa, avverte: «L’amministrazione Trump può essere sicura che la stessa energia e passione che ha contribuito all’addio di Scott Pruitt si concentrerà nell’’assicurare che il prossimo amministratore Epa  funzioni per il pubblico, non per le imprese che inquinano. Dobbiamo ripristinare la fiducia dell’opinione pubblica nell’Epa e lasciare che l’agenzia realizzi la sua missione, piuttosto che demolire le leggi che mantengono al sicuro le nostre famiglie. Un lobbista del carbone, perseguitato da problemi etici, come Andrew Wheeler non è la persona giusta. I senatori devono approvare la nomina di un candidato che tenga à la salute e la sicurezza delle famiglie americane a un livello più alto rispetto ai profitti dei grandi inquinatori».

Anche Rhea Suh, presidente del Natural Resources Defense Council, avverte Wheeler, Trump e il Senato Usa: «L’etica è importante. Così come l’impegno al centro della missione dell’Epa. Scott Pruitt ha fallito miseramente su entrambi i fronti. Se anche il suo successore metterà gli interessi degli inquinatori davanti alla protezione della salute pubblica e dell’ambiente, troverà lo stesso muro di resistenza e andrà incontro allo stesso destino».

Pruitt era fortemente sostenuto da Trump e dalla sua banda di negazionisti climatici, ma quando gli scandali hanno iniziato a diventare pubblici, la sua arroganza ha cominciato a infastidire anche sono diversi parlamentari repubblicani e ad essere attaccato anche da alcuni  media di destra. Ma a fino alle dimissioni di Pruitt Trump ha continuato a lodarlo: a giugno, mentre le polemiche sulle sue spese facili montavano, ha detto che Pruitt stava facendo “davvero bene” all’Epa. E dal punto di vista di Trump e della destra statunitense è senz’altro vero: Pruitt ha rottamato 22 regolamenti e leggi  ambientali  – a cominciare dal Clean Power Plan di Barack Obama – e aveva iniziato a snantellarne altri 44. La sua gestione dell’Epa si è caratterizzata per il pessimo rapporto con gli scienziati, per il negazionismo climatico e per le ordinanze che modificavano radicalmente l’uso della scienza da parte dell’agenzia, mentre le istanze di multinazionali e grandi imprese venivano accolte a braccia aperte e le cause dell’Epa contro gli inquinatori calavano drasticamente. Una politica antiambientalista che ha provocato la fuga dall’Epa di 700 dipendenti e che ha ridotto l’Agenzia ai livelli raggiunti durante l’amministrazione Reagan. Gli uffici più colpiti dai licenziamenti sono stati quelli che si opponevano come potevano alla deregulation di Pruitt: l’Ufficio per la sicurezza e la prevenzione dell’inquinamento chimico, l’Ufficio per la ricerca e lo sviluppo e l’Ufficio per l’applicazione e la conformità.

Pruitt è stato forse il più zelante esecutore degli ordini di Trump e della destra americana, ma alla fine è stato travolto da una slavina di piccoli scandali personali determinati dalla sua ingordigia e dalla ricerca di piccoli e grandi privilegi. Cosa ancora imperdonabile negli Usa, nonostante Donald Trump.