Siccità e guerra: 108 milioni di persone a rischio fame. Le situazioni peggiori in Somalia, Yemen e Sud Sudan

Rapido deterioramento della situazione, Onu e Ong: è una corsa contro la morte

[31 marzo 2017]

Nel mondo è in corso un disastro umanitario praticamente ignorato:  La Fao dice che ci sono 108 milioni di persone a rischio fame. La tragedia più grande è quella della Somalia: i dati dell’Unicef mostrano che un numero crescente di bambini soffrono di malnutrizione acuta severa e di colera o diarrea acquosa acuta, una combinazione mortale che nel 2011 h aveva già fatto strage di bambini. L’Unicef spiega che a gennaio e febbraio, più di 35.400 bambini  con malnutrizione acuta severa sono stati trattati con alimenti terapeutici in centinaia di centri di nutrizione in Somala, si tratta di un aumento del 58% rispetto allo stesso periodo del 2016. Il 28 marzo, erano stati segnalati 18.400 casi di colera/diarrea acquosa  cuta dall’inizio dell’anno, superando i 15.600 casi segnalati in tutto il 2016. Nella maggior parte dei casi si tratta di bambini piccoli.

Dopo aver parlato a con delle famiglie di profughi e dei pazienti in un centro di trattamento del colera a Baidoa, in Somalia, la direttrice regionale dell’Unicef per l’Africa orientale e australe, Leila Pakkala, ha sottolineato che  «Queste cifre suscitano inquietudine. I bambini muoiono per malnutrizione, di fame, ste e malattia. Durante la fame del 2011, circa 130.000 bambini piccoli sono morti,  la metà di loro prima che la fame venisse dichiarata. Lavoriamo con i nostri partner 24 ore su 24 per assicurarci che questo non riaccada».

Ma la situazione in Africa orientale e nel vicino Yemen è drammatica: attualmente non sono disponibili cifre precise sul numero di bambini morti per fame o malnutrizione, in parte perché molti soccombono a causa di una malattia o di un’infezione. La Fao avverte che «I bambini che soffrono di malnutrizione acuta  severa hanno  9 volte più possibilità di morire di un bambino ben nutrito. Durante la fame del 2011, I più grandi killer sono stati la diarrea e il morbillo».

La Somalia della guerra infinita è nuovamente minacciata da una catastrofe umanitaria e questa volta la siccità è più estesa che nel 2011: colpisce anche il Somaliland, il Puntland e le regioni pastorali della Somalia e il centro-sud di questa ex colonia italiana diventato uno Stato fantasma. Il numero di persone sotto minaccia immediata è più alto di 6 anni fa e i bambini sono i più colpiti. A febbraio l’Unicef aveva valutate che  nel 2017 nella sola Somalia ci saranno 944.000 bambini gravemente malnutriti, 185.000 dei quali gravemente malnutriti, un numero terribile ma prudenziale, visto che potrebbe schizzare verso l’alto se ad aprile  non arriveranno le piogge. Ma le previsioni meteorologiche palano di precipitazioni inferiori alla media tra aprile e giugno.

Per cercare di evitare una strage di bambini in Somalia l’Unicef avrebbe bisogno di 147 milioni di dollari, ma a metà marzo aveva un deficit di finanziamenti del 54%. La Pakkala è molto preoccupata:  «Nel 2011, il denaro è arrivato dopo la dichiarazione ufficiale della fame, a luglio. Quest’anno, numerosi donatori si sono presentati prima. Ma il peggio può ancora venire. Abbiamo una piccola finestra per impedire numerosi morti».

Il Consiglio norvegese per i rifugiati ha detto che la grave siccità che sta devastando la Somalia spinge ogni giorno 3.000 persone ad abbandonare le loro case e dal novembre 2016 più di 438.000 somali si sono trasformati in profughi per fuggire alla peggiore siccità che abbia colpito il Paese negli ultimi 20 anni.

L’epidemia di diarrea e colera dipende anche da questo: la siccità costringe le persone a bere acqua non potabile. L’Ong norvegese dice che «Questi segnali indicano chiaramente che una catastrofe è sul punto di prodursi e avrà un effetto devastante sulle famiglie sfollate. Oggi abbiamo l’ultima possibilità di impedire la fame. I donator sono stati generosi e dei fondi cominciano ad arrivare. Siamo impegnati in una corsa contro la morte per ribaltare la situazione».

Non va meglio sull’altra sponda del Mar Rosso: l’inviato dell’Onu per lo Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, si è detto fortemente preoccupato per il rapido deterioramento dalla situazione umanitaria nel Paese in guerra con la coalizione arabo-sunnita guidata dall’Arabia Saudita. «Il solo modo di impedire un’escalation della situazione – ha detto Cheikh Ahmed al Consiglio di sicurezza dell’Onu-  è giungere a un regolamento pacifico di questo tragico conflitto che dura da troppo tempo. Sono convinto che una nuova escalation delle operazioni militari e delle sofferenze umanitarie non riavvicinerebbe le parti».

Anche lo Yemen è colpito da una grave siccità e le campagne sono state abbandonate  per sfuggire alla guerra cvle e ai bombardamenti sauditi e Cheikh Ahmed ha avvertito ch gli impatti della guerra sull’economia e la sicurezza alimentare si faranno sentire per molto tempo e comprometteranno i tentativi di ripresa e la stabilità dello Yemen. L’unica chance per salvare quel che resta dello Yemen è la pace.

Così come la pace sarebbe l’unica maniera per salvare un Paese mai nato: il Sud Sudan, dove la guerra civile tra le due fazioni del movimento di liberazione che ha portato il più giovane Paese del mondo all’indipendenza  syta mettendo a rischio anche la sicurezza alimentare in alcuni degli Stati  “stabili” del Sud Sudan.

Il capo dell’United Nations mission in South Sudan (Unimiss), David Shearer, ha denunciato che «La diminuzione dei rifornimenti che arrivano nelle città e i prezzi alimentari alle stelle hanno fatto sì che luoghi come Aweil, che sono generalmente pacifici, abbiano subito gli effetti del conflitto al quale partecipano altre parti del Paese. E’ essenziale che si smetta di combattere, in modo che i cittadini della nazione più recente del mondo possano vivere in pace e godere dei benefici dell’indipendenza».

L’insicurezza ha fatto aumentare i prezzi di maggior consumo e le agenzie umanitarie dell’Onu dicono che molte famigli  sud-sudanesi stanno migrando verso il nord, in Sudan, perché non possono più coltivare la terra o non possono permettersi di comprare cibo. Secondo la Fao, l’insicurezza alimentare riguarda  il 52% della popolazione del Sud Sudan.

Intanto, il Programma alimentare mondiale (Pam)  ha iniziato a inviare aiuti alimentari alle popolazioni colpite dalla fame in Sud Sudan, utilizzando un corridoio umanitario  aperto dal governo sud-sudanese. La nuova strada consente al Pam di trasportare aiuti via terra da El Obeid, al centro del Sud Sudan, d fino a Bentiu, nello Stato dell’Unity. Ieri è partito il primo convoglio di 27 camion con 1.200 tonnellate di sorgo, ma per raggiungere le zone che ne hanno bisogno c vorranno, nella migliore delle ipotesi, almeno 5 giorni per percorrere solo 500 km. Nelle prossime settimane il Pam prevede di inviare 11.000 tonnellate di sorgo con 7 convogli formati ogni volta da 30 – 40 camion, il che permetterà di salvare dalla fame 300.000 persone per tre mesi.

Lo stato di pre-fame è stato dichiarato in alcune zone dello Stato dell’Unity, ma numerose altre reioni del Paese sono sull’orlo della carestia. Una tragedia frutto della guerra civile esplosa nel 2013, un conflitto brutale, politico/tribale che probabilmente ha fatto centinaia di migliaia di vittime e solo gli aiuti dell’Onu e delle Ong hanno impedito che diventassero milioni .

Nel 2017 il Pam prevede di aiutare in Sudan  4 milioni di persone vulnerabili: profughi, rifugiati, intere comunità colpite dal cambiamento climatico: vittime della guerra neocoloniale per le risorse tra poveri  e del riscaldamento globale provocato dai Paesi ricchi.