Unesco avverte: acidificazione degli oceani a un ritmo senza precedenti

[20 novembre 2013]

L’Unesco ha presentato alla 19esima Conferenza delle parti dell’Unfccc in corso a Varsavia I risultati del Third Symposium on the Ocean in a High CO2 World e le notizie non sono buone:  «Il fenomeno dell’acidificazione degli oceani, che avviene ad un ritmo inedito, è uno degli effetti più preoccupanti del cambiamento climatico. Di fatto, ridurre le emissioni di CO2 in maniera significativa è la sola maniera di minimizzare i rischi.

Questo documento, preparato dall’ Intergovernmental oceanographic commission (Ioc), dallo Scientific Committee on ocean research (Scor) e dall’International geosphere-biosphere programme (Igbp), rappresenta le conclusioni tratte da 540 esperti di 37 Paesi sulle ultime ricerche sul tema dell’acidficazione marina

La prima constatazione degli scienziati dell’Unesco è che «Gli oceani, che assorbono circa un quarto delle emissioni di biossido di carbonio sversate dall’uomo nell’atmosfera, hanno visto il loro tasso di acidità aumentare del 26% dall’inizio dell’era industriale. Ogni giorno, 24 milioni di tonnellate do CO2 vengono così assorbite dalle acque marine. Infatti, se le emissioni di CO2 restano immutate, questo tasso dovrebbe aumentare del 170% entro il  2100 in rapporto ai livelli anteriori all’era industriale».

Il problema è che, nella misura in cui si accenta l’acidità, la capacità degli oceani di “trattare” la CO2 emessa in atmosfera si riduce, diminuendo così il ruolo svolto dagli oceani nell’attenuazione del cambiamento climatico e i ricercatori fanno notare che «Questi fenomeni sono ancor più preoccupanti perché si uniscono ad alte minacce per gli ecosistemi marini, quali il riscaldamento delle acque, la sovra-pesca e l’inquinamento».

Alcuni organismi, come le piante marine e parte del fitoplancton sembrano poter resistere a tassi di acidità più elevati, ma altre, come i coralli ed i crostacei rischiano di essere pesantemente colpiti. «Questo dovrebbe tradursi in modificazioni sostanziali degli ecosistemi marini e in conseguenze socio-economiche importanti – si legge nel rapporto Unesco – Entro il 2100, gli esperti prevedono in effetti che, se le emissioni di Co2 restano al livello attuale, il settore della pesca delle conchiglie potrebbe conoscere delle perdite stimate in 130 miliardi di dollari all’anno».

Anche se la conoscenza degli effetti della Co2 sull’ambiente marino ha fatto grandi passi avanti, non si possono ancora  fare proiezioni affidabili sui suoi impatti ambientali i ricercatori Unesco evidenziano che «Aggi numerose questioni restano senza risposta: quali saranno le conseguenze sugli ecosistemi marini? Da chi saranno rimpiazzate le specie che spariranno? Alcune specie saranno capaci di adattarsi?»

E’ per questo che gli scienziati chiedono di mettere in campo un’iniziativa che permetta di sviluppare le conoscenze sull’acidificazione degli oceani, come l’Ocean Acidification Network  co-fondato dall’Ioc o l’International Ocean Carbon Coordination Project (Ioccp) attuato da Ioc e Scor. L’Unesco chiede anche la messa in opera di un meccanismo internazionale in grado di trattare specificamente la problematica dell’acidificazione degli oceani, «Perché questa questione non resti ai margini dei negoziati sui cambiamenti climatici».