Siccità devastante in Corea del nord. A rischio la produzione alimentare

E’ la più grave siccità dal 2001. Il regime tenterò un nuovo ricatto nucleare?

[20 luglio 2017]

La sopravvivenza del regime nazional-stalinista nordcoreano corre probabilmente più pericoli per i cambiamenti climatici che per un (improbabile) attacco delle cannoniere e dei bombardieri di Donald Trump. Oggi un nuovo rapporto di aggiornamento della Fao preparato in collaborazione con il Centro comune di ricerca della Commissione europea. Rivela che «La produzione agricola 2017 della Repubblica Popolare Democratica della Corea  (Rpdc) è stata gravemente danneggiata da prolungate condizioni di siccità, situazione che minaccia seriamente la sicurezza alimentare di gran parte della popolazione.  Nelle più importanti aree produttrici del paese le piogge da aprile a giugno sono state ben al di sotto della media di lungo periodo, pregiudicando gravemente le semine e danneggiando le principali colture stagionali del 2017».

Il rappresentante della Fao i n Cina e nella Rpdc, Vincent Martin,  aggiunge: «Finora le precipitazioni stagionali nelle principali aree di produzione di cereali sono state al di sotto del 2001, quando la produzione di cereali è calata al livello senza precedenti di soli due milioni di tonnellate, causando un forte deterioramento delle condizioni di sicurezza alimentare di una gran parte della popolazione».

E’ lo spettro di una nuova terribile carestia a terrorizzare il regime autarchico di Kim Jong-Un, consapevole che si ripresenta  una grave i siccità e che, come spiega la FAo «ha anche colpito le colture stagionali 2016/17 raccolte a giugno tra cui il grano, l’orzo e le patate». Secondo le ultime stime dell’agenzia Onu, «La produzione iniziale del 2017 è calata di oltre il 30%, rispetto al livello dell’anno precedente, passando da 450.000 a 310 000 tonnellate.  Malgrado il fatto che i raccolti dell’inizio di stagione rappresentano solo il 10% della produzione di cereali totale annuale, queste colture sono un’importante fonte di cibo durante la stagione magra da maggio a settembre».  Un vero disastro per un Paese che ha spesso utilizzato lo spauracchio nucleare per ricattare il resto del mondo per farsi inviare aiuti alimentari.

La Fao sottolinea: «Sebbene le piogge nella prima metà di luglio abbiano fornito qualche sollievo, sono in genere arrivate troppo tardi per permettere la normale semina e lo sviluppo delle colture stagionali da raccogliere in ottobre-novembre.  Si prevede che la mancanza di pioggia avrà un grave impatto sulle principali aree di produzione di cereali, tra cui le province del sud e del nord di Pyongan, del Sud e del Nord di Hwanghae e della città di Nampo, che normalmente rappresentano quasi due terzi del totale della produzione cerealicola del paese.  Con una ridotta produzione nella principale stagione del 2017, si prevede che la sicurezza alimentare si deteriorerà ulteriormente durante la campagna di commercializzazione 2017/18 e che aumenterà il bisogno di importare cereali».

Martin è molto preoccupato:  «Sono necessari interventi immediati per sostenere gli agricoltori colpiti e per prevenire il ricorrere a strategie di risposta dannose da parte dei più vulnerabili, come ridurre l’assunzione di cibo quotidiano. Ora è fondamentale che gli agricoltori ricevano assistenza agricola adeguata e tempestiva, compresa la distribuzione di attrezzature e macchine per l’irrigazione».

Secondo il rapporto, «E’ anche indispensabile avviare immediatamente il risanamento e il miglioramento dei sistemi d’irrigazione per ridurre le perdite d’acqua e aumentare la disponibilità idrica.  Nei prossimi tre mesi, al massimo della stagione magra, sarà necessario aumentare le importazioni di prodotti alimentari, per via commerciale o tramite gli aiuti alimentari, per assicurare un’adeguata alimentazione ai più vulnerabili, tra cui bambini e anziani».

La Fao ha inoltre raccomandato di «Promuovere colture e varietà tolleranti alla siccità e la diversificazione dei mezzi di sussistenza per aumentare la capacità di risposta degli agricoltori e delle famiglie alle catastrofi naturali e agli effetti del cambiamento climatico».

Come riuscire a fare tutto questo in un Paese sotto un embargo internazionale sempre più rigido a causa delle provocazioni missilistiche di Pyongyang è un mistero. Ma una cosa è certa, i nordcoreani non possono essere certo lasciati morire di fame per colpa delle manie di grandezza del loro leader supremo… e questo Kim jong-Un è il suo clan di vecchie volpi in divisa lo sanno benissimo. Bisogna solo capire se, di fronte alla possibile carestia, il regime tenterà un nuovo ricatto nucleare.