Studio del Pentagono: condizioni climatiche estreme nel 50% delle basi militari statunitensi

Il Dipartimento della difesa Usa sbugiarda la strategia di sicurezza nazionale di Trump

[1 febbraio 2018]

Secondo il nuovo il rapporto  del Pentagono “Department of Defense  Climate-Related Risk to DoD Infrastructure Initial Vulnerability Assessment Survey (SLVAS)” – reso noto dal Center for Climate and Security, un think tank di  esperti di sicurezza climatica apartitico e indipendente – circa la metà delle strutture militari statunitensi in tutto il mondo hanno sperimentato condizioni climatiche estreme e condizioni meteorologiche minacciose.

Il rapporto, che è stato inviato al Congresso Usa, è frutto di un sondaggio, il primo del suo genere, dal quale è emerso che circa la metà dei 3.500 siti militari contattati ha riportato effetti  provenienti da sei categorie chiave di condizioni meteorologiche estreme: inondazioni dovute a picchi di pioggia; inondazioni dovute a eventi imprevisti (ad esempio pioggia, neve, nevischio, ghiaccio, ecc.); temperature estreme (sia calde che fredde); vento; siccità; incendi boschivi. Lo studio era stato richiesto dal Congresso nel 2015 ed è stato completato a gennaio di quest’anno. Il Congresso chiedeva una «valutazione del livello di screening globale per determinare le vulnerabilità delle installazione ai rischi per la sicurezza legati al clima, con l’obiettivo di identificare gravi vulnerabilità e sviluppare le necessarie strategie di adattamento»

Il Center for Climate and Security dice che il rapporto SLVAS è ricco di dati e inizia a tracciare «Un quadro preliminare delle attività attualmente colpite da eventi meteorologici avversi … nonché un’indicazione delle  attività che in futuro potrebbero essere interessate dall’aumento del livello del mare»

Il rapporto post-sondaggio è il frutto del lavoro del sottosegretario del Dipartimento della difesa (Dod) per l’acquisizione, la tecnologia e la logistica  e John Conger, consulente politico senior al Center for Climate and Security, che ha contribuito a dare il via al lavoro di indagine quando era assistant secretary al Dod. sottolinea che «I risultati non indicano gli effetti specifici dei cambiamenti climatici ma identificano basi particolari in cui il clima estremo è già segnalato come un problema. Se ci sono aumenti nei cambiamenti climatici, questo tipo di studi li indirizza nella giusta direzione. Il Pentagono potrebbe anche utilizzare questi dati mentre redige un nuovo studio per il Congresso sulle sue 10 strutture militari più vulnerabili ai cambiamenti climatici, insieme ai piani e ai costi per proteggerle».

A dicembre il Congresso a maggioranza repubblicana ha approvato il National Defense Authorization Act (Ndaa) che, nonostante il negazionismo climatico di Trump e della sua Amministrazione, identifica anche il cambiamento climatico come una minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Sondaggio, rapporto del Pentagono e Ndaa sono in disaccordo con la strategia di sicurezza nazionale pubblicata di recente da  Trump, che ha eliminato ogni riferimento ai cambiamenti climatici che era presente nella strategia approvata dall’Amministrazione  di Barack Obama, al posto del cambiamento climatico Trmp ha messo un focus sull’indipendenza energetica e sull’american business.

Il Center for Climate and Security riassume così la situazione: «Più di 780 siti militari hanno riportato condizioni di siccità, che è stata l’evento climatico estremo più frequente, seguito da vicino da vento e inondazioni. L’ondata di tempeste, che è spesso associata al cambiamento climatico, ha colpito 225 siti e in 210 sono stati segnalati degli incendi». e il Dipartimento della difesa conferma: «Il più alto numero di effetti segnalati è stato causato dalla siccità (782) seguita da vicino dal vento (763) e dalle inondazioni legate alle tempeste non temporalesche (706). Circa il 10% dei siti indicati sono stati colpiti da temperature estreme (351), mentre le inondazioni dovute a tempeste (225) e incendi (210) hanno interessato circa il 6% dei siti segnalati». II Dod fa notare:«Dato che si prevede che il rapido cambiamento climatico aggraverà la maggior parte delle suddette categorie di rischi nel corso di questo secolo (il suo effetto sul vento è meno sicuro), la ragionevole aspettativa è che le vulnerabilità dei siti militari aumenteranno a meno che non vengano stanziate risorse significative per adeguare le attività del Dod a questo ambiente operativo mutevole e/o  a ridurre la velocità e la portata dei cambiamenti climatici. Tuttavia, quel che è potenzialmente significativo in questo sondaggio è quanto siano già diffusi i rischi legati ai cambiamenti climatici per le risorse militari. Inoltre, il rapporto evidenzia il semplice fatto che questi rischi non sono limitati solo ai picchi di tempesta estremi e alle alluvioni, sebbene tali rischi siano significativi, e che non siano solo i siti costieri a essere vulnerabili».

Il rapporto sottolinea che il Dipartimento della difesa, come ha fatto sia con le Amministrazioni sia repubblicane che democratiche, «affronta il cambiamento climatico con la necessaria praticità», per rispondere alla domanda: perché il Dod e la sicurezza nazionale devono preoccuparsi del cambiamento climatico?   Il Pentagono spiega al Congresso (e soprattutto a Trump) che «Il Dod guarda al clima attraverso la lente della sua missione. Da questa prospettiva, i cambiamenti climatici influenzano la sicurezza nazionale in diversi modi. I cambiamenti climatici possono potenzialmente modellare l’ambiente in cui operiamo e le missioni che ci vengono richieste».

I militari Usa sono preoccupati per la sicurezza e l’idoneità delle loro infrastrutture e il Center for Climate and Security le riassume così: «I nostri combattenti hanno bisogno di basi in cui schierarsi, nelle quali addestrarsi o vivere quando non sono schierati. Se le condizioni meteorologiche estreme rendono inutilizzabili le nostre strutture essenziali, o richiedono costosi interventi lavorativi ad alto costo di manodopera, si tratta di un impatto inaccettabile. Quindi, i cambiamenti climatici influenzano la capacità delle forze armate statunitensi di fare il loro lavoro/ compiere la loro missione? Questo sondaggio, insieme a una serie di prodotti precedenti del Dod  (che sono coerenti con la migliore scienza disponibile) dicono chiaramente “sì”. Essenzialmente, il Dod ha esaminato le  sue installazioni e ha scoperto che molte  sono molto vulnerabili a una varietà di diversi tipi di eventi meteorologici estremi o gravi. Gli scienziati si aspettano che ondate di calore, inondazioni, siccità e incendi boschivi aumentino nei prossimi decenni, aumentando ulteriormente l’esposizione del Dod e la vulnerabilità, a meno che non siano prese misure significative per prevenire tale scenario. Mentre è necessario un ulteriore esame per comprendere in modo più certo gli effetti completi di tali rischi (ora e in futuro), un aumento della volontà politica e delle risorse per combattere il cambiamento climatico, sia in termini di rallentamento che di adattamento all’inevitabile, è chiaramente necessaria per migliorare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Non aspettiamo un altro rapporto per iniziare».

Il I Dod conferma:«Dato che si prevede che il rapido cambiamento climatico aggraverà la maggior parte delle suddette categorie di rischi nel corso di questo secolo (il suo effetto sul vento è meno sicuro), la ragionevole aspettativa è che le vulnerabilità dei siti militari aumenteranno, a meno che non vengano stanziate risorse significative per adeguare le attività del Dod a questo ambiente operativo mutevole e/o  a ridurre la velocità e la portata dei cambiamenti climatici. Tuttavia, quel che è potenzialmente significativo in questo sondaggio è quanto siano già diffusi i rischi legati ai cambiamenti climatici per le risorse militari. Inoltre, il rapporto evidenzia il semplice fatto che questi rischi non sono limitati solo ai picchi di tempesta estremi e alle alluvioni, sebbene tali rischi siano significativi, e che non siano solo i siti costieri a essere vulnerabili».

Nonostante quel che ne pensa Trump, il rapporto del Pentagono conclude: «Gli effetti del clima e delle condizioni meteorologiche estreme rappresentano ulteriori rischi da incorporare nei vari processi di pianificazione e gestione del rischio del dipartimento».