Un ciclone devasta Socotra, le Galapagos yemenite dell’Oceano Indiano

L’Arcipelago di Socotra, risparmiato dalla guerra, fa i conti con il cambiamento climatico e le mire colonialiste degli Emirati arabi uniti

[25 maggio 2018]

Mentre lo Yemen e l’Oman si preparano a subire l’impatto del ciclone Mekuno, la tempesta ha già colpito duramente Socotra, dove il governo yemenita del sud, sostenuto da Arabia saudita ed Emirati arabi uniti, ha dichiarato lo stato di emergenza nell’Arcipelago. Socotra,

L’Iucn spiega che «L’arcipelago di Socotra è considerato patrimonio naturale dell’umanità per la sua flora e fauna eccezionalmente ricca e unica. Una delle isole più ricche e distinte della biodiversità del mondo, è stata definita “le Galapagos dell’Oceano Indiano”. Composto da quattro isole e da due isolotti rocciosi, Socotra è l’isola più grande, dell’arcipelago di Socotra e vanta una grande densità di endemismi: il 37% delle 825 specie vegetali di Socotra, il 90% delle sue specie di rettili e il 95% delle sue specie di lumache di terra non si trovano in qualsiasi altra parte del mondo.  Il sito sostiene anche popolazioni di uccelli terrestri e marini di livello mondiale (192 specie di uccelli, 44 delle quali si riproducono sulle isole mentre 85 sono migranti regolari), tra cui un certo numero di specie minacciate di estinzione. Anche la vita marina di Socotra è molto diversificata, con 253 specie di coralli che costruiscono barriere coralline, 730 specie di pesci costieri e 300 specie di granchi, aragoste e gamberi».

Mekuno si è abbattuto su questo paradiso naturale, popolato da una popolazione poverissima ma che è stata risparmiata dalla devastante guerra civile-internazionale dello Yemen. Sono state evacuate centinaia di persone e almeno 17 sono disperse, ma nessuno spera di trovarle vive, visto che si tratta di due equipaggi di pescatori sorpresi al largo dal ciclone e di conducenti di auto trascinate via da torrenti in piena.

L’arcipelago è stato colpito da Mekunu mercoledì sera e la popolazione ha cominciato poco dopo a cercare di sfuggire alle inondazioni, un evento raro – ma sempre più ricorrente – per isole  che emergono tra il Corno d’Africa e la Penisola Arabica, dove il problema più grave sarebbe la siccità. Il numero delle vittime potrebbe essere ancora maggiore, visto che nessuno sa davvero cosa sia successo nei villaggi ancora isolati dopo il passaggio dell’uragano e quante imbarcazioni di pescatori siano affondatee rovesciato molte barche.

Secondo il governatore di Socotra, Ramzi Mahrous, «Le aree costiere sono state sommerse da inondazioni che hanno causato gravi danni alle case. Oltre 10 villaggi nel sud e nell’est di Socotra sono isolati«. Il ministro della pesca di Socotra,  Fahad Kafin, ha detto che 4 dei pescatori a bordo di una delle barche affondate sono stati salvati, mentre non c’è stato niente da fare per chi era nelle auto spazzate via dai torrenti e che «Circa 150 famiglie erano rimaste intrappolate nelle loro case a causa delle inondazioni, prima di essere evacuate in strutture governative. La gente è stata vista scappare lungostrade allagate, portandosi dietro spesso bambini».

Rajeh Badi, un portavoce del governo yemenita filo-saudita, ha detto che «Socotra è una provincia disastrata a causa di danni umani e materiali a tutti i livelli e necessita di aiuti urgenti» e ha invitato le organizzazioni internazionali di soccorso e la coalizione internazionale a guida saudita che combatte i ribelli sciiti Houthi nello Yemen ad inviare aiuti a Socotra. Il presidente yemenita filo.saudita  Abd Rabbuh Mansour Hadi ha chiamato Mahrous e gli ha promesso aiuti che probabilmente porterà il contingente militare saudita che si appresta a occupare l’Isola in sostituzione dei soldati degli Emirati arabi uniti che l’avevano abbandonata solo pochi giorni fa dopo le proteste della popolazione.

Infatti, dopo lo scoppio della guerra civile-internazionale dello Yemen, la presenza degli Emirati Arabi Uniti a Socotra si era fatta sempre più forte, sia con l’invio di truppe che con una presenza turistico-economica non concertata con i socotrani che hanno iniziato ad accusare di mire colonialiste gli emiratini, che combattono nella coalizione anti-sciita guidata dai sauditi ma che appoggiano anche gli indipendentisti sud-yemeniti avversari di Hadi.

In seguito a proteste sempre più forti, la settimana scorsa gli Emirati avevano cominciato a ritirare le loro truppe da Socotra ma, visto che un vero esercito yemenita non esiste, il loro posto dovrebbe essere preso dalle truppe saudite che hanno invaso e bombardano lo Yemen continentale.

La presenza degli Emirati risale al novembre 2015  e guarda caso in seguito ad altri due cicloni – Chapala e Megh – che devastarono l’Arcipelago, abbattendo anche molti alberi del drago (Dracaena draco), endemici di Socotra di cui sono diventati il simbolo, sono state colpite da carestia e colera in quella che le Nazioni Unite chiamano la peggiore crisi umanitaria del mondo.

La ricostruzione è stata difficile e lo sarà anche questa volta, visto che questa gemma ecologica è rimasta quasi intatta anche grazie al fatto che a Socotra ci sono poche e malmesse strade che attraversano aree dalla biodiversità unica, spesso percorribili solo con veicoli a 54 ruote motrici e con un autista locale esperto.

L’invasione degli Emirati Arabi Uniti stava mettendo a richio l’a biodiversità di Socotra con  progetti infrastrutturali e turistici e l’Unesco aveva già avvertito quel che resta del governo dello Yemen che  considera la costruzione di strade nelle aree protette «una seria minaccia» per il patrimonio dell’umanità di Socotra. L’Unesco ha anche espresso preoccupazione per come sono stati spesi i fondi umanitari, molti dei quali, invece di andare a progetti di eco sviluppo destinati alla popolazione locale, sarebbero finiti nella costruzione di “città residenziali, porti, alberghi e strade.

Ma Mekuno, il terzo ciclone che si è abbattuto su Socotra in tre anni, dimostra anche che l’Arcipelago deve attrezzarsi, anche a livello infrastrutturale, per affrontare le conseguenze sempre più evidenti del cambiamento climatico e per organizzare un’ecoturismo responsabile che potrebbe portare ricchezza e speranza in questa terra meravigliosa e difficile.

Nonostante tutto questo, Socotra resta un paradiso rispetto al resto dello Yemen, diviso tra il governo Houthi di Sana’a e il governo filo-saudita di Aden, devastato da una guerra insensata e dal colera che mietono vittime anche tra i bambini.