L’Italia sia leader nella lotta al cambiamento climatico

SOS Clima, Europa rispondi!

[28 febbraio 2014]

SOS Clima Europa rispondi! Oggi un vasto cartello di associazioni (Coordinamento FREE – Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club, Comitato Sì alle Energie Rinnovabili No al Nucleare e Wwf) ha tenuto un presidio davanti a Montecitorio per chiedere all’Unione Europea e al nuovo governo italiano di Matteo Renzi di «Assumere un ruolo realmente incisivo nella lotta al cambiamento climatico, ma anche di cambiare prospettiva di sviluppo puntando verso innovazione e green economy».

Infatti, il 3 e 4 marzo si riuniranno i ministri europei all’ambiente e all’energia per discutere gli obiettivi dell’Ue  nella lotta ai cambiamenti climatici; il 20 e 21 marzo, sarà la volta del  Consiglio europeo per decidere sui target europei al 2030 per clima ed energia.

Le Associazioni sottolineano  che «Saranno, questi, passaggi decisivi per scegliere la strada giusta per l’Ue» e «Ritengono inadeguati e deboli gli obiettivi individuati dalla Commissione UE e chiedono al governo italiano di partire dall’orientamento del Parlamento europeo (riduzione del 40% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990; produzione di almeno il 30% del consumo finale complessivo di energia da fonti rinnovabili; incremento dell’efficienza energetica del 40%) come soglia minima di confronto con gli altri governi europei».

Al presidio davanti a Montecitorio i rappresentanti delle associazioni hanno ribadito: «Chiediamo al governo di puntare più in alto e contribuire a definire una politica comunitaria ambiziosa in materia di contrasto ai cambiamenti climatici. Target ambiziosi e vincolanti di contenimento delle emissioni di gas serra, così come di sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, sarebbero in grado di sostenere l’Europa fino a trainarla fuori dalla recessione; e sono imprescindibili per decarbonizzare l’economia del continente, tornando a posizionare l’UE come avanguardia, sullo scacchiere internazionale, nella lotta al global warming. Ci aspettiamo lo stesso impegno anche in politica nazionale. Il nuovo esecutivo esprima da subito, in materia di energia, un indirizzo politico radicalmente opposto a quello del recente decreto Destinazione Italia, con cui il governo Letta ha ulteriormente finanziato le energie fossili e indebolito la crescita dell’energia pulita nel nostro Paese».

Sulla questione è intervenuto anche Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici della Camera:  «L’Italia, con l’Europa, deve essere protagonista nella sfida del clima e porsi obiettivi ambiziosi su energia e clima al 2030, proprio come chiesto dall’ex ministro dell’Ambiente Orlando insieme ai ministri di Francia, Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Irlanda e Portogallo. Tema che sono fiducioso raccoglierà anche il convinto sostegno del neoministro Galletti. Tanto più che la riduzione delle emissioni, lo sviluppo delle rinnovabili e, più in generale, le politiche di mitigazione e adattamento ai mutamenti climatici, possono essere fondamentali anche per rilanciare la competitività delle nostre imprese e  l’economia con essa. Per essere concreti la misura di gran lunga più efficace per l’occupazione, e forse anche per l’ambiente, messa in campo nel 2013 sono stati gli incentivi per le ristrutturazioni e l’eco-bonus: non solo hanno contributo a ridurre le emissioni e le bollette delle famiglie, ma hanno anche prodotto 19 miliardi di investimenti e oltre 280 mila posti di lavoro tra diretti e indotto. Anche per questo è molto importante che l’Italia sia nel gruppo di paesi che guidano l’Europa verso il futuro, anziché essere nel gruppo degli Stai membri che esprimo posizioni più arretrate. Mi auguro che il semestre italiano di presidenza di turno del Consiglio dell’Unione, nell’anno che l’Ue dedica alla green economy, segni un rinnovato protagonismo dell’Europa in questo campo e porti all’individuazione di precisi e ambiziosi target, sia a livello comune che di singole nazioni, per quanto riguarda la riduzione delle emissioni, il risparmio energetico e le rinnovabili. Proprio come chiede il vasto cartello di associazioni riunito oggi in piazza Montecitorio al motto di “SOS Clima Europa rispondi!”».

Secondo Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del Wwf  Italia, L’Europa, e l’Italia in particolare, hanno molti motivi per rafforzare e rendere obbligatori gli obiettivi del pacchetto 2030 su clima ed energia: 1) il cambiamento climatico è una realtà, il 2014 è iniziato con fenomeni estremi in ogni parte del mondo, occorre moltiplicare gli sforzi per impedire che si giunga a situazioni estremamente pericolose e potenzialmente irreversibili; 2) l’Unione Europea può e deve avere un ruolo di leadership nel portare a un’azione globale sul clima, ma non può certo farlo con obiettivi timidi e sottostimati, non in linea con la stessa roadmap verso la completa decarbonizzazione al 2050 fissata dagli stessi capi di Stato e di Governo europei; 3) l’economia low carbon, basata sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico, è interesse precipuo dell’Unione Europea (e dell’Italia) e garanzia della sua sicurezza energetica; 4) quelli della green economy sono tra i settori che hanno resistito meglio alla crisi economica, nonostante gli attacchi di ogni tipo subiti (in particolare dalle rinnovabili): questo, insieme agli investimenti e alle legislazioni (o regolamentazioni)  in corso di approvazione all’estero, dalla Cina agli Usa al Giappone, rende chiara che la prospettiva di sviluppo è quella, ed è urgente darsi obiettivi di tipo quantitativo, oltre che procedere velocemente ad adeguati piani industriali che consentano di fare sistema».

Il Wwf è convinto che per evitare i cambiamenti climatici più pericolosi e promuovere l’energia sostenibile sono necessarie alcune misure: Riduzione delle emissioni di gas serra domestiche di almeno il 55 % rispetto al 1990: Portare ad almeno il 45% la percentuale di energie rinnovabili nel consumo finale di energia; Riduzione di almeno il 40 % del consumo di energia rispetto al 2005; Condivisione dello sforzo necessario per conseguire tali obiettivi tra gli Stati membri, attuata tramite obiettivi nazionali vincolanti.

La Midulla conclude: « Tra le molte motivazioni che inducono a chiedere impegni nazionali sulle energie rinnovabili, quella di fornire maggiore chiarezza per gli investitori e più probabilità di successo di attuazione rispetto alla proposta di un target solo a livello europeo della Commissione. Questa settimana il Governo Renzi ha iniziato il suo percorso, manca poco all’assunzione del gravoso ruolo di Presidente dell’Unione Europea: ci auguriamo che tale compito venga svolto con lo sguardo al futuro, e non al perpetuarsi degli interessi del passato».