Solidarność dalla lotta per la democrazia al negazionismo climatico

Ci risiamo: lavoro contro ambiente. E 45 Paesi firmano dichiarazione di Slesia della Polonia

[7 dicembre 2018]

Proprio mentre a Katowice è in corso la 24esima conferenza delle parti dell’United Nations framework convention on climate change (Cop24 Unfccc) l’Hertland Institute, un famigerato think-tank iper-conservatore e negazionista climatico statunitense,  la federazione dei minatori ed energia di Solidarność e  Solidarność della Slesia (la regione carbonifera della Polonia della quale Katowice è il capoluogo)  hanno espresso con una dichiarazione congiunta tutto il loro scetticismo sui risultati dello Special Report on Global Warming of 1.5°C dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) che evidenziano che il  mondo si sta dirigendo velocemente d verso una catastrofe climatica.

La dichiarazione Solidarność – Heartland Istitute afferma che né il sindacato polacco né il think-tank  della destra neoliberista statunitense si oppongono all’obiettivo di avere un’aria pulita, ma sono contrari all’eliminazione del carbone dal portafoglio energetico mondiale.

Chloé Farand inviata alla Cop24 di DeSmog UK, spiega che «La dichiarazione è stata rilasciata dopo che i rappresentanti di Solidarność hanno incontrato membri dell’Heartland Institute  ai margini del Cop24 a Katowice. Entrambe le parti hanno concordato di “iniziare a lavorare insieme più da vicino per far avanzare una politica pubblica solida, basata sulla scienza” e “educare il pubblico e i responsabili politici sulla politica climatica” con particolare attenzione all’educazione dei giovani». Solidarność ha tradotto l’ultimo rapporto dell’Heartland Institute in polacco e si è detta «Molto soddisfatta dalle nuove presentazioni scientifiche e politiche».

Il 4 dicembre l’Heartland Institute ha organizzato nel centro di Katowice un evento durante il quale ha sostenuto che la teoria che il riscaldamento globale sia causato dall’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera è frutto della propaganda del «totalitarismo climatico» e che è stata inventata dal  «movimento verde, internazionalista, socialista».  L’ingresso a questo evento è stato negato ai giornalisti sospettati di avere simpatie ambientaliste e alla fine i partecipanti erano una decina, più un’altra cinquantina che lo hanno visto in streaming su Youtube.

Il richiamo all’internazionalismo socialista è probabilmente una specie di esca/omaggio per Solidarność che è stata protagonista della lotta contro il regime comunista in Polonia e per il governo di destra polacco che sta cercando di barcamenarsi tra l’appoggio al carbone e la necessità di ridurlo nel mix energetico del Paese come richiedono l’Accordo di Parigi e gli obiettivi climatici ed energetici dell’Unione europea.

Va probabilmente in questo senso la dichiarazione di Slesia a tutela del lavoro preparata dalla presidenza polacca e firmata da 45 Paesi alla Cop24 Unfccc, secondo la quale per avviare la transizione energetica è il consenso sociale è fondamentale ed è quindi «necessario garantire la sicurezza sociale ai lavoratori, che vedranno modificati o tagliati i loro posti di lavoro». La dichiarazione si richiama espressamente all’eredità di Solidarność, che intanto firma appelli negazionisti insieme all’ Heartland Institute.

Il presidente polacco Andrzej Duda ha detto che «La democrazia in Polonia è lascito del grande movimento sociale di Solidarność nato da movimenti sindacali, dalla lotta per i diritti dei lavoratori e per il diritto alla costituzione di libere organizzazioni sindacali, dalla lotta per i diritti sociali» e ha aggiunto che «La regione della Slesia, con la sua capitale Katowice, può essere considerata una “regione-simbolo” della grande trasformazione avvenuta in Polonia negli ultimi decenni e grazie alla quale oggi il Paese può contribuire alla formazione delle politiche globali di protezione del clima proponendo delle iniziative ambiziose». Per la Polonia e i suoi 45 alleati, le iniziative in difesa del clima devono partire dal concetto di «giusta trasformazione», ed essere attuate garantendo lo sviluppo economico e la tutela dei posti di lavoro.  Secondo il documento, un’economia low-carbon può essere possibile solo con il consenso sociale e per questo «E’ necessario garantire la sicurezza sociale ai lavoratori, che vedranno modificati o tagliati i loro posti di lavoro».

A parte che sembra strana tutta questa preoccupazione espressa da governi – compreso quello polacco – che di solito non sembrano avere molto a cuore i diritti dei lavoratori, secondo la presidenza polacca «La dichiarazione è il più importante documento accolto dalla Cop24».

Sulla questione è intervenuta anche la Cgil, che è presente a Katowice con una delegazione,  che ha definito la Cop24 «Un appuntamento cruciale per il pianeta e per l’umanità che speriamo acceleri la giusta transizione verso uno sviluppo sostenibile per salvaguardare clima, occupazione, sicurezza energetica, pace e diritti umani, solo così si può garantire un futuro equo e dignitoso per tutti, Per la Confederazione sindacale italiana, «la Cop24 dovrebbe puntare non solo alla definizione delle regole per la concreta attuazione dell’Accordo di Parigi, ma anche a innalzare gli impegni volontari di riduzione delle emissioni, impegni che la scienza ci conferma essere insufficienti a contenere l’innalzamento della temperatura entro 1,5°. Servono azioni concrete, pianificazione e investimenti per la decarbonizzazione di tutti i settori dell’economia. Purtroppo, i Governi, anche quelli che a parole sembrano più ambiziosi, non stanno agendo con la doverosa determinazione».

Ma poi la Cgil denuncia la mancata sottoscrizione da parte del governo italiano della dichiarazione di Slesia, definendola «Un impegno politico che dovrebbe essere assunto dai governi verso le politiche climatiche,  Se ciò venisse confermato, sarebbe un grave attacco al diritto dei lavoratori e delle comunità di poter partecipare alla definizione del proprio futuro nel rispetto del clima, della giustizia sociale e dell’occupazione».

La responsabile Clima Energia del Wwf Italia, Mariagrazia Midulla, fa notare che «L’elefante nella cristalleria dei negoziati sul clima è, purtroppo, ancora il carbone. Negli Usa, l’effetto Trump è stato quello di accelerare, nonostante le intenzioni, la chiusura delle centrali a carbone – nel 2018 se ne chiuderanno per 14,3 Gw, il doppio dei 7 Gw del 2017 – a dimostrazione che è una tendenza ormai inarrestabile. In Europa il carbone è in declino, ma è proprio la Polonia, che ha la presidenza della Cop, che cerca di convincere l’Unione europea a “sussidiare” il combustibile più nocivo per il clima, la salute e l’ambiente».

Alla Cgil non può sfuggire che il problema di quel documento (e dell’alleanza di Solidarność con la destra negazionista statunitense che sostiene Donald Trump), è un altro: la Polonia non vuole (non può, ha detto Duda aprendo la Cop24 Unfccc) rinunciare al carbone per produrre energia, come invece ha già deciso di fare l’Italia, seguita da altri Paesi europei. La Polonia produce l’80% della sua elettricità e una quota significativa del riscaldamento domestico con il carbone e per rientrare negli obiettivi europei per il 2030 dovrebbe ridurre questa quota del 60%, come prevede una bozza di proposta di legge governativa non approvata. Alla Cop24 il presidente polacco ha ribadito che «I cambiamenti climatici devono essere affrontati,  ma non a spese dei lavoratori del carbone  che hanno fatto prosperare la regione della Silesia come centro industriale», mettendo, come fa Trump, in contrasto la necessità urgente di uscire dalle fonti fossili con il lavoro e con l’estrazione del combustibile più inquinante.

Marta Anczewska, responsabile delle politiche climatiche ed energetiche del Wwf-Polska, risponde al presidente Duda: «La scienza ci dice che dobbiamo raggiungere zero emissioni nette prima del 2050 se vogliamo raggiungere gli obiettivi di Parigi ed evitare le conseguenze peggiori del cambiamento climatico. La posizione del presidente Duda è in netto contrasto con l’ambizione richiesta in questo round di negoziati sul clima. Il carbone non ha posto nei futuri sistemi energetici per limitare il riscaldamento a 1,5 gradi. La Polonia può e deve invece accelerare una transizione giusta verso un’economia a zero emissioni».

Nonostante questi tentativi politici di bloccare la transizione verso la nuova economia e i nuovi lavori, il direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini, è convinto che «Le mobilitazioni dal basso e le posizioni sempre più ambiziose di molte città, regioni, Stati e imprese fanno sperare in una riscossa volta a scongiurare il disastro climatico» e ha ricordato che bisogna opporsi «All’accelerazione degli eventi estremi e all’isolazionismo trumpiano che rischia di trovare terreno fertile in alcuni Paesi, vedi il Brasile«, e ora addirittura in Solidarność.

Silvestrini riconosce che «La sfida per arrestare il surriscaldamento del pianeta e limitare l’innalzamento delle temperature sotto i 1,5 – 2 gradi centigradi come stabilito nel 2015 a Parigi è sempre più ardua, e il tempo a disposizione sempre più limitato. Siamo di fronte a un’accelerazione senza precedenti dei cambiamenti climatici e a rischiare non sono più solamente le generazioni future, ma anche la nostra» e conclude: «E’ necessario agire in fretta, rimangono solo 12 anni per invertire la rotta: è necessario che in questo lasso di tempo la comunità internazionale riesca a darsi degli obiettivi più ambiziosi e tagliare drasticamente le emissioni climalteranti entro il 2030. Siamo in una fase molto delicata».