I siti italiani patrimonio Unesco in pericolo per l’innalzamento del mare

«Se non limitiamo il cambiamento climatico, gli archeologi del futuro dovranno cercare gran parte dei nostri siti culturali negli oceani»

[11 marzo 2014]

Nello studio Loss of cultural world heritage and currently inhabited places to sea-level rise” pubblicato su Environmental Research Letters, due ricercatori rivelano i pericoli dell’innalzamento del livello dei mari innescato dal global warming per i siti culturali patrimonio dell’Unesco, dalla Torre di Londra alla Sydney Opera House, da Venezia al Centro storico di Napoli, da Ravenna a Pisa. «I  processi fisici che stanno dietro l’innalzamento globale degli oceani sono graduali – avvertono i ricercatori – ma continueranno per molto tempo. Questo avrà un impatto anche sul patrimonio culturale mondiale».

I due scienziati, l’austriaco Ben Marzeion dell’Institut für Meteorologie und Geophysik dell’università di Innsbruck, e il tedesco Anders Levermann Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung (Pik), hanno calcolato il probabile aumento del  livello del mare per ogni grado di riscaldamento globale ed individuano le regioni dove il Patrimonio Mondiale dell’Unesco sarà messo a rischio nel corso dei prossimi secoli.

Mentre l’interesse dell’opinione pubblica fino ad ora si è concentrato soprattutto sugli impatti ecologici ed agricoli del cambiamento climatico, Marzeion e Levermann mettono l’accento sul patrimonio culturale dell’umanità, che per l’Italia significa anche un bel pezzo di economia. Infatti lo studio (vedi tabella allegata) stila anche un elenco dei patrimoni culturali italiani più a rischio, graduandone le intensità/possibilità di impatto. Tra i siti italiani più a rischio ci sono: l’Area archeologica di Aquileia; l’Area archeologica di Pompei, Ercolano e Torre annunziata; il Parco nazionale del Cilento Vallo di Diano con i siti archeologici di Paestum, Velia e la Certosa di Padula; la Costiera Amalfitana; i monumenti cristiano/bizantini di Ravenna; Ferrara e il Delta del Po; le Strade Nuove e il sistema dei Palazzi dei Rolli di Genova, il centro storico di Napoli; Piazza del Duomo a Pisa; Porto Venere, Le Cinque Terre e le isole di Palmaria, Tino e Tinetto; Siracusa e la necropoli di Pantalica; Venezia e la sua laguna.

Nella World Heritage List dell’Unesco ci sono più di 700 monumenti culturali e l’Italia fa la parte del leone. Secondo lo studio, se la temperatura globale aumentasse di un solo grado centigrado, nel mondo più di 40 di questi siti sarebbero direttamente minacciati dall’acqua nel corso dei prossimi 200 anni. Con un aumento della temperatura di tre gradi, a lungo termine verrebbe interessato circa un quinto del patrimonio culturale mondiale culturale. Marzeion specifica che «in questo caso, nel lungo periodo, 136 siti saranno sotto il livello del mare, se non si adottano misure di protezione. Ma il fatto è che le maree e le mareggiate potrebbero già incidere su questi siti culturali molto prima, e questo non è nemmeno stato preso in considerazione». Per esempio, tra i siti del patrimonio mondiale colpiti ci sono i centri storici di grandi città come Napoli, Bruges, Istanbul e San Pietroburgo e diversi siti in India e Cina.

I climatologi hanno considerato  anche i diversi tassi regionali di innalzamento del livello del mare e Levermann, spiega a sua volta: «Se le grandi masse di ghiaccio che si stanno sciogliendo disperderanno la loro acqua in tutti gli oceani, questo influenzerà anche il campo gravitazionale della Terra. L’aumento del livello del mare varierà quindi tra le diverse regioni».

I due scienziati hanno calcolato il futuro innalzamento del livello del mare per tutte le regioni del mondo e hanno poi confrontato queste proiezioni con le odierne aree di insediamento costiero e con i siti del patrimonio mondiale culturale. «La nostra analisi mostra la gravità delle conseguenze a lungo termine che ci saranno per il nostro patrimonio culturale, se il cambiamento climatico non verrà mitigato – continua Levermann – La temperatura media globale è già aumentata di 0,8 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. Se le nostre emissioni di gas serra aumentano come hanno fatto in passato, i modelli fisici proiettano un riscaldamento globale fino a 5 gradi entro la fine di questo secolo».

Una catastrofe che probabilmente renderebbe secondario il destino del patrimonio culturale dell’umanità,  visto che interesserebbe aree attualmente popolate da milioni di persone. Con un riscaldamento globale di 3  gradi, 12 Paesi del mondo potrebbero perdere più della metà della loro attuale superficie e circa 30 Paesi potrebbero perdere un decimo del loro territorio. Levermann illustra cosa ci aspetta se non correremo ai ripari: «Gli stati insulari del Pacifico e dei Caraibi, così come le Maldive e le Seychelles, sono particolarmente minacciati, ma non solo loro», e Marzeion aggiunge: «A lungo termine, la maggioranza della popolazione alla fine dovrà lasciare le loro isole natali. Prima o poi, la gran parte della loro cultura potrebbe andare completamente persa, se la tendenza al riscaldamento non viene arrestata»

Attualmente il 7% della popolazione mondiale vive in regioni che, con un aumento di 3 gradi delle temperature, senza  massicce opere protettive finiranno sotto il livello del mare. Marzeion evidenzia che «se questo innalzamento del livello del mare si verificasse oggi, più di 600 milioni di persone sarebbero colpite e dovrebbero trovarsi una nuova casa». L’ innalzamento del livello del mare avrà un impatto particolarmente forte nel sud est asiatico, dove molte persone vivono sulle coste, ma saranno colpite anche aree degli Usa, come la Florida. Marzeion conclude: «Questi importanti cambiamenti a lungo termine lungo le nostre coste, molto probabilmente, cambieranno radicalmente le strutture culturali. Se non limitiamo il cambiamento climatico, gli archeologi del futuro dovranno cercare gran parte del nostro patrimonio culturale negli oceani».