“Senza precedenti’: 3 incendi boschivi devastano la California dopo un’estate record per il fuoco

Il cambiamento climatico sta rendendo i giganteschi incendi la nuova normalità

[12 novembre 2018]

In molti speravano che i giganteschi incendi che hanno devastato la California quest’estate fossero un lontano ricordo, ma a novembre il Golden Stata è ancora in piena stagione degli incendi e la California sta combattendo contro tre fronti di fuoco che stanno divorando foreste e case.

Il Camp Fire, l’incendio scoppiato l’8 novembre, ha devastato la città di Paradise, a nord-est di San Francisco e ha bruciato centinaia di migliaia di ettari, espandendosi a una velocità mai vista.

Paradise è ridotta in rovine fumanti e i sui 27.000 abitanti sono fuggiti di fronte a un muro di fiamme e sotto pesanti nuvole di fumo.

Gli esperti fanno notare che mentre ci si poteva aspettare degli incendi a fine stagione nella California meridionale, è raro che a  novembre ci siano incendi boschivi così a nord, ma i meteorologi dicono che il fortissimo vento, insieme alla pochissima pioggia caduta negli ultimi 6 mesi e alla bassa umidità hanno creato condizioni «senza precedenti».

Conosciuti come Diablo nel nord e Santa Ana nel sud, i fortissimi venti prodotti dall’alta pressione si sviluppano  in Nevada e nell’Utah e poi si scontrano con sistemi a bassa pressione sulla California. Mentre l’aria scende, si comprime per diventare più calda e secca e prende velocità con raffiche ad oltre 100 km all’ora.

Le due parole più usate per descrivere i giganteschi incendi californiani sono «senza precedenti», il problema è che l’intera Costa occidentale Usa viene da anni di fila di stagioni di incendi boschivi «senza precedenti» e che gli esperti dicono che ormai è chiaro che questi incendi sempre più intensi sono collegati ai cambiamenti climatici. Per la California una lunga e devastante stagione degli incendi sta diventando la nuova normalità.

Su ThinkProgress Kyla Mandl ricorda che «Alcune ricerche suggeriscono che i cambiamenti climatici potrebbero influenzare i venti  Diablo e Santa Ana, ma non è chiaro fino a che punto. Indipendentemente da ciò, con temperature più elevate e condizioni di siccità persistenti, c’è più carburante per gli incendi, rendendoli più grandi e più costosi da combattere. L’aggiunta di venti forti a questa situazione aiuta semplicemente a ventilare le fiamme sempre più alte».

Durante uno dei giganteschi incendi estivi, Michael Mann, uno scienziato dell’atmosfera della Pennsylvania State University, ha detto ad ABC News: «Non stiamo dicendo che il cambiamento climatico sta letteralmente causando gli eventi. Ciò che possiamo concludere con una grande dose di fiducia ora è che il cambiamento climatico sta rendendo questi eventi più estremi».

Intanto, mentre ancora i negazionisti climatico sono alacremente al lavoro alla Casa Bianca e mentre il Camp Fire continua, un altro incendio, il  Woolsey Fire ha costretto ad evacuare circa 75.000 case appena a nord di Los Angeles – comprese le regge delle star di Hollywood che tanto preoccupano i nostri telegiornali – e anche questo incendio è stato descritto come «senza precedenti per l’area», come ha twittato il capo del Los Angeles Bureau  Jon Passantino.

In soli 12 minuti l’Hill Fire – che brucia a soli 9 miglia dal Woolsey Fire – ha saltato l’autostrada 101, incenerendo 10.000 acri.

Nessuno sa quale sia la reale entità dei danni  e il 9 novembre i vigili del fuoco dicevano che i tre incendi era «contenuti allo 0%» e che, ancora una volta, questi tre incendi si vanno ad aggiungere a alla «stagione degli incendi di quest’anno che non ha precedenti».

Nella sola California quest’estate ci sono stati 16 grandi incendi e a volte nell’intero Stato la qualità dell’aria era peggiore di quella venefica di Pechino.

Gli ambientalisti ricordano che giganteschi incendi ci sono stati anche in Europa (Grecia, Svezia, Portogallo, ecc) e un po’ in tutto il mondo e che «Tutti questi incendi si verificano mentre il mondo sta vivendo temperature record record e vede aumentare le emissioni di gas serra».