Trump: «Se vinco rinegozierò l’accordo globale sul clima»

Sierra Club. le buffonate internazionali di Trump isolerebbero gli Stati Uniti in tutto il mondo

[18 maggio 2016]

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Il candidato del Partito Repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti d’America,  Donald Trump ha detto che se vincerà rinegozierà il ruolo degli Usa nel l’accordo globale sul clima  approvato alla Conferenza Unfccc di Parigi e ratificato all’Onu dall’amministrazione di Barack Obama.

Trump, notoriamente eco scettico, non vede assolutamente l’Accordo di Parigi  come l’ulltima possibilità di invertire la tendenza del riscaldamento globale Quindi, se dovesse diventare il presidente del secondo Paese più inquinante del mondo ostacolerò l’attuazione di quanto deciso alla CoOp21 Unfccc da 198 Paesi del mondo, che per la prima volta  dopo più di 20 anni di negoziati climatici si sono dati una linea comune contro i cambiamenti climatici e per ridurre le emissioni di gas serra.

«Lo guarderò molto, molto seriamente, e come minimo rinegozierò questi accordi, come minimo. E al massimo potrei fare qualcosa di diverso- ha detto Trump in un’intervista alla Reuters  –  Ma  gli accordi che sono accordi unilaterali sono un male per gli Stati Uniti».

Trump si è detto convinto che l’altro più grande emettitore di gas serra del pianeta, la Cina, non manterrà le promesse fatte con la firma dekll’accordo di Parigi: .«Non è un grande fan perché se gli altri paesi non aderiscono , la Cina non aderirà, e la Cina emetterò in ‘atmosfera».

L’impressione e che Trump, che ha avuto qualche problema con le Big Oil, voglia utilizzare il no all’Accordo di parigi per fare definitivamente pace con le multinazionali dei combustibili fossili e per schierarsi ancora di più con la destra anti-ambientalista americana.

Quindi, se Trump dovesse diventare il nuovo presidente Usa butterebbe nel cestino l’impegno preso da  Obama di ridurre dal  26 al 28% le emissioni di gas serra Usa entro il 2025 rispetto al 2005, mentre la Cina ha promesso che raggiungerà il picco delle emissioni di CO2  entro il 2030.

Trmp con questa dichiarazione finalmente rivela le sue vere (cattive) intenzioni climatiche e si allionea con la stragrande maggioranza del Partito Repubblicano che non considera il cambiamento climatico un pericolo reale. .

A dire il vero le ultime dichiarazioni di Trumpnon sono molto sorprendenti: aveva già addirittura detto di credere che il riscaldamento globale sia una storia inventata dai cinesi per danneggiare la competitività delle imprese statunitensi e uno dei suoi consiglieri per la politica energetica, Kevin Cramer, è un noto scettico del cambiamento climatico.

Con un candidato così, aklla fine anche gli ambientalisti più ostili a Hillary Clinton, finiranno per votare per lei che almeno ha detto che vuole che gli Usa arrivino al 50% di energie rinnovabili entro il 2030.

Infatti Gene Karpinski, presidente del gruppo ambientalista statunitense League of Conservation Voters ha subito detto che «Questo è un altro esempio della pericolosa mancanza di giudizio  di Trump e degli impatti reali che potrebbe avere per tutti noi».

Secondo Tom Steyer, un miliardario che finanzia progetti ambientali, «La denuncia di Trump degli accordi di clima di Parigi non è solo miope, ma sarebbe terribilmente costosa per l’America e la nostra capacità di guidare il mondo. Non possiamo tornare indietro su questo importante passo verso un’economia dell’energia pulita che avvantaggia tutte le nostre famiglie».

Ma se Trump vincerà dovrà fare i conti proprio con l’accordo di Parigi che in un articolo, pensato proprio per  proteggersi da nuovi governi che volessero  smantellarlo, dice che qualsiasi Paese che volesse ritirare la sua adesione dovrà prima aspettare 4 anni.

Il capo dei negoziatori climatici statunitensi, Jonathan Pershing, la settimana scorsa aveva sottolineato che, , indipendentemente dal risultato delle elezioni Usai, gli altri Paesi chiederanno agli americani di rispettare i patti..

Il direttore politico di Sierra Club, Khalid Pitts, è tranciante: «Questa è  semplicemente una prova in più che le buffonate internazionali di Trump  isolerebbero gli Stati Uniti in tutto il mondo e che la sola via “negoziale” è la  leadership americana. Nel frattempo, possiamo solo immaginare e supporre come un negazionista della scienza climatica rinegozierebbe  un accordo internazionale sul clima».