Il nuovo Segretario di Stato Usa rifiuta di rispondere sul negazionismo climatico e “scarica” Putin (VIDEO)

«Russi e americani non saranno mai amici», disse quello insignito dell’Ordine dell’amicizia da Putin

[12 gennaio 2017]

Ieri, l’ormai ex amministratore delegato di ExxonMobil, Rex Tillerson  è comparso alla prima udienza della Commissione esteri del  Senato Usa che deve esaminare le sue competenze e il suo programma per confermare l’indicazione del presidente eletto Donald Trump che lo vuole come suo Segretario di Stato, una carica ancora più importante di quella di vicepresidente.

Nonostante l’audizione sia stata subito interrotta da una vittima dell’uragano Sandy che, prima di essere trascinata via dalla sicurezza del Senato, è riuscita a esporre uno striscione e a gridare «La mia casa è stata distrutta nell’n uragano Sandy, la mia casa è stata distrutta. Senatori, siate coraggiosi. Proteggete la mia comunità, proteggete l’America. Bocciate Rex Tillerson», quello che sembra destinato a diventare l’uomo che deciderà la guerra e la pace nel mondo e le politiche energetiche e ambientali Usa non ha risposto sulla Exxon e i cambiamenti climatici, mentre – probabilmente per evitare di essere impallinato dal fuoco amico della consistente e agguerrita ala anti-russa del Partito Repubblicano – ha praticamente scaricato il suo friend Vladimir Putin.

Infatti, se Tillerson nel suo discorso introduttivo di solo 2.155 parole ha espresso opinioni sulla politica estera e la Russia, ha taciuto su Exxon, energia e cambiamento climatico. L’amministratore delegato della Exxon ha citato 9 volte la Russia, 9 volte la Cina, 6 volte i diritti umani, ma non ha  mai pronunciato le parole “cambiamento climatico”, “energia”, “petrolio”, o “ExxonMobil”.

A differenza di molti altri candidati al governo Trump, Tillerson ha detto pubblicamente che i cambiamenti climatici sono reali, ha sostenuto per un prezzo per il  carbonio e l’Accordo di Parigi sul clima. Ma è anche stato per decenni ai vertici della più grande multinazionale petrolifera del mondo, con una lunga storia di disinformazione e negazionismo climatici e che ha finanziato organizzazioni politiche negazioniste come del clima negando come il famigerato American legislative exchange council (Alec) o l’American enterprise institute.

Dopo il discorso introduttivo di Tillerson, durante il suo “interrogatorio” sono stati buttati fuori dall’aula altri due manifestanti che chiedevano ai senatori di impedire che Tillerson diventi Segretario di Sato, chiedendo loro di «Essere coraggiosi e  proteggere i più vulnerabili».

L’audizione di Tillerson si è fatta davvero imbarazzante quando ha dovuto affrontare la raffica di domande del senatore democratico Tim Kaine sul fatto che la Exxon aveva continuato a promuovere e finanziare i gruppi negazionisti  nonostante avesse da decine di anni informazioni scientifiche che confermavano i rischi del riscaldamento globale . Ma, nonostante abbia lavorato alla Exxon per più di 40 anni, Tillerson si è rifiutato di rispondere alla domanda di Kaine sulla disinformazione climatica organizzata dalla Exxon, dicendo: «Senatore, dal momento che non sono più con la ExxonMobil, non sono nella posizione di parlare a loro nome».

Kaine ha ricordato a Tillerson che è stato con la Exxon per quasi 42 anni e che ha trascorso circa la metà di quegli anni in una posizione esecutiva e di gestione, diventando amministratore delegato nel 2006, e ha aggiunto: «Non le sto chiedendo  di parlare a nome di ExxonMobil. Si è dimesso da ExxonMobil. Le sto chiedendo se le accuse sono vere o false su queste affermazioni riguardanti la conoscenza da parte di ExxonMobil della scienza climatica e la decisione di finanziare e promuovere una visione contraria alla coscienza scientifica». Ma Tillerson ha ancora una volta eluso la domanda: «La questione avrebbe dovuto essere rimessa alla ExxonMobil».

Kaine gli ha chiesto di chiarire se non conoscesse la risposta o se si stesse semplicemente rifiutando di rispondere alla domanda. E Tillerson, tra le risate del pubblico, ha risposto con candida arroganza: «Un po’ di entrambe le cose».

Dopo il rifiuto di Tillerson di rispondere alle domande sul negazionismo climatico della  Exxon, La direttrice esecutiva di 350.org, Mary Boeve, ha attaccato duramente il futuro Segretario di Stato «Tillerson tace ancora su ciò che Exxon sapeva sui cambiamenti climatici. Alla domanda diretta sulla copertura sul clima della company, Tillerson ha obiettato e negato. Abbiamo bisogno di un segretario di Stato che riconosca che la crisi climatica richiede un’azione coraggiosa, non di un amministratore delegato dell’industria petrolifera che si dedica a diffondere disinformazione. Tillerson merita un’indagine federale sulle bugie di Exxon, non un posto nel governo»- Prima, rispondendo a una domanda sui cambiamenti climatici del repubblicano Bob Corcker, Tillerson aveva ammesso  che «L’aumento delle concentrazioni di gas serra in atmosfera sta avendo un effetto», ma ha aggiunto «La nostra capacità di prevederne l’effetto è molto limitata».

Come fa notare ThinkProgress, non è vero: «Gli scienziati stanno ancora discutendo su alcuni potenziali impatti dei cambiamenti climatici – quanto potrebbe aumentare o diminuire il numero delle tempeste tropicali, per esempio – ma altri effetti sono ben definiti. Tra la comunità scientifica, non c’è dubbio che l’aumento delle emissioni di gas serra farà salire la temperatura globale e che tali aumenti di temperatura sono già in corso. Gli scienziati sanno con certezza che l’aumento delle temperature sta portando i ghiacciai e il permafrost a sciogliersi e a restringersi e che lo scioglimento dei ghiacciai, insieme all’aumento delle temperature, sta facendo salire il livello del mare. L’unico fatto su cui gli scienziati del clima sono  incerti e su  in che misura il cambiamento misura climatico continuerà in futuro e sul atto se tali impatti potrebbero avvenire a breve e medio termine o  in un arco di tempo molto lungo (tipo in un futuro di 1.000 anni), in parte perché che dipende dalla grandezza della risposta dell’umanità al problema».

Ma se Tillerson è stato elusivo sul cambiamento climatico è stato sbalorditivo sui rapporti con la Russia.

Rispondendo al democratico  Bob Menendez, Tillerson ha detto che né lui né Exxon avevano mai fatto pressioni contro le sanzioni contro la Russia e, quando Menendez ha mostrato i documenti che dimostrano il contrario, Tillerson ha detto per due volte di non saperne nulla. Joe Romm fa notare su Climate Progress che «L’idea che Tillerson non sappia delle pressioni Exxon – su una questione di chiaro interesse per la company che stava dirigendo – sfida la logica. Tillerson era responsabile delle holdings della Exxon in Russia a partire da gennaio 1998. Tillerson era “il direttore di lunga data di una compagnia petrolifera russo-americano con sede nel paradiso fiscale delle Bahamas”, come ha riferito il britannico The Guardian il mese scorso. Nel 2013, Putin ha conferito all’allora amministratore delegato Tillerson l’onorificenza più alta che uno straniero può ricevere – l’Ordine di amicizia – per aver negoziato un affare da 500 miliardi di dollari con la compagnia petrolifera russa Rosneft, di proprietà dello Stato (cioè  controllata da Putin)».

Ma il voltafaccia più spregiudicato di Tillerson durante l’audizione è stato proprio verso Putin e la Russia, indicati come «un pericolo» per l’Europa, con l’assicurazione che americani e russi non saranno «mai amici».

Per ingraziarsi i repubblicani anti-russi e i democratici indignati per l’interferenza degli hacker russi nella campagna elettorale Usa, Tillerson ha detto che «Oggi la Russia rappresenta un pericolo» ed h condannato Mosca perché ha «Invaso l’Ucraina impadronendosi della Crimea e ha apportato il suo sostegno alle forze siriane», reclamando addirittura una «risposta vigorosa» deli Stai Uniti.

Dimenticate le cene seduto accanto a Putin e le onorificenze, Tillerson ha però rifiutato di accusare il presidente russo di essere «Un criminale di guerra», come avrebbe voluto il repubblicano Marco Rubio.

Anche il senatore democratico Ben Cardin ha accusato «Il presidente Putin di aver ucciso da decenni l’emergere della democrazia nel Paese e di essere intento ad erodere il sostegno alla democrazia in Europa». Qui Tillerson ha risposto che «I nostri alleati della Nato hanno ragione di allarmarsi per la risorgenza della Russia»  e ha condannato le ambizioni russe riguardo all’Europa.

Con grande delusione di chi credeva che Trump avrebbe davvero fatto un’intesa di ferro con Putin, Tillerson ha riconosciuto che è vero quel che dice l’attuale Segretario di Stato Usa  John Kerry: «Anche se la Russia cerca di farsi rispettare sulla scena internazionale, le sue attività recenti sono andate contro gli interessi americani».

Ma la cosa che avrà fatto più dispiacere a Putin, che su Tillerson aveva investito così tanto, è che il Segretario di Stato indicato da Trump abbia detto che con la Russia «Non saremo probabilmente mai amici a causa dei sistemi di valori chiaramente differenti».

Quindi Tillerson non la pensa come Trump che, ancora nella conferenza stampa di ieri, ha apprezzato «l’intelligenza» di Putin  e detto che se il presidente russo lo apprezza questo è un vantaggio».

Ma Putin probabilmente non digerirà il vero e proprio tradimento di Tillerson che, tanto per aggravare la situazione, ha detto che «Si potrebbe ragionevolmente pensare» che ci sia proprio Putin  dietro i pirati informatici russi  che hanno cercato di condizionare e elezioni americane.

Però, nonostante tutto questo, l’ex Ceo della ExxonMobil resta convinto che le sanzioni imposte da Barack Obama alla Russia «Fanno del male all’ambiente del business americano», desideroso di investire in Russia. Pecunia non olet, è proprio il caso di dire, soprattutto se profuma di petrolio e di gas.

Ma Tillerson ne ha avute anche per la Cina: «Non è stata un partner affidabile nell’usare la sua influenza per ostacolare la Corea del nord e i suoi programmi militari balistici sanzionati dalla comunità internazionale». Senza però dire che anche la Cina ha condannato i test nucleari e missilistici nordcoreani. Comunque, secondo Tillerson (e Trump), anche la seconda potenza mondiale sarebbe «In conflitto con gli interessi americani».

La strategia di Tillerson (e Trump) sembra abbastanza chiara: le candidature dei segretari del governo Usa devono essere approvate da almeno 51 senatori su 100, i repubblicani hanno 52 seggi al Senato, se tutti i democratici e tre repubblicani votassero contro Rex Tillerson, non diventerebbe Segretario di Stato.

La pessima figura di Tillerson sul negazionismo climatico probabilmente non gli costerò nemmeno un voto da parte dei repubblicani che sono praticamente tutti negazionisti, mentre la conferma della linea filo-russa gli sarebbe quasi sicuramente costata la poltrona, visto che tra i repubblicani in moti odiano Putin e hanno appoggiato le milizie jihadiste siriane finanziate e amate da Arabia Saudita e Qatar e Turchia.

Insomma, Washington val bene una messa, anche se sembra un imbarazzante de profundis a una così bella amicizia di affari petrliferi tra Tillerson e Putin.