Tempeste di vento e danni, Conaf: «Occorre un piano di monitoraggio e verifica alberature»

Sisti: «Prevenzione unica strada per evitare di contare altre vittime come per i dissesti idrogeologici»

[6 marzo 2015]

Il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (Conaf) dice la sua sui danni provocati dall’”uragano” in gran parte del territorio italiano: «Alberi sradicati dal vento, danni a città e campagne, e purtroppo anche dei lutti. Il maltempo dei giorni scorsi con i venti di uragano che hanno interessato principalmente la Toscana, non lasciando indenni anche la Liguria del Levante, per poi procedere verso sud, ha lasciato scenari devastanti su gran parte dei territori interessati, e anche delle vittime. Indubbiamente l’evento è stato di un’intensità eccezionale: dati ufficiali parlano di raffiche di venti di Nord-Est che hanno superato i 200 km/h sulle Alpi Apuane, e nelle città partendo da Firenze per ridursi verso Grosseto si sono toccate punte tra i 170 e gli 86 km/h».

Ma secondo Andrea Sisti, presidente Conaf e componente del Comitato nazionale del verde, dopo aver toccato con mano i danni delle tempeste di vento, «Occorre un piano di monitoraggio e di verifica con professionisti qualificati, quali Agronomi e Forestali, di tutte le alberature del Paese sia nei centri urbani che lungo le strade. Solo così eviteremo di contare altre vittime così come già avviene per i dissesti idrogeologici».

Il Conaf però aggiunge che «Purtroppo siamo ancora abituati a ragionare sulla base delle medie stagionali, quando invece dobbiamo prendere coscienza che, parlando di fenomeni atmosferici, i picchi estremi sono sempre più frequenti. Gli alberi nelle città  sono notevolmente soggetti a limitazioni sia nello spazio delle radici che nell’effettivo sviluppo in altezza per far spazio ad opere infrastrutturali, come strade e impianti e spesso c’è da chiedersi  se certi accanimenti sulle piante siano giustificati o meno. Per quanto riguarda la vegetazione, le piante più colpite nelle aree urbane appartengono alla specie Pinus pinea, sicuramente anche i più diffusi nelle aree colpite , ma non sono rimasti indenni anche lecci, pioppi, olmi, e persino palme. Colpiti anche i cipressi del famoso viale di Bolgheri».

Da un’analisi dei danni fatta da Cnaf emerge che «Come sempre accade in condizioni eccezionali i danni hanno interessato piante dalle caratteristiche più differenziate, che sono state sradicate, spezzate o stroncate: sono stati coinvolti per la maggior parte dei casi alberi che hanno subìto nel corso della loro vita interventi che ne hanno indebolito la struttura (eclatanti le immagini che stanno spopolando sul web del viale che collega Donoratico a Marina di Castagneto, in provincia di Livorno); ma anche piante sulle quali erano stati effettuati interventi di manutenzione e alleggerimento della chioma».

La siutazione è quindi da analizzare caso per caso e per questo il Conaf sta collaborando attivamente anche all’interno del  Comitato per lo sviluppo del verde pubblico (legge 10/2013) e con l’ANCI per supportare le amministrazioni nelle attività di monitoraggio, di gestione e di pianificazione del verde urbano. «La messa in sicurezza dei parchi – concludono gli agronomi e forestali –  non può essere garantita esclusivamente con la chiusura degli stessi, ma si deve operare affinché il verde sia fruibile e possa svolgere attivamente i suoi numerosi compiti nel miglioramento della qualità della vita».