Solo per l’edilizia pubblica il costo del riscaldamento è di 2 miliardi di euro/anno

Smog e gas serra, in Italia i più grandi inquinatori sono case e uffici

Il 56% degli edifici italiani è bloccato nella classe di efficienza energetica più bassa (G)

[10 ottobre 2016]

case-inquinamento

In Italia il 55% delle case ha oltre 40 anni di età, una percentuale che sale al 75% nelle città metropolitane. Abitazioni inefficienti dal punto di vista termico e (dunque) energetico: la grande maggioranza (il 56%) degli edifici italiani è bloccato nella classe di efficienza energetica più bassa (G), mentre appena il 2% risulta in classe A.

In termini di inquinamento e immissione di gas serra in atmosfera, sono numeri che paghiamo cari. Durante la quarta edizione del Forum energia – promosso a Milano dalla multinazionale dell’energia Engie insieme, con la collaborazione di Anci, The European House-Ambrosetti e Politecnico di Milano – è stato sottolineato che il segmento “residenziale” pesa in Italia per il 29% sul totale dei consumi di energia, vicino al 33% dei trasporti e comunque di molto superiore al 23% di tutta l’industria, al 13% del terziario, al 2% dell’agricoltura.

L’arretratezza del patrimonio edilizio è così responsabile di più del 50% delle emissioni di biossido di carbonio (CO2) e sino al 30% delle emissioni di particolato (PM). I nostri edifici, in sostanza, inquinano più delle automobili o di molte altre realtà industriali – certamente impattanti a livello locale – sulle quali invece si convogliano le attenzioni dei cittadini. Grazie al rinnovo del parco macchine e apposite normative (adozione veicoli “euro”), nonostante scandali come il recente dieselgate il trend delle emissioni di polveri sottili da trasporto su strada ha subito negli anni un forte rallentamento, quantificato durante il Forum in -60% negli ultimi 20 anni. Le polveri sottili provenienti da riscaldamento casalingo sono invece oggi il doppio rispetto al 1990, tre volte tanto in valori assoluto rispetto a quelle emesse dal traffico stradale.

Com’è possibile intervenire in questo contesto? Negli ultimi anni l’ecobonus – che sarà riconfermato nella prossima legge di Bilancio – ha dato un’importante spinta all’efficientamento energetico degli edifici, attivando investimenti pari a 100 miliardi di euro in 4 anni. Con tutta probabilità si tratta della più importante misura anticiclica messa a punto dalle istituzioni nazionali, e la sua esperienza suggerirebbe un’estensione anche in altri comparti (non solo efficienza nell’utilizzo di energia, ma anche di materia, costantemente ignorata), mentre ogni anno si dibatte sulla riaffermazione o meno del bonus.

Non a caso dal Forum è emerso come per “rigenerare le città” e migliorare la qualità dell’aria sia necessaria – e non solo a livello nazionale – una «visione organica, dando maggiore certezza normativa».

Al primo posto tra le azioni proposte c’è quella di promuovere la sostituzione degli impianti di riscaldamento più obsoleti «con soluzioni già oggi ampiamente disponibili, come le caldaie a compensazione, le pompe di calore, i sistemi di telecontrollo, che si ripagherebbero tra i 5 e i 12 anni, ma senza considerare le tante esternalità positive in termini di ambiente, salute e rilancio economico. Tali esternalità devono essere “internalizzate” nelle scelte di investimenti tramite opportuni sistemi incentivanti».

Se si ponesse finalmente al centro delle sue scelte strategiche il tema del “riscaldamento sostenibile” l’Italia rafforzerebbe ulteriormente la sua posizione tra i leader mondiali dell’efficienza energetica, che già «oggi la vedono, complessivamente, al secondo posto dopo la Germania e a pari merito con il Giappone».

A dare il buon esempio, neanche a dirlo, potrebbe pensarci lo Stato: solo per l’edilizia pubblica (scuole comprese) il costo del riscaldamento è quasi di 2 miliardi annui (in crescita rispetto ai 1,6 miliardi nel 2007).