Contro i cambiamenti climatici abbiamo fatto solo la metà di quanto necessario

Unep, a oggi gli impegni internazionali sul clima sono «del tutto insufficienti». Verso +3,5 °C

Gap report: dagli impegni attuali -11 gigatonnellate di gas serra, ne mancano altre 12

[6 novembre 2015]

unep clima

Il principale obiettivo contro il riscaldamento globale è quello di fermarlo, entro il 2100, prima che raggiunga i +2 °C rispetto all’era preindustriale. Si tratta di una soglia di sicurezza – sulla quale è ormai diffuso un pressoché unanime consenso scientifico –, oltre la quale i cambiamenti climatici rischiano di propagarsi in effetti catastrofici e irreversibili, in tutto il mondo. A oggi, la temperatura media globale è già aumentata di circa 0,85 °C, e sta crescendo ancora: l’appuntamento fondamentale per una svolta nella lotta globale ai cambiamenti climatici è atteso per la Cop 21, la Conferenza Onu sul clima che dopo una lunga attesa prenderà il via a Parigi tra sole tre settimane.

La brutta notizia è che gli Stati si presentano all’appuntamento con piani «del tutto insufficienti» ad affrontare la sfida comune. È quanto si legge nell’Emissions gap report diffuso oggi dall’Unep, il programma Onu per l’ambiente, che tuttavia non rinuncia a seminare ottimismo: «Gli attuali Indcs (i piani di tagli alle emissioni messi sul tavolo dagli Stati, ndr), in combinazione con le politiche portate avanti nel corso degli ultimi anni, rappresentano – ha dichiarato il direttore esecutivo dell’Unpe Achim Steiner, presentando oggi il rapporto a Ginevra – dimostrano un impegno senza precedenti e un vero e proprio aumento nei livelli di ambizione da parte degli Stati membri nell’affrontare questa grande sfida globale». Tuttavia, in un bagno di realismo Steiner ha confermato che a oggi gli Indcs «non sono sufficienti» a limitare l’aumento della temperatura – che sta già avvenendo – entro il limite dei 2 °C.

Il che non significa tirare i remi in barca, tenuto conto che non possiamo permettercelo, ma arrivare a Parigi consapevoli che gli Indcs rappresentano solo una base sulla quale lavorare per obiettivi più ambiziosi. Secondo l’Unep, se anche venissero rispettati in modo scrupoloso, a oggi i piani di contenimento delle emissioni di gas serra condurrebbero (con il 66% di probabilità) a un aumento della temperatura di 3,5 °C al 2100, decisamente troppo. È significativo che l’Unep voglia oggi sottolineare nel suo Gap report questa possibilità, quando solo una settimana fa l’Unfcc (l’organismo Onu che organizza la Cop 21 di Parigi) aveva messo l’accento su un aumento di temperatura più contenuto: +2,7 °C.

Per rimare entro i 2 °C, il livello delle emissioni globali di gas serra non deve superare il tetto delle 42 gigatonnellate al 2030. Gli Indcs attuali – compresi quelli italiani, contenuti nel piano Ue – contribuiscono a un taglio di 6 gt rispetto alla tendenza inerziale; sommati agli impegni precedentemente adottati in materia di clima, il taglio arriverebbe a circa –11 gt. Questo, spiega oggi l’Unep, ancora non basta: se tutto andasse per il meglio, al 2030 il mondo si troverebbe a fare comunque i conti con 12 gt di gas serra in più rispetto al necessario per non sforare l’obiettivo dei 2 °C a fine secolo. Ci troviamo dunque a metà strada, ma la stiamo percorrendo con disinvoltura sul ciglio di un profondo precipizio.