Ma il “merito” è della crisi

Toscana, emissioni di CO2 al minimo storico nel 2012

[2 luglio 2013]

L’andamento delle emissioni di CO2 è stato determinato da comportamenti virtuosi da parte delle aziende, ma soprattutto dal dilagare della crisi economica. Questo mix (dove il secondo elemento ha pesato certamente più del primo) ha permesso alla Toscana di far registrare nel 2012 il minimo storico di emissioni di CO2 dall’entrata in vigore dei limiti dell’Unione Europea, confermandosi una delle regioni d’Italia che ha ridotto in misura maggiore le emissioni di CO2 tra il 2005 e il 2012 (-34% da 12.497 nel 2005 a 8.297 migliaia di tonnellate di CO2 nel 2012).  Gli impianti industriali della Regione, se si escludono i “nuovi entranti” (entrati in regime Ets- Emission Trading System a fine 2012), registrano una diminuzione di emissioni di CO2 del 10,2% rispetto ai limiti di CO2 imposti dall’Unione Europea, in linea con il dato nazionale che registra una flessione del 15%.

Questi i dati relativi al 2012 riportati nel report di EcoWay, il primo operatore italiano attivo nella gestione e nel trading della commodity CO2, confortanti dal punto di vista strettamente ambientale ma non della sostenibilità complessiva perché non si realizza il disaccoppiamento tra produzione industriale e emissioni di gas serra in atmosfera, che sarebbe indicatore di una sostanziosa innovazione di processo.

La conferma dell’analisi viene da Guido Busato, presidente di EcoWay. «La riduzione delle emissioni degli impianti localizzati nella regione, in linea con la dinamica in atto a livello nazionale nel 2012, non è, come può sembrare, una buona notizia. Nasce da una significativa diminuzione della produzione industriale. L’effetto generato è che le aziende, registrando un abbattimento significativo delle emissioni di gas serra rispetto ai limiti imposti dalla UE, non sono stimolate ad investire in progetti di miglioramento tecnologico che, nel medio-lungo termine, hanno l’obiettivo di rendere più efficienti i propri processi produttivi così come invece previsto dal sistema europeo delle emissioni Ets».

In Toscana nel 2012 il settore industriale della combustione (aziende con impianti di calore > 20 MW, quali ad esempio impianti termoelettrici) rappresenta il 62% delle emissioni totali, seguito da metallurgia (11,5%), carta (11,1%), cementifici (6,4%),  raffinazione (5,0%) vetro (3,3%) e laterizi e ceramiche (0,7%). L’unico settore che contribuisce al superamento dei limiti di CO2, è il comparto degli impianti di combustione (+21,9%). Lo studio rileva che gli altri comparti industriali, a causa della crisi economica, producono emissioni inferiori al numero dei permessi.

La stessa situazione si rileva a livello nazionale, dove le aziende toccano il minimo storico dei livelli di emissione e il record di surplus dei permessi. Nel 2012 gli impianti industriali italiani maggiormente energivori (oltre 1.000 in Italia, che producono più del 40% delle emissioni di gas effetto serra totali nazionali) sottoposti alla normativa europea Ets che impone un tetto annuo alle emissioni di CO2, hanno prodotto meno gas serra, -27,5% dal 2005 e -15% rispetto ai limiti imposti per il 2012, attestandosi a 164 milioni di tonnellate di CO2,dato mai così basso dal 2005 (anno di entrata in vigore dei limiti imposti da Bruxelles) quando le emissioni erano state pari a 225 milioni di tonnellate.

I settori più colpiti sono i cementifici e laterizi e ceramiche, che incidono mediamente per il 10,5% delle emissioni nazionali e mostrano una riduzione delle emissioni pari al 40% dal 2005. L’unico settore che ha continuato a produrre dal 2008 al 2012 più emissioni rispetto alle allocazioni gratuite imposte da Bruxelles è la raffinazione.

F.G.