Trump presidente Usa? Un incubo per l’energia pulita

Farebbe di tutto per ostacolare le rinnovabili e favorire idrocarburi, nucleare e carbone

[14 ottobre 2016]

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Come dice Joe Romm  di Climate Progress «La buona notizia è che un Presidente Donald Trump non potrebbe fermare la transizione dai combustibili fossili all’energia pulita. Questa tendenza è irreversibile. La cattiva notizia è che probabilmente la potrebbe rallentare abbastanza da poter distruggere le modeste possibilità  che il mondo ora ha di evitare un riscaldamento catastrofiche in seguito all’accordo sul clima di Parigi».

Già a maggio Trump aveva promesso di aumentare la produzione di combustibili fossili, mentre ha sempre  disdegnato l’energia pulita. Come ha detto nel secondo dibattito televisivo con Hillary Clinton: «C’è una cosa che si chiama carbone pulito. Il carbone durerà per 1000 anni in questo Paese».

Ma Trump è uno spregiudicato uomo di affari e sa bene che la rivoluzione energetica pulita è inarrestabile grazie al mercato globale, alla politica e alle tendenze tecnologiche. Anche come presidente della più potente nazione del mondo non potrebbe invertire queste tendenze, non riuscirebbe ad impedire l’inevitabile trionfo di fotovoltaico, eolico ed efficienza energetica, batterie di nuova generazione e auto elettriche. Lo sa bene, perché anche il suo staff avrà letto l’ultimo rapporto del dipartimento dell’energia Usa:

Ha ragione Romm quando scrive: «Nessuno può fermare il futuro dell’energia pulita, perché è già arrivato. E continui investimenti su larga scala da parte di altri paesi, in particolare la Cina, assicurano i trend continuerà».

Ma promuovendo le energie fossili e ostacolando le rinnovabili e il risparmio energetico, Trump potrebbe rallentare in modo significativo la cosa delle energie pulite. Già nel 2000 l’International energi agency  pubblicò un rapporto che conteneva un preciso avvertimento ai policy makers: «Se vogliamo che le tecnologie di mitigazione della CO2 economicamente vantaggiose siano disponibili durante i primi decenni del nuovo secolo, a queste tecnologie deve essere data l’opportunità di entrare nel mercato attuale. Rinviando le decisioni sulla distribuzione si rischierà di chiudere queste tecnologie, ad esempio, la mancanza di opportunità di inserimento precluderà queste opzioni che le rendono disponibili per il sistema energetico». Come riassume Romm, «Le politiche di implementazione di oggi determinano quali tecnologie saranno soluzioni  climatiche scalabili nei prossimi anni».

Per tecnologie come quella solare l’Iea evidenziava che «Il tempo per il pareggio dipende da tassi di implementazione, che il decision mackers può influenzare attraverso la politica. Con tassi di crescita annuali storici del 15%, i moduli fotovoltaici raggiungeranno il pareggio intorno al 2025. Raddoppiare il tasso di crescita si sposta il punto di pareggio 10 anni prima, al 2015». E’ proprio quello che è successo, in particolare grazie a Germania e Cina ed è per questo che in molti Paesi l’energia solare sovvenzionata sta battendo non solo il carbone, ma anche il gas. Intanto gli stessi Stati Uniti sono diventati uno dei maggiori produttori e consumatori di energia rinnovabile del mondo al mondo, nonostante il boom del fracking e il calo del prezzo dl petrolio.

Se un ipotetico presidente Trump cominciasse a favorire i combustibili fossili e a penalizzare l’energia pulita, potrebbe rallentare la transizione energetica globale e minare la capacità delle imprese statunitensi di competere/contribuire alla creazione di un’economia low carbon mondiale. Inoltre gli Usa tornerebbero ad essere il Paese che impedisce che vengono realizzati gli accordi internazionali sul clima, come accaduto per il protocollo di Kyoto e come accadrebbe per l’Accordo di Parigi ormai vigente. Gli Stati Uniti sono , dopo o insieme alla Cina, il più grande inquinatore del pianeta e il mondo non può vincere la battaglia climatica se il presidente degli Usa se ne tira fuori. Ed è proprio quel che Trump ha, confusamente, intenzione di fare se arriverà alla Casa Bianca: ostacolare le energie rinnovabili – sia in patria che a livello globale –  e dichiarando che non rispetterà l’Accordo di Parigi e che eliminerà gli standard per l’inquinamento da carbonio approvati dall’Environmental protection agency (Epa), per non parlare del risparmio energetico che ritiene una cosa da fighetti democratici o da cinesi.

E’ vero che nemmeno il presidente Usa potrebbe probabilmente mantenere queste promesse/minacce, ma non c’è dubbio che un ecoscettico dichiarato come Trump alla Casa Bianca potrebbe rallentare parecchio la transizione energetica. Prima che morisse Antonin Scalia, la Corte Suprema Usa ha sospeso il Clean Power Plan di Barack Obama e sarà il prossimo presidente a scegliere i giudici della Corte Suprema che determineranno il futuro di quel Piano e di altre leggi e norme ambientali. Nominando ecoscettici e amici delle Big Oil e dei King Carbon al governo e a capo delle agenzie federali, Trump potrebbe ostacolare ulteriormente l’energia pulita ed estendere la facilitazioni, i finanziamenti e i vantaggi di cui già godono i combustibili fossili.

Un segnale più che preoccupante Trump lo ha dato nominando Myron Ebell, un noto negazionista del cambiamento climatico, a capo dell’Epa transition (che praticamente si dovrebbe occupare di smantellare l’Agenza federale per l’ambiente) e  non nasconde di puntare su manager di compagnie petrolifere come segretari agli interni e all’energia. Ma il presidente Usa nomina anche i capi delle agenzie che promuovono il commercio estero e lo sviluppo internazionale e che possono fare una grande differenza su quanto velocemente o lentamente Paesi come l’India adottano le energie pulite e abbandonano i colossali progetti di nuove centrali a carbone.

Nel primo dibattito con Hillary Clinton, Trump ha mostrato tutto il suo disprezzo (e la sua ignoranza) verso l’energia solare: «Lei parla di pannelli solari. Il nostro Paese ha investito in una solar company. E ‘stato un disastro. Ci hanno perso un sacco di soldi». Trump si riferiva al fallimento di Solyndra, ma non ha detto che dopo il crollo di quella grande compagnia solare il fotovoltaico ha avuto un incredibile boom negli Usa. Negli Usa quest’anno le vendite di pannelli solari sono quasi il doppio rispetto al 2015 e il costo del  solare è sceso dell’80% rispetto al 2008. Un successo incredibile che Trump ignora o più probabilmente fa finta di ignorare.

Se è vero che le sue affermazioni sono quasi sempre incredibilmente fuorvianti, è anche vero che il fatto che il candidato del Partito repubblicano alla presidenza Usa abbia simili punti di vista e più che preoccupante.

Romm conclude: «La clean energy revolution è inarrestabile. Ma mantenere il riscaldamento globale “ben al di sotto dei 2 ° C” ed evitare la catastrofe, come il mondo si è impegnato a fare a Parigi, richiede un grande aumento degli investimenti nell’energia pulita e nella sua distribuzione. La tragedia di una presidenza Trump è che potrebbe chiudere la porta sul percorso al di sotto dei 2° C, mentre il resto del mondo sta lavorando insieme per mantenere quella porta aperta».