Svelato il mistero del ciclo dello scioglimento dei ghiacciai dell’Antartide (VIDEO)

I satelliti tracciano le preoccupanti variazioni dell’assottigliamento e del ritiro dei ghiacciai

[13 dicembre 2016]

I dati raccolti in quasi 25 sul dislivello e il ritiro di alcuni dei più veloci ghiacciai dell’Antartide rivelano importanti differenze tra i singoli ghiacciai e sul ritmo in cui  la perdita di ghiaccio si diffonde  all’interno dell’Antartide. A rivelarlo è lo  studio “Uneven onset and pace of ice-dynamical imbalance in the Amundsen Sea Embayment”, pubblicato su Geophysical Research Letters  da un team britannico guidato da Hannes Konrad, del Centre for polar observation and modelling della School of Earth and Environment dell’università di Leeds

Lo studio mette insieme i dati provenienti da cinque diverse missioni satellitari e la  ricerca effettuata dal Cpom dimostra che questi  ghiacciai si stanno assottigliando e regredendo. I ricercatori britannici si sono concentrati sul Pine Island Glacier – che contribuisce di più all’innalzamento del livello del mare rispetto a qualsiasi altro ghiacciaio  del pianeta – insieme al vicino ghiacciaio Thwaites e ai più piccoli ghiacciai Pope, Smith e Kohler (PSK), e lo studio dimostra che  l’altezza dei ghiacciai è in calo, «molto probabilmente perché i ghiacciai si stanno assottigliando a causa delle temperature del mare più calde registrate intorno all’Antartide negli ultimi decenni».

Però, quel che è particolarmente interessante  è che sono tutti i ghiacciai oggetto dello studio hanno risposto modo diverso nel corso degli ultimi due decenni.

Konrad ha spiegato che «Gli scienziati concordano sul fatto che si tratta dell’acqua calda dell’oceano che  scioglie la parte galleggiante del ghiacciaio, il che poi permette al ghiacciaio di fluire più facilmente perché non è più trattenuto dalla piattaforma di ghiaccio galleggiante. Dato che il ghiacciaio scorre più velocemente, comincia a diventare più sottile. Se non ci sono abbastanza neve e ghiaccio che si acculano più in alto per compensare, i ghiacciai perdono sempre più la loro massa mentre fluiscono verso il mare, e questo è esattamente ciò che stiamo vedendo qui, ma il dettaglio varia notevolmente tra i tre sistemi, e anche all’interno di ogni ghiacciaio».

Mettendo insieme i dati raccolti a partire dal 1992, ad oggi, il  team ricostruito le altezze e le superfici dei ghiacciai lungo una serie di linee di flusso per vedere  se questo fenomeno avesse colpito i ghiacciai anche più all’interno.

I ricercatori dicono che «Nel 1992, tutti e tre stavano già sperimentando la perdita di altezza in corrispondenza o in prossimità della linea di messa a terra, con il Pine Island Glacier che perdeva in altezza circa 1 m ogni anno, anche se la superficie all’interno era stabile. Poi, il diradamento dl Pine Island Glacier  si sviluppava costantemente, prima sul tronco principale del ghiacciaio e quindi più all’interno. Mentre il ritmo con cui si è diffuso su tutta la superficie del ghiacciaio varia, in alcuni punti i tassi di assottigliamento hanno raggiunto fino a 13 km/anno. Le modifiche sul ghiacciaio Thwaites erano più irregolari: la superficie alla linea di messa a terra stava già diminuendo fino a 3 m/anno, all’inizio dei dati satellitari, ma il diradamento è cessato intorno al 2000. Con il  riavvio nel 2004, l’assottigliamento si è diffuso a tassi simili a quelli visti nel Pine Island Glacier, ma l’offset di circa 10 anni significa che finora non si è diffuso nell’entroterra. Infine, anche se il  PSK ha sperimentato le maggiori diminuzioni in altezza della superficie (fino a 7 m/anno), molto probabilmente a partire intorno al 1980, il diradamento si è diffuso molto più lentamente rispetto ai ghiacciai  Pine Island Glacier o Thwaites».

Probabilmente queste differenze sono dovute alle dimensioni, alla massa del ghiacciaio, alle rocce sottostanti, alla topografia e all’idrologia, ma quel che è chiaro è che, negli ultimi 25 anni, tutti e tre i sistemi hanno subito un assottigliamento che si è diffuso dalla linea di messa a terra lungo tutta la superficie del ghiacciaio.

Il team di ricerca britannico evidenzia che «Con i modelli climatici indicano che il riscaldamento dell’oceano è destinata a continuare e prevede che i ghiacciai si ritirino ulteriormente, anche senza l’influenza dell’acqua calda a causa della loro base sulla roccia in pendenza verso basso, si scioglierà più ghiaccio ai margini dei ghiacciai e il successivo abbassamento della loro superficie sembra probabile».

Konrad riassume cosi la situazione e i pericoli che corriamo a causa di questo fenomeno: «La combinazione di questi dati altimetrici ci ha dato una visione unica di come stanno cambiando alcuni dei più importanti ghiacciai dell’Antartide, compreso il fatto che non tutti rispondono allo stesso modo. Stiamo anche assistendo ad interessanti differenze tra gli affluenti dei singoli ghiacciai».

Il direttore del Cpom, Andy Shepherd, conclude sottolineando l’importanza di un monitoraggio continuo: «Oltre ad essere in grado di monitorare regolarmente le calotte polari nel loro insieme, questi risultati dimostrano la capacità dei satelliti di individuare come i singoli ghiacciai stanno rispondendo ai cambiamenti ambientali. I prossimi passi saranno quelli di perfezionare i nostri calcoli sulla  perdita di ghiaccio e sull’innalzamento del livello del mare causato dalla calotta antartica nel suo complesso e, a sua volta, migliorare i nostri modelli su ciò che potrebbe accadere in futuro».