3.454 operatori umanitari coinvolti in attacchi e 155 uccisi

World humanitarian day, l’Europa è il principale donatore mondiale per gli aiuti umanitari

Ma per le catastrofi naturali impegnato l’equivalente di 2 euro a cittadino

[19 agosto 2014]

Il 19 agosto, oltre all’Earth overshoot day, si celebra anche il World humanitarian day in memoria delle vittime dell’attentato al quartier generale dell’Onu a Baghdad, in Iraq del  2003, che ha causato la morte di 22 persone, tra cui il rappresentante speciale dell’Onu in Iraq Sergio Vieira de Mello.

L’Unione europea, come Commissione e  Stati membri, è il principale donatore mondiale di aiuti umanitari, un lavoro sostenuto dagli europei, visto che 9 su 10 dichiarano che è importante che l’Ue finanzi l’aiuto umanitario. L’Europa, che vanta una tradizione umanitaria di lunga data, ha visto nascere molte delle più note organizzazioni di soccorso del mondo. Gli Stati membri dell’Ue hanno sempre dato prova di notevole impegno e generosità per sostenere le vittime delle emergenze. L’Unione europea nel suo insieme fornisce aiuti umanitari da oltre 40 anni. L’Ufficio per gli aiuti umanitari della Comunità europea (Echo) è stato creato nel 1992 per garantire interventi più rapidi ed efficaci. Nel febbraio 2010 Echo è diventato la Direzione generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile e Kristalina Georgieva è diventata la prima Commissaria per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi. Nel corso del suo attuale mandato, ogni anno la Commissione europea ha assistito oltre 120 milioni di vittime di catastrofi naturali e causate dall’uomo, e questo risultato è stato realizzato con meno dell’1% del bilancio annuale complessivo dell’UE: poco più di 2 euro per cittadino.

La Commissione Ue ha colto l’occasione della Giornata umanitaria mondiale per tirare un bilancio: «Nel 2013 la Commissione europea ha soccorso 124 milioni di persone in oltre 90 paesi e quest’anno continua ad assistere chi si trova in gravi difficoltà, comprese le vittime dei conflitti in Siria, nella Repubblica Centrafricana e in Sud Sudan, i superstiti di catastrofi naturali in Asia, le persone colpite dall’insicurezza alimentare nel Sahel e le popolazioni vulnerabili intrappolate nei cosiddetti “conflitti dimenticati”, come la drammatica situazione dei rifugiati colombiani o delle vittime del conflitto nel Kachin (Myanmar/Birmania). La Commissione fornisce assistenza umanitaria a coloro che ne hanno maggiormente bisogno, in partenariato con oltre 200 organizzazioni umanitarie non governative e internazionali, come le Nazioni Unite e le società della Croce Rossa. Grazie alla solidarietà dei cittadini europei, migliaia di operatori umanitari portano speranza e assistenza alle vittime di conflitti e catastrofi naturali. Un accesso alle vittime sicuro e privo di ostacoli è fondamentale per salvare la vita di chi si trova in stato di necessità».

Purtroppo gli attacchi contro gli operatori umanitari non sono mai stati così frequenti: secondo : aidworkersecurity.org al 15 luglio 3.454 operatori umanitari sono rimasti coinvolti in attacchi e 155 sono stati uccisi. L’obiettivo principale è il personale nazionale: effetti solo in un caso su sei le vittime sono classificate come operatori umanitari internazionali. Ma l’Ue avverte che «Un numero sempre maggiore di operatori si trova in condizioni precarie e a rischio di un attacco violento. Il lavoro umanitario è diventato più pericoloso per gli operatori e, di conseguenza, gli uomini, le donne e i bambini bisognosi rischiano di ricevere meno o nessuna assistenza. La sospensione delle operazioni delle organizzazioni umanitarie o il loro ritiro da una regione pericolosa per motivi di sicurezza priva migliaia di persone vulnerabili di un sostegno indispensabile.

L’Afghanistan guida la classifica, con 400 incidenti registrati fra il 1997 e il 2013, il doppio rispetto al secondo paese dell’elenco, la Somalia».

Nella nota pubblicata Oggi l’Ue fa alcuni esempi recenti di attacchi contro gli operatori umanitari :

In Afghanistan, a partire dalla metà del 2012, ogni mese senza eccezioni, operatori umanitari sono stati Nel giugno di quest’anno 8 sminatori appartenenti a un’Ong sono stati uccisi e altri tre sono rimasti feriti durante il lavoro di neutralizzazione su un campo minato.

In Somalia, nel dicembre 2013, quattro medici (tre siriani e un somalo) sono stati assassinati da uomini armati mentre si stavano recando in una clinica. Nello stesso attacco sono rimaste uccise due guardie del corpo e un medico somalo è stato ferito.

In Sud Sudan, Nello stato di Jonglei, in gennaio tre operatori umanitari nazionali sono stati uccisi da un gruppo armato che ha poi saccheggiato i locali delle Nazioni Unite e di alcune Ong.

La Repubblica Centrafricana è diventata uno dei paesi più pericolosi in cui prestare assistenza umanitaria. Il deterioramento della situazione riguardante la sicurezza si è accelerato dalla metà del 2013. Nell’aprile di quest’anno tre operatori umanitari sono stati uccisi dalle forze armate ex-Seleka durante una riunione con i leader delle comunità in cui si discuteva l’accesso alle cure mediche. Sono rimaste uccise altre 15 persone, tutti capi locali.

In Siria continuano gli attacchi contro gli operatori umanitari. Dal 2011 ne sono stati assassinati quasi 60. La preoccupazione per la sicurezza del personale e delle operazioni di aiuto rimane elevata come non mai in tutta la Siria, con attacchi alle ambulanze e ai veicoli dell’ONU, oltre ai rapimenti di operatori umanitari.

La Commissione Ue non manca di ricordare che «gli operatori umanitari non si schierano, ma aiutano chi ne ha bisogno indipendentemente da nazionalità, religione, sesso, origine etnica o appartenenza politica. In tempo di guerra gli attacchi contro il personale umanitario costituiscono una violazione del diritto umanitario internazionale , che definisce chiaramente le responsabilità degli Stati e degli attori non statali durante i conflitti armati su questioni fondamentali quali il diritto di ricevere assistenza umanitaria, la protezione dei civili, compresi gli operatori sanitari e umanitari nonché la tutela dei rifugiati, delle donne e dei bambini. Il diritto umanitario internazionale è vincolante per tutti gli attori statali e non statali di un conflitto, ma le sue violazioni sono sempre più frequenti. L’Unione europea promuove con convinzione il rispetto del diritto umanitario internazionale. La Commissione europea finanzia formazioni in materia per il personale civile e militare impegnato nelle operazioni di gestione delle crisi, come nel caso della missione di formazione Ue in Mali (Etm)».