Altrimenti cambiamento climatico e dell'ecosistema senza pari negli ultimi 10.000 anni

Mediterraneo: il limite invalicabile delle temperature è +1,5 °C

Nel Mare Nostrum già oggi siamo a +1,3 °C, a fronte di un incremento di circa 0,85° C in tutto il mondo

[28 ottobre 2016]

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Lo studio “Climate change: The 2015 Paris Agreement thresholds and Mediterranean basin ecosystems”, pubblicato su Science da Joel Guiot della Aix-Marseille Université e da Wolfgang Cramer, dell’Institut méditerranéen de la biodiversité et d’ecologie marine et continentale (Imbe), evidenzia che «l’accordo di Parigi della United Nations framework convention on climate change del dicembre 2015 mira a mantenere il riscaldamento globale medio ben al di sotto di 2° C al di sopra del livello preindustriale. Nel bacino del Mediterraneo, le recenti ricostruzioni climatiche basate sui pollini e la variabilità degli ecosistemi nel corso degli ultimi 10.000 anni forniscono informazioni per quanto riguarda le implicazioni delle soglie di riscaldamento per la biodiversità e il potenziale uso del suolo».

I due ricercatori francesi hanno confrontato i futuri scenari del cambiamento climatico futuro negli ecosistemi terrestri attraverso la ricostruzione delle dinamiche dell’ecosistema  nel corso degli ultimi 10.000 anni e dicono che «solo un scenario di riscaldamento di 1,5° C permette agli ecosistemi di restare all’interno della variabilità dell’Olocene. Un riscaldamento par o superiore ai 2° C produrrebbe un cambiamento climatico e cambiamenti dell’ecosistema terrestre mediterraneo che sono senza pari nell’Olocene, un periodo caratterizzato da ricorrenti deficit di precipitazione, piuttosto che da anomalie delle temperature».

Quindi basterebbero solo 2 gradi centigradi in più rispetto al livello pre-industriale per produrre negli ecosistemi del Mediterraneo cambiamenti mai visti negli ultimi 10.000 anni.

Il problema è che, mentre le temperature aumentano in tutto il mondo, alcune regioni stanno riscaldandosi e si riscalderanno ancora di più. Come spiega l’American association for the advancement of science (Aaas) il pericolo del superamento della soglia di rischio è imminente: già ora, le temperature regionali nel bacino del Mediterraneo sono circa 1,3 °C superiori a quelle tra il 1880 e il 1920, a fronte di un incremento di circa 0,85° C in tutto il mondo durante lo stesso periodo. Considerando che gli ecosistemi del bacino del Mediterraneo sono un hotspot per la biodiversità del mondo e forniscono numerosi servizi alle persone, compresa l’acqua pulita, la protezione contro le inondazioni, lo stoccaggio del carbonio, e la ricreazione, questo ulteriore aumento della temperatura è un fattore critico».

Dai modelli degli effetti delle diverse soglie di temperatura previste dall’Accordo di Parigi sul bacino del Mediterraneo, realizzati da Guiot e Cramer utilizzando il polline prelevato nei sedimenti, dimostrano che sia in uno scenario  “business as usual” che in quello che riflette gli biettivi nazionali proposti dai governi alla Cop21 Unfccc di Parigi,  il cambiamento ecologico previsto è di gran lunga superiore a quello che si è verificato durante la Olocene. Nello scenario  “business as usual”  tutta la Spagna meridionale si trasformerebbe in un  deserto, i boschi di latifoglie invaderebbero la maggior parte delle montagne, e la boscaglia arbustiva sostituirebbe la maggior parte delle foreste di latifoglie in una gran parte del bacino del Mediterraneo. Lo stesso scenario di desertificazione si presenterebbe per i territori già “aridi” dell’Italia meridionale.

Solo nello scenario di un riscaldamento globale limitato a più 1,5 °C sopra la temperatura pre-industriale gli ecosistemi rimarrebbero nei limiti sperimentati nel corso delle ultime dieci migliaia di anni.

L’Aaas e gli autori dello studio avvertono che la situazione potrebbe essere ancora peggio: «Questa analisi non tiene conto di altri impatti umani sugli ecosistemi, come i cambiamenti dell’uso del suolo, l’urbanizzazione e il degrado del suolo, molti dei quali hanno maggiori probabilità di aumentare in futuro a causa della espansione della popolazione umana e dell’attività economica».