Unione energetica Ue: piace a EU-ASE, il Wwf è fiducioso, il M5S molto meno

Le diverse posizioni, tra speranze e sospetti, aspettando il documento definitivo

[23 febbraio 2015]

Il 25 febbraio la Commissione Europea presenterà un documento strategico di dettaglio con la sua visone per l’Unione energetica e una comunicazione sulla  “Road map verso Parigi”, per la Cop 21 Unfccc che si terrà a dicembre nella capitale francese. Si tratta di una delle priorità della Commissione Junker e per la quale è stato nominato un vice-presidente ad hoc: Maroš Šefčovič.

L’European Alliance to Save Energy (EU-ASE) nella sua “Position Paper — Energy Union Energy Union will succeed by putting Efficiency First” accoglie con favore  la creazione dell’Unione energetica da parte dell’UE e «guarda avanti all’impatto impatto positivo che il suo successo avrà sulla  la sicurezza e la sostenibilità energetica europee. Questo successo richiede scelte coraggiose, la cui attuazione deve essere

Caratterizzata da politiche che siano forti, intelligente e tempestiva, soprattutto quando si tratta di massimizzare il ritorno degli investimenti  monetari». Secondo la colazione delle grandi imprese europee alla quale partecipano anche Kioto Club ed European Climate Foundation, queste politiche dovrebbero basarsi su 5 pilastri fondamentali: «1. “Efficiency First” come bussola politica. 2. Attuazione della normativa vigente. 3. La riclassificazione degli investimenti nell’efficienza energetica. Una forte 2030 governance. 5. Aumento delle ambizioni degli  obiettivi di riduzione dell’energia per il 2030.

Secondo il Wwf, «Da quando è stata proposta per la prima volta da Donald Tusk, l’idea di un’Unione europea dell’energia si è sviluppata in modo significativo. La Commissione Europea dovrebbe presentare una strategia  che comprende un mercato dell’energia pienamente integrato, l’innovazione nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio, più rinnovabili e risparmio energetico, responsabilizzazione dei cittadini e protezione dei consumatori vulnerabili».

Ma gli ambientalisti dicono che restano aperte molte domande sul livello di dettaglio del documento della Commissione, ad esempio: «L’Energy Union sarà un’altra grande visione che verrà rapidamente dimenticata, sarà solo una raccolta di iniziative esistenti, o avrà la consistenza necessaria per sostenere nei prossimi anni una vera legislazione su clima e di energia? Saprà essere adeguatamente integrato nella legislazione per gli obiettivi climatici ed energetici al 2030 da garantire attraverso un nuovo quadro di governance, o sarà disconnesso da queste attività più concrete?>

Scondo il Panda, «L’Energy Union dovrebbe impostare i parametri delle politiche future su clima e energia. Dovrebbe prevedere un approccio coerente e fornire un quadro chiaro ed equo  entro il quale la UE possa fare scelte consapevoli. Nel fornire la base per investimenti, l’Energy Union dovrebbe stabilire come tutti gli europei possono creare e risparmiare la propria energia attraverso fonti rinnovabili ed efficienza energetica. La strategia dell’Energy Union dovrebbe anche riflettere una attenta considerazione dei rischi del cambiamento climatico, basando le politiche europee su solide basi scientifiche per garantire che i cittadini e le imprese europee possano continuare ad operare in condizioni di sicurezza».

L’associazione ambientalista ricorda che un recente sondaggio di Eurobarometro rivela che gli il 90% degli europei considera il cambiamento climatico un problema serio e il 92% pensa che sia importante per i governi favoriscano il miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030, mentre il 90% vuole che siano i governi a fissare obiettivi per aumentare l’uso delle energie rinnovabili».

Mariagrazia Midulla responsabile clima & energia del Wwf Italia, «La nuova strategia della Commissione può finalmente fare a meno della precedente dannosa  retorica sui compromessi tra clima, economia e sicurezza. Sono tutte dimensioni dello stesso problema e richiedono un approccio coerente. L’ Unione Energetica razionale è quella che sceglie come priorità l’efficienza energetica e le energie rinnovabili anche in quanto fonti energetiche che produciamo in casa e che quindi sono sicure. Con questa comunicazione l’Ue può potenzialmente contribuire al successo dei negoziati di Parigi, specie se sarà in grado di fornire risposte concrete alla domanda importantissima circa il modo in intendiamo gestire il divario tra ciò che i paesi promettono e quello che deve essere fatto. Ma se la Ue continuasse a eludere le domande sulla reale portata delle sue ambizioni – basti pensare che il target del taglio del 20% di emissioni entro il 2020 è già stato raggiunto oggi, a conferma della modestia dell’obiettivo –  o lasciasse aperte ulteriori scappatoie, allora dovrebbe prepararsi ad affrontare la scarsa credibilità internazionale».

Ma se il giudizio di EU-ASE e Wwf sembra positivo,  il Movimento 5 Stelle non sembra affatto convinto.

Gianni Girotto, Capogruppo M5S in Commissione industria del Senato, ha detto che «È positiva la volontà della Commissione Junker disviluppare una politica energetica europea (Energy Union). L’Europa ha bisogno di un mercato unico dell’energia e regole condivise per raggiungere al più presto gli obiettivi di sicurezza, stabilità ed equità energetica mirati alla lotta al cambiamento climatico. Ma potremo dire di aver imboccato la strada giusta solo se daremo alle Fonti di energia rinnovabile, allo sviluppo delle reti intelligenti ed al risparmio energetico il giusto ruolo di preminenza nella strategia comunitaria. Purtroppo la proposta della Commissione che sarà adottata il 25 febbraio – la cui bozza finale è stata appena divulgata – si affida ancora alle fonti fossili ed alle rendite di posizione ad esse legate».

Il MoVimento 5 Stelle teme «Una nuova torsione in chiave fossile delle politiche energetiche Ue. Infatti, secondo la bozza della Commissione, si propone di cancellare ogni sussidio pubblico alle rinnovabili, senza chiarire quale trattamento verrà riservato alle fossili, che oggi godono di incentivi molto significativi. Nonostante la volontà dichiarata di promuovere l’efficienza energetica per moderare i consumi, si prevede non di interrompere ma di armonizzare a livello europeo il cosiddetto “capacity mechanism”: cioè pagare le grandi centrali a combustibili fossili, spesso ormai inutili e disattivate, anche quando sono spente. La proposta “Energy Union” prevede la creazione di corridoi e infrastrutture utili per l’approvvigionamento di energia, fuori dall’orbita di influenza russa. È un segnale forte per capire dove vuole andare l’Europa. Peccato però che le soluzioni previste appaiono molto vaghe, spostano il problema verso altri ambiti territoriali, senza cambiare gli interessi in gioco e, soprattutto, non offrono immediati vantaggi economici. La Commissione infine afferma di voler eliminare le attuali politiche di tariffazione elettrica regolata a protezione delle fasce più deboli delle popolazioni. Queste misure sono considerate inefficienti e costose “nel lungo periodo” e dovrebbero essere sostituite da provvedimenti all’interno delle “politiche sociali”. Peccato che la stessa Commissione impone programmi di austerità la cui vittima immediata è proprio la spesa sociale».

Girotto ricorda che «Un europeo su quattro vive in povertà. Sono oltre 123 milioni di cittadini che,  tra l’altro, non hanno accesso a tariffe elettriche eque. Ma la Commissione non offre alcuna alternativa efficace ed immediata al problema del costo sempre più elevato delle bollette elettriche» e conclude: «In quest’ottica crediamo che l’Italia debba far sentire la propria voce, spingendo la Commissione verso una politica energetica più ecologica e sostenibile dal punto di vista economico e sociale. Invitiamo pertanto il ministro Federica Guidi a riferire subito in Parlamento sulla posizione italiana. La trasparenza in questa fase è un valore assoluto e non rinunciabile. Il governo coinvolga tutti gli attori economici dei settori dell’energia. E si costruisca insieme a loro una strategia da portare in Europa. L’esecutivo si faccia promotore per il superamento del 27% di energie rinnovabili in accordo con gli obiettivi di protezione del clima al 2030».