Sono troppi i governatori negazionisti climatici

Usa, come i repubblicani minano le politiche climatiche di Obama

[2 luglio 2014]

Negli Usa impazza a livello federale la discussione sulle regolamentazione delle emissioni di CO2 delle centrali elettriche approvata dall’Environmental Protection Agency (Epa) su mandato del presidente Barack Obama, ma questo rende facile dimenticare i leader che dovrebbero essere in prima fila per ridurre le emissioni di CO2.

Mentre tutti si occupano dei negazionisti climatici che occupano le aule del Congresso federale, o le sale del Congresso, una nuova analisi (The Climate Guide To Governors)  della Cap Action War Room rivela che la metà dei governatori repubblicani degli Stati Usa americani è d’accordo con il 5% dei repubblicani anti-scienza del Congresso.

Nonostante lo schiacciante consenso scientifico, ricorda Tnink Progress, il costo per i contribuenti ed il global warming ed i cambiamenti climatici chiaramente in atto nei loro Stati, 15 governatori repubblicani su 29 negano la scienza del clima, mentre nessuno dei governatori democratici statunitensi ha reso dichiarazioni pubbliche che negano il cambiamento climatico.

Una mappa interattiva  classifica i governatori in quattro gruppi. Verde per chi sia accettare la scienza climatica e sta prendendo misure per combattere il cambiamento climatico: California, Connetticut, Delaware, Hawaii, Maryland, Massachusetts, Minnesota, New Hampshire, New York, Oregon, Rhode Island, Vermont, Washington), tutti democratici (D). Arancione per chi accetta o non ha mai apertamente negato la scienza climatica ma deve ancora prendere provvedimenti seri per affrontare i cambiamenti climatici: Arkansas (D), Colorado (D), Illinois (D), Iowa (Repubblicano – R), Kentuky (D), Michigan (R), Missouri (D), Montana (D), Nevada (R), New Jersey (R), Ohio (R), Virginia (D). Rosso per i governatori che non sono riusciti a prendere provvedimenti o apertamente rifiutato prestiti o finanziamenti federali  per affrontare il cambiamento climatico: Alabama, Alaska, Louisiana, Mississippi, Nebraska, North Dakota, South Carolina, Tennessee, Wisconsin, tutti repubblicani ai quali si aggiunge il democratico Earl Ray Tomblin del  West Virginia. Rosso a strisce nere per i governatori climate science deniers, tutti repubblicani: Arizona, Florida, Georgia, Idaho, Indiana, Kansas, Maine, New Mexico, North Carolina, Oklaoma, Pennsylvania, South Dakota, Texas, Utah, Wyoming,

E’ un bel problema per le politiche climatiche di Obama, visto che l’amministratrice dell’Epa, Gina McCarthy ha  fatto innumerevoli incontri con i governatori ed i legislatori degli Stati per spiegare che i nuovi regolamenti del Clean Air Act per ridurre le emissioni di CO2 funzioneranno solo se gli Stati collaboreranno.

«Infatti – scrivono su Climate progress i due curatori del dossier, Tiffany Germain e Ryan Koronowski – gran parte del progresso che è già stato fatto per affrontare il cambiamento climatico ed avviare il passaggio da combustibili fossili all’energia pulita è iniziato negli Stati. La California sta alacremente attuando la sua legge cap-and-trade, doppiamente approvata  dagli elettori nel 2010. E sta andando così bene che le recenti aste hanno fatto il sold-out dei permessi, e il suo governatore, Jerry Brown, sta attuando il resto della legge abbastanza agevolmente. La California è molto più avanti del resto del paese, tanto che, quando il Congresso ha approvato il Clean Air Act, ha concesso un’ autorizzazione speciale al Golden State in modo che possa approvare standard per l’efficienza del carburante ancora più forti».

La Regional Greenhouse Gas Initiative (Rggi, meglio conosciuta come “Reggie”) è il programma cap-and-trade adottata da 9 Stati nel nord-est Usa e, dopo una fase di stallo, le correzioni apportate hanno permesso di svolgere con un discreto successo due  aste delle quote delle emissioni. «Questo significa – ribadiscono Germain e Koronowski  – che se per questi  Stati, una volta ultimate, sarà molto più facile cercare di rispettare le normative del Clean Air Act in materia di inquinamento da carbonio delle centrali elettriche, perché le loro economie hanno già iniziato a costruire in un costo per l’emissione di anidride carbonica attraverso il Rggi. La maggior parte di loro governanti hanno adottato misure supplementari per investire nell’efficienza energetica e nelle fonti di energia rinnovabili». Ma tra i governatori degli Stati “Reggie” c’è anche quello del Maine, Paul LePage, che ha negato la realtà del cambiamento climatico ed ha bolccato progetti ed investimenti nelle energie rinnovabili. Anche il governatore del New Jersey Chris Christie ha ritirato il suo Stato dalla Reggie e ha respinto ogni invito sa rientrare nella coalizione.

Gli ambientalisti sono convinti che i governatori climate deniers possono fare grossi danni alla salvaguardia dell’ambiente ed alla salute pubblica. LePage ha sostenuto che «Gli scienziati sono divisi sul tema», facendo finta di ignorare che solo lo 0,2% dei ricercatori respingere il global warming. Il governatore del Maine è addirittura arrivato a dire che il suo Stato potrebbe potenzialmente beneficiare degli effetti del cambiamento climatico ed ha messo il veto su una legge che chiedeva di aiutare lo Stato a prepararsi alle r condizioni meteorologiche estreme, poi ha tentato di ridurre drasticamente gli standard energetici statali per le rinnovabili a beneficio delle corporations e di svicolare sulle norme anti-smog tentando di vanificare norme in vigore da 25 anni. Tutto questo nonostante l’85% dei cittadini del  Maine sia convinto che il cambiamento climatico sia in corso e che lo Stato debba agire.

Intanto il governatore repubblicano del Texas, Rick Perry, ha più volte ribadito di non aver paura a definirsi climate denier, eppure il suo grande Stato ha subito più catastrofi climatiche rispetto a qualsiasi altro negli Usa, con 58 dichiarazioni di “climate-fueled disastersdal” solo nel 2011. Attualmente una gravissima siccità sta devastando l’agricoltura texana  ed il  2011 è stato l’anno più secco nella storia dello Stato, provocando un record di 7,62 miliardi di dollari di danni all’agricoltura.

Quando al governatore della Florida, il repubblicano  Rick Scott, è stato chiesto se crede nel cambiamento climatico ha risposto: «No. Non ne sono convinto». Eppure la Florida è uno dei primi Stati che risentirà delle gravissime conseguenze del cambiamento climatico e sta già sperimentando le conseguenze dell’innalzamento del livello del mare e l’aumento delle tempeste che minacciano di cancellare note  destinazioni turistiche lungo la costa. L’Ocse ha messo la capitale della Florida, Miami, in testa alla lista  delle città più vulnerabili  del mondo in termini di danni alla proprietà, con più di 416 miliardi dollari di assets  a rischio inondazioni e per l’innalzamento del livello del mare aumentare.

Il problema è che la lobby dei combustibili fossili sta finanziando con milioni di dollari le campagne elettorali dei governatori repubblicani che sono disposti a bloccare i regolamenti che potrebbero danneggiare la loro politico/affaristica. Il dossier di ThinkProgress rivela che «in totale, i 15 governatori che hanno negato il cambiamento climatico hanno preso nel corso della loro carriera 15.013.754 dollari in contributi elettorali dall’oil and gas, con una larga maggioranza che è andata al governatore Perry. I governatori repubblicani che non hanno negato i cambiamenti climatici hanno preso solo 3.019.123 dollari. Al contrario, tutti i governatori democratici hanno preso un totale di 1.403.940 dollari. Ciò significa che oltre il 77% di tutti i contributi dell’oil and gas sono stati indirizzati  ai governatori che esprimono apertamente la loro incredulità rispetto alla scienza climatica. In media, i negazionisti climatici hanno preso 1.072.397  dollari, mentre il resto dei governatori hanno preso in media solo 126.373 $».

Però, mentre la ricca industria petrolifera e gasiera sta raccogliendo i i frutti dell’intensa opera di lobbyng, aumentata ancora con il boom del fracking, le comunità locali ed i contribuenti statunitensi stanno già subendo le terribili conseguenze a lungo termine del global warming. Insieme, gli Stati che hanno governatori negazionisti climatici, solo nel 2011 e 2012,  hanno avuto 167 eventi meteorologici estremi che hanno richiesto una dichiarazione di disastro da  parte del presidente Obama, con un costo di 17 miliardi di dollari per il vituperato governo federale Usa..

Eppure, mai come ora, con il Congresso bloccato dall’ostruzionismo repubblicano contro qualsiasi politica climatica federale, i governatori hanno un ruolo fondamentale nella lotta contro gli effetti del cambiamento climatico.  Ted Strickland, presidente del Center for American Progress Action Fund ed ex governatore dell’Ohio, spiega che «I governatori vedono in tempo reale gli impatti del cambiamento climatico ed hanno una reale comprensione dei costi relativi alla salute, alle infrastrutture ed all’economia del loro stato. Se gli Stati Uniti vogliono sul serio essere un leader nella lotta al cambiamento climatico e sfruttare l’opportunità di un’economica pulita e dell’efficienza energetica, bisogna che gli Stati ed i governatori aprano la strada. L’unico modo in cui il Clean Power Plan  possa avere successo è che i governatori salgano a bordo, come molti hanno già fatto».

Eppure molti governatori statunitensi non fanno niente per ridurre le emissioni di gas serra nei loro Stati, perché non sono convinti che l’inquinamento da CO2 sia davvero una brutta cosa, intanto appoggiano il fracking, prendono soldi dalle Big Oil e dai King Carbon e scoraggiano l’attività delle industrie energetiche rinnovabili nei loro Stati.