Strategia Europa 20020, come va? Meglio ambiente ed energia, male per i lavoro e povertà

Progressi per l’educazione scolastica, ma la Ricerca & Sviluppo è al palo

[3 marzo 2015]

Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, ha pubblicato il rapporto “Smarter, greener, more inclusive? Indicators to support the Europe 2020 strategy”, che fa il punto sulla Strategia Europa 2020, adottata dal Consiglio europeo nel 2010,  che punta a realizzare un’economia intelligente, sostenibile ed inclusiva, con livelli elevati di occupazione, produttività e coesione sociale.

Gli obiettivi centrali della Strategia da raggiungere entro il 2020 sono 5 e molto ambiziosi: lavoro, ricerca & sviluppo(R&D), cambiamento climatico ed energia, educazione e riduzione della povertà. Questi sono stati poi tradotti in obiettivi nazionali «Al fine – come spiega il rapporto – di riflettere la situazione e le possibilità di contributo di ogni Stato membro all’obiettivo comune».

Eurostat ha compilato una serie di 9 indicatori chieve e di 4 sub-indicatori che danno il senso di quanto l’Ue sia ancora lontana da raggiungere gran parte degli obiettivi globali che si è data.  “Smarter, greener, more inclusive?” presenta i trend passati ed i dati più recenti, permettendo così di dare basi chiare alla Strategia Europa 2020 e di assicurare il controllo dei progressi compiuti, e spiega: «L’obiettivo di questa pubblicazione non è quello di prevedere se gli obiettivi della Strategia Europa 2020 saranno raggiunti, ma quello di aiutare a comprendere i fattori all’origine dei cambiamenti fin qui osservati, fornendo le necessarie statistiche complementari».

Il risultato comunque non è esaltante e resta da fare molta strada se si vogliono mantenere le promesse e la visione di Europa 2020.

Dal 2008 progressi davvero significativi sono stati fatti per l’obiettivo cambiamento climatico ed energia, grazie alla riduzione delle emissioni di gas serra ed all’aumento dell’utilizzo delle energie rinnovabili. Va meglio – ma non in tutti i Paesi – per l’educazione scolastica, con l’aumento del numero di diplomati e la riduzione dell’abbandono scolastico. Mentre per quanto riguarda la ricerca & sviluppo i progressi non sono all’altezza delle aspettative ed anche i finanziamenti sono scarsi. Si può parlare di un vero e proprio fallimento per quanto riguarda la lotta alla disoccupazione ed alla povertà, che dal 2008 sono cresciute, proprio oggi Eurostat ha annunciato che il tasso di disoccupazione ella zona Euro è dell’11,20%, ma va dal 4,7% della Germania e 4,8% dell’Austria, al 25,8% in Grecia ed al 23,4% in Spagna, mentre l’Italia è al 12,8% e dopo di noi, prima di Grecia e Spagna, ci sono solo Portogallo (13,3%); Cipro (16,1%) e Croazia (16,2%).

Ma il nostro Paese è il peggiore dei grandi Stati industrializzati europei per tasso di disoccupazione giovanile: il 41,2%. Ci battono solo Spagna (50,9%),  Grecia (50,6% novembre 2014) e Croazia (44,1% quarto trimestre 2014), siamo  lontanissimi da Germania (7,1%), Austria(8,2%) e Danimarca (10,8%).