I dati Ocse presentati oggi all'avvio di Ecomondo 2016

Come sta la green economy nel mondo: su la produttività carbonica, giù quella di materia

[8 novembre 2016]

Il 2015 si è chiuso con l’Accordo di Parigi per il clima, che potrebbe segnare una svolta internazionale nelle politiche climatiche per la dinamica che si è messa in moto con una vasta partecipazione di Paesi, compresi i principali emettitori (Cina e Stati Uniti): un accordo che si basa su impegni nazionali, ma che fissa obiettivi avanzati (ben al di sotto dei 2°C e con neutralità carbonica a partire dal 2050), meccanismi di controllo e di verifica periodica che dovrebbero spingere a misure più efficaci di quelle attuali.

L’Accordo di Parigi è stato raggiunto in un contesto internazionale che presenta diversi segnali positivi: – nel 2014 -2015 la crescita delle emissioni di gas serra mondiale si è fermata; – la nuova potenza di impianti a fonti rinnovabili, la produzione di energia rinnovabile e gli investimenti in fonti rinnovabili a livello mondiale sono tutti in crescita dal 2013; – cresce l’attenzione al green da parte del mondo della finanza, come testimonia l’incremento continuo dei green bond a livello mondiale; – dal 2013 è in costante crescita anche il numero dei veicoli ibridi e elettrici circolanti, mentre si è fermata la crescita delle immatricolazioni pro capite di automobili.

L’Ocse ha reso disponibili nel 2016 i database di 4 indicatori guida della green economy su scala mondiale: la produttività carbonica, la produttività di materia, la protezione del capitale naturale e i cambiamenti nell’uso del suolo, l’andamento dell’esposizione media annuale al particolato fine (Pm2,5). La produttività carbonica – che misura il valore aggiunto in dollari per ogni kg di C02 emessa – a livello mondiale dal 1990 al 2014 è circa raddoppiata, quella della Cina e degli Stati Uniti è in miglioramento, anche se restano significativamente al di sotto di quella dell’Ocse.

La produttività della materia – che misura il valore aggiunto in dollari per ogni tonnellata di materiali consumati (combustibili fossili, sostanze abiotiche e biotiche con esclusione dell’acqua) – nonostante i miglioramenti realizzati in Europa e Nord America, a causa dei peggioramenti di Cina, India e Indonesia, fa registrare a livello mondiale un peggioramento dal 2000.

Per quanto riguarda la protezione del capitale naturale e l’uso del suolo, la superficie agricola dal 1990 a livello mondiale è lievemente aumentata (è calata nei Paesi Ocse), quella occupata da pascoli e prati è, dal 1990 a livello mondiale, quasi costante (è calata nei Paesi Ocse), il suolo forestato dal 1990 a livello mondiale è in calo, mentre è in aumento quello urbanizzato e per altre destinazioni.

L’esposizione al particolato sottile (Pm2,5) – misurata quale concentrazione annuale media in microgrammi al metro cubo – nel 2013 rispetto al 1990 ha evidenziato alcuni progressi in Europa (la Germania dimezza e l’Italia riduce da 30,6 a 18,3μg/m3), pur rimanendo quello della qualità dell’aria un aspetto critico dal punto di vista ambientale e sanitario; una stabilità ma con bassi livelli negli Stati Uniti (11); un peggioramento in Cina (da 39 a 54,4) e in India.

Il testo è un estratto della Relazione sullo stato della green economy, che ha come titolo “L’Italia in Europa e nel mondo”, disponibile integralmente a quest’indirizzo: https://goo.gl/UFH1cO