Si sposta il confine climatico del 100° meridiano, dove iniziavano le grandi pianure

Negli Usa «Le implicazioni per l'agricoltura e altre attività potrebbero essere enormi»

[16 aprile 2018]

Nel 1878, il geologo ed esploratore statunitense Wesley Powell tracciò nel fango  una linea invisibile ma molto lunga: era il centesimo meridiano occidentale, la longitudine che identificava il confine simbolico  tra i piovosi Stati Usa  orientali e le aride pianure occidentali. Da sud a Nord, il meridiano taglia gli stati orientali del Messico e risale verso il Texas, l’Oklahoma, il Kansas, il Nebraska, i Dakota e la provincia canadese del Manitoba, diretto al polo.

Powell, meglio conosciuto  per aver esplorato il Grand Canyon e altre aree dell’allora selvaggio west, era diffidente sulla possibilità che nella regione f delle grandi praterie sorgessero grandi insediamenti umani e tentò di convincere il Congresso a istituire distretti idrici e per la gestione del territorio che superassero i confini dei nuovi Stati e Territori per affrontare con una visione di insieme quelli che profeticamente già individuava come grossi problemi ambientali. Una richiesta respinta con forza dai leader politici degli Stati del West americano che Powell volesse impedire lo sviluppo (e il loro potere). Powell venne sconfitto e non sarebbe stata né la prima né l’ultima volta che i governatori e i politici statunitensi avrebbero ignorato il parere degli scienziati. Bisognerà capire se la stessa cosa accadrà anche ora, 140 anni dopo, mentre gli scienziati stanno studiando di nuovo il 100° meridiano e in due documenti appena pubblicati cercano di capire cosa è successo in quell’area e cosa riserverà il futuro agli Usa e al resto del Nord America.

Lo studio “Whither the 100th Meridian? The Once and Future Physical and Human Geography of America’s Arid–Humid Divide. Part I: The Story So Far” e quello “Part II” pubblicati  su Eart Interaction dell’American Meteorological Society (Ams), confermano che, a causa dei cambiamenti climatici, il confine climatico tracciato da Powell si sta spostando verso est, come dimostrano i dati su agricoltura e popolazione, Il team di ricercatori della Columbia University e della Pennsylvania State University dice che quasi certamente la linea del confine climatico continuerà a spostarsi nei prossimi decenni, estendendo il clima arido delle pianure occidentali al  Midwest e aggiunge che «Le implicazioni per l’agricoltura e altre attività potrebbero essere enormi».

La linea del 100° meridiano può essere oltrepassata con un passo ma il confine che rappresenta è più sfumato e graduale. Nel 1890, Powell scriveva: «Passando da est a ovest attraverso questa fascia si osserva una trasformazione meravigliosa. A est si vede una lussureggiante crescita di erba e i fiori sgargianti dell’ordine Compositae rendere bellissimo il paesaggio della prateria. Passando verso ovest, scompaiono specie dopo specie di erba lussureggiante e piante da fiore brillanti; il terreno diventa gradualmente nudo, con grappoli d’erba qua e là; di tanto in tanto si vede un cactus spinoso e la pianta di yucca spinge fuori le sue baionette affilate». Oggi è difficile rintracciare quei paesaggi selvaggi:  l ‘«erba lussureggiante» della prateria orientale è stata arata molto tempo fa per trasformarla in campi di mais, grano e altre coltivazioni, degli habitat originari sono rimasti solo alcuni frammenti nelle pianure occidentali meno popolate.

Il principale autore dei due studi, Richard Seager, climatologo del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University, ricorda che «Powell parlava eloquentemente del centesimo meridiano e questo concetto di linea di confine è rimasto con noi fino ai giorni nostri. Ci siamo chiesti se ci sia davvero una divisione e se sia influenzata dall’insediamento umano. Gli studi sono un esempio di “psicogeografia”: l’esame di come l’ambiente influisce sulle decisioni umane».

Il confine climatico no è certo una linea, ma il 100° meridiano è la cosa che più ci si avvicina ed è facilmente visibile sulle mappe. A causa di modelli del vento su scala globale, a ovest di questa longitudine, le precipitazioni diminuiscono bruscamente. A est della linea, riprendono bruscamente. Powell aveva osservato correttamente che le pianure occidentali sono in parte secche perché si le Montagne Rocciose che le sovrastano assorbono quasi tutta l’umidità che soffia dall’Oceano Pacifico. Il team di Seager ha identificato  altri due fattori: In inverno, le tempeste atlantiche portano molta umidità nelle pianure orientali e nel sud-est, ma non vanno abbastanza lontano per bagnare le pianure occidentali. In estate, l’umidità proveniente dal Golfo del Messico si sposta verso nord, ma anche quella va verso est, rifornendolo ancora con abbondanti precipitazioni, mentre il west ne resta escluso. Secondo Seager  nel mondo esiste u solo un altro confine climatico così netto: «quello che separa il deserto del Sahara dal resto dell’Africa, anche a causa dei limiti posti dai venti oceanici prevalenti».

Negli Usa gli effetti del clima si manifestano con grande evidenza: «A ovest, la densità della popolazione diminuisce drasticamente, ci sono meno case, strutture commerciali e strade – dicono i ricercatori – Le fattorie sono meno numerose, ma più grandi, rispecchiando l’economia di una minore quantità d’acqua e quindi una minore produttività. Ad est, il 70% del raccolto è il mais che ama l’umidità; a ovest è predominante, il grano resistente all’aridità».

Ma le temperature più alte causate dal cambiamento climatico sembrano spingere questo confine climatico sempre più a est. Se è vero che nelle pianure settentrionali le precipitazioni non sono cambiate molto, le temperature stanno facendo aumentare l’evaporazione dal suolo. Più a sud, i cambiamenti simultanei nei modelli di vento causando  minori precipitazioni . Il risultato è che questo tende a spingere l’aridità occidentale verso est. I dati raccolti a partire dagli anni ’80 indicano che il confine statistico tra le zone umide e quelle aride si è ora spostato più vicino al 98° meridiano, circa 140 miglia a est. Seager avverte che «Le variazioni meteorologiche di anno in anno potrebbero confondere i dati, e in ogni caso le modifiche sono ancora troppo piccole e graduali per influenzare ancora l’utilizzo del suolo su vaste aree . Ma è sicuro che durante il XXI secolo l’aridità si sposterà percettibilmente verso est»,

Seager e il suo team prevedono anche che, con l’avanzare della siccità, sempre più fattorie dell’est degli Usa, se vogliono rimanere attive e sopravvivere, dovranno consolidarsi e diventare più grandi, A meno che gli agricoltori non irrighino ancora di più i campi o si adattino in altro modo, dovranno passare dal mais al grano o qualche altra coltivazione più adatta. Le grandi distese di terreni coltivati ​​potrebbero diventare improduttive e dover essere convertite in pascoli. L’approvvigionamento idrico potrebbe diventare un problema per le aree urbane.

Alcuni storici dicono che si probabilmente tutto questo è stato influenzato dall’insediamento dei coloni bianchi al di là del 100° meridiano dopo la fine della schiavitù: prima l’espansione agricola ad est era ostacolata perché poteva diventare un pericoloso concorrente per le piantagioni sudiste. Un’altra causa della colonizzazione è lo sviluppo di armi moderne: i primi coloni con i moschetti a un colpo solo non potevano competere con gli attacchi con gli archi  degli indiani e finirono per diventare i primi e  migliori clienti per la Colt, dando il via all’epica dell’uomo armato che fa ancora danni e vittime negli Usa. Il 100° meridiano è ancora ben presente nell’immaginario popolare statunitense e canadese sui cartelli stradali, in libri  come “Beyond the Hundredth Meridian” di Wallace Stegner e nella musica roock come la hit hit “At the Hundredth Meridian”.

Seager conclude che, oggi, quella linea tracciata da  Powell «E’ un promemoria sul fatto che il clima è davvero importante, allora come oggi».