I risultati di una nuova ricerca pubblicata su Science Advances

Se bruciassimo tutti i combustibili fossili il livello del mare si alzerebbe di 60 metri

Oltre la soglia dei 2 °C, addio all’Antartide. E a città come Tokyo, Calcutta, Amburgo e New York

[14 settembre 2015]

clima mare antartide

Se dessimo fondo a tutte le riserve di combustibili fossili ancora presenti sul pianeta, di spazio sulla Terra ne rimarrebbe molto meno per noi. Il livello del mare crescerebbe di 50-60 metri, sommergendo un’area che oggi ospita un miliardo di persone: città come Tokyo, Hong Kong, Shanghai, Calcutta, Amburgo e New York – e anche buona parte della penisola italiana, per dire – sarebbero solo un ricordo sommerso dai flutti.

È questa l’amara realtà che emerge da una nuova ricerca, appena pubblicata su Science Advances, e frutto di un team internazionale che ha incrociato le competenze del Postdam institute for climate impact research e del Carnegie institution for science (università di Stanford).

«Se dovessimo bruciare tutte le riserve raggiungibili di combustibili fossili, questo eliminerebbe la calotta antartica e provocherebbe in innalzamento globale del livello del mare a lungo termine senza precedenti nella storia umana – spiega Ricarda Winkelmann, prima firma dello studio – questo non accadrebbe in una notte, ma il fatto strabiliante è che le nostre azioni di oggi stanno cambiando il volto del pianeta Terra come la conosciamo, e continueranno a farlo per decine di migliaia di anni a venire. Se vogliamo evitare che l’Antartide si sciolga, dobbiamo tenere carbone, gas e petrolio nel sottosuolo».

La scelta opposta, ovvero quella di bruciare tutti i combustibili fossili alla nostra portata, avrebbe come conseguenza l’immissione in atmosfera di 10mila miliardi di tonnellate di CO2, e un innalzamento del mare pari a circa 3 centimetri all’anno, nel corso dei prossimi mille anni. A lungo andare i ghiacci del Polo sud non avrebbero scampo, e sciogliendosi arriverebbero ad alzare il livello delle acque fino a 60 metri.

Il lasso temporale analizzato dai ricercatori è molto lungo, ma gli effetti del cambiamento climatico (come l’aumento degli eventi climatici estremi) è in aumento già oggi, e «utilizzando sempre più energia fossile – precisa Anders Levermann, co-autore della ricerca – aumentiamo il rischio di innescare cambiamenti che potremmo non essere in grado di fermare o invertire in futuro».

Rispettando il limite di 2 °C di riscaldamento globale, l’analisi dei ricercatori mostra come l’innalzamento del livello del mare potrebbe essere limitato a un intervallo di pochi metri, ancora gestibile. Oltrepassando questa soglia, però, non solo l’Antartide occidentale (sul quale finora erano maggiormente concentrate le preoccupazioni della comunità scientifica) ma anche quello orientale si fonderebbero, andando a ridisegnare i confini delle regioni costiere per millenni avvenire. Una responsabilità che è nelle nostre mani, oggi.