Sempre più frequenti gli eventi meteorologici estremi. Possibile che si “spenga” la Corrente del Golfo?

Le accademie scientifiche Easa ai governi: interventi urgenti per l'adattamento ai cambiamenti climatici

[26 marzo 2018]

L’European academies’ science advisory council (Easac), l’associazione di 27 accademie dell’Unione europea e di Norvegia e Svizzera  che fornisce alla politica un’informazione indipendente su temi scientifici di rilevanza sociale,  ha pubblicato il rapporto “Extreme weather events in Europe Preparing for climate change adaptation: an update on EASAC’s 2013 study”   che contiene nuovi dati che dimostrano che «negli ultimi 36 anni gli eventi meteorologici estremi sono diventati più frequenti», con un significativo aumento delle inondazioni e di altri eventi idrologici rispetto a cinque anni fa,

L’Esac, «Dato l’aumento della frequenza degli eventi meteorologici estremi» chiede «maggiore attenzione all’adattamento ai cambiamenti climatici in tutta l’Unione europea: i leader e i responsabili politici devono migliorare l’adattabilità delle infrastrutture e dei sistemi sociali europei a un clima che cambia».

La Leopoldina – Nationale Akademie der Wissenschaften tedesca, sottolinea che «A livello globale, secondo i nuovi dati, il numero di inondazioni e di altri eventi idrologici è quadruplicato dal 1980 e raddoppiato dal 2004, evidenziando l’urgenza dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Gli eventi climatici, come temperature estreme, siccità e incendi boschivi, sono più che raddoppiati dal 1980. Gli eventi meteorologici, come le tempeste, sono raddoppiati dal 1980  al  2013. Questi eventi meteorologici estremi comportano notevoli costi economici. Nei dati aggiornati, le perdite dovute a temporali nel Nord America sono raddoppiate: da meno di 10 miliardi di dollari nel 1980 a quasi 20 miliardi dei dollari nel 2015». I danni degli alluvioni in Europa, nonostante la loro maggiore frequenza, mostrano un trend quasi statico «che indica che le misure di protezione che sono state implementate potrebbero aver causato minori perdite da  alluvioni«

Il direttore del programma ambiente dell’Easac, Michael Norton, ha sottolineato che »Il nostro rapporto sugli eventi meteorologici estremi del 2013, basato sui risultati dell’Accademia norvegese delle scienze e delle lettere e dell’Istituto meteorologico norvegese, è stato aggiornato e gli ultimi dati supportano le nostre conclusioni originali: c’è stato e continua ad esserci un aumento significativo della frequenza degli eventi meteorologici estremi, rendendo ancora più urgente affrontare i problemi climatici. L’adattamento e la mitigazione devono rimanere i capisaldi della lotta ai cambiamenti climatici. Così come pubblicato quest’anno dall’Unione europea  nelle valutazione della sua strategia climatica».

Per l’Italia partecipa all’Easac l’Accademia Nazionale dei Lincei che è rappresentata da Bruno Carli, socio della Classe di scienze fisiche, matematiche e naturali e che in una nota sul rapporto spiega: «Gli eventi estremi sono un problema molto dibattuto per le gravi conseguenze economiche e sociali e per l’ancora incerta attribuzione al cambiamento climatico. La manifestazione più significativa del cambiamento climatico è l’aumento del valore medio della temperatura della superficie terrestre, il così detto riscaldamento globale, che è ormai un fatto accertato con gravi conseguenze come lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare e una maggiore diffusione della desertificazione. Sappiamo anche che la causa principale del riscaldamento globale è l’attività umana con l’uso di combustibili fossili e con le pratiche intensive di coltivazione ed allevamento.  Il discorso è più complicato quando si parla di eventi estremi quali siccità e alluvioni, gelate e ondate di caldo. E’ ragionevole pensare che con il riscaldamento globale ci sia più energia e vapore acqueo nell’atmosfera e gli eventi estremi siano favoriti, ma la fluidodinamica del sistema meteorologico implica meccanismi complessi di circolazione atmosferica che rendono difficile avere certezze scientifiche su questi fenomeni».

Secondo Carli, «Lo studio di Easac, di cui già cinque anni fa erano state pubblicate delle prime considerazioni, parte dall’osservazione di un sintomo: il calcolo dei danni causati da alcuni eventi estremi in Europa negli ultimi anni. L’aumento dei danni non può essere dimostrazione dell’aumento delle cause perché anche altri processi, quale una maggiore antropizzazione e cattiva o virtuosa gestione del territorio, possono contribuire alla quantificazione degli effetti. Tuttavia per tutti gli eventi meteorologici presi in considerazione osserviamo nel tempo un sistematico aumento dei danni, mentre lo stesso non avviene per eventi estremi geofisici come i vulcani e i terremoti.  Nel recente aggiornamento, Easac mette in evidenza che i dati raccolti negli ultimi anni confermano e rafforzano l’evidenza presentata nel rapporto originale e segnala alcuni importanti sviluppi nella comprensione scientifica degli eventi estremi. Tangibili cambiamenti sono stati osservati in alcuni fenomeni che sono direttamente collegati agli eventi estremi, quali un indebolimento dei processi che concorrono alla corrente del Golfo e una diretta relazione fra il riscaldamento della zona Artica e gli eventi di freddo estremo invernale che colpiscono l’Europa e il Nord America. Anche le capacità di previsione dei modelli stanno facendo dei progressi e esistono risultati che indicano, sebbene non ancora in modo del tutto concorde, un aumento di alcuni eventi estremi come effetto del riscaldamento globale in corso».

Infatti, un importante punto di discussione è se la Corrente del Golfo,  o Atlantic Meridional Overturning Circulation (Amoc), si ridurrà o potrebbe “spegnersi” del tutto, con drammatiche conseguenze  per il clima dell’Europa nord-occidentale.  All’Easac dicono che «Il recente monitoraggio suggerisce un significativo indebolimento, ma continua il dibattito sulla questione se la corrente del Golfo possa “spegnersi” a causa dell’aumento dei flussi di acqua dolce provenienti dalle precipitazioni a latitudini più a nord e dallo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia».

L’Easac  conclude evidenzia «L’importanza di continuare a utilizzare i dati emergenti  del  monitoraggio oceanografico per fornire una previsione più affidabile degli impatti del riscaldamento globale sull’Amoc».

Carli conclude: «L’aumento storico dei danni e le prime evidenze scientifiche di un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi a causa del riscaldamento globale (del quale è ormai certa un’ulteriore crescita nei prossimi anni) portano a concludere che siamo esposti ad un rischio crescente di eventi estremi ed è necessario adottare idonee misure preventive di adattamento».