Uomini e vulcani, i perché di una strana (e pericolosa) convivenza

[20 agosto 2013]

«L’Italia è un esempio della convivenza tra uomini e vulcani che, attraverso i secoli, ha portato allo sviluppo di una civiltà che oggi però deve confrontarsi con la crescente esposizione al rischio, derivante soprattutto dall’inurbamento incontrollato». Sandro de Vita, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano, anticipa quello che sarà un tema portante per la IX edizione di Geoitalia, l’evento che riunirà a Pisa il mondo delle geoscienze dal 16 al 18 settembre per un’eccezionale occasione d’incontro per scienziati provenienti da tutto il mondo, che guarderanno dai vulcani ai terremoti, dall’acqua ai cambiamenti climatici, dai mari  all’evoluzione del sottosuolo e non solo.

Per lo studio delle scosse telluriche e la vulcanologia, l’Italia rappresenta – anche tristemente – un territorio unico da esplorare con risvolti anche inaspettati in tutto il mondo. Basti pensare, spiega de Vita, che «il tephra (materiale vulcanico) dell’Ignimbrite Campana (la maggiore eruzione esplosiva avvenuta nell’area campana circa 39.000 anni fa) si ritrova come uno strato visibile di cenere fino alla  Russia Meridionale mentre le ceneri del Tufo Giallo Napoletano sono disperse su una vasta area , ad esempio un livello piu’ spesso di 10 cm e’ stato ritrovato a Vela Spila in Croazia».

L’impatto delle eruzioni sull’uomo e i suoi insediamenti è testimoniato proprio dalle tracce scoperte grazie ai  livelli di tephra in varie parti del mondo. Ma perché, sparsi per il pianeta, più di 300 milioni di persone ancora oggi vivono intorno agli oltre 1300 vulcani attivi, sfidandone il rischio? «Le eruzioni vulcaniche – chiarisce de Vita –  hanno influito sui cambiamenti climatici, ambientali e sociali» ma, come è possibile desumere chiaramente proprio dalla diffusa presenza di tracce archeologiche nella zona del Vesuvio, «nonostante il verificarsi di numerosi eventi vulcanici e di fenomeni connessi molto intensi, le popolazioni che si sono avvicendate nell’area hanno trovato sempre buone ragioni per ritornate ad occupare il territorio. I vulcani e l’umanità sono da sempre strettamente collegati in un rapporto spesso vantaggioso ma talvolta catastrofico per l’uomo. Quest’ultimo infatti, a dispetto del pericolo, ha sempre trovato vantaggioso insediarsi nei pressi dei vulcani, in virtù della fertilità dei suoli e della presenza di minerali e rocce utili come materiali da costruzione».

Il vulcano, dunque, come perfetto esempio di interdipendenza tra uomo e natura, madre amorevole o capricciosa matrigna a seconda dei casi. Adesso, però, rispetto ai secoli passati, le strutture sociali umane sono relativamente più esposte ai dadi avversi della sorte: «La società moderna – continua de Vita – con lo sviluppo di reti di comunicazione e di commerci a scala globale è più vulnerabile rispetto al passato, anche riguardo a fenomeni eruttivi di bassa magnitudo, come ci ha dimostrato la recente eruzione dell’Eyjafjallajökull».

Un fenomeno che rappresenta una sfida scientifica e sociale avvincente quanto fondamentale, che richiede passi avanti dal mondo della ricerca. E proprio «a  Pisa – anticipa il vulcanologo – realizzeremo un esperimento innovativo ed interessante perché uomini, scienziati, provenienti da vari Paesi cercheranno di dare vita ad un’interazione tra diverse discipline per migliorare la comprensione  delle relazioni tra vulcanismo , l’ambiente e le comunità umane».

L.A.